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  • 4 ore fa
Festival Luce! 2026 | L'intervista a Davide Cavallo, studente

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Novità
Trascrizione
00:10Siamo nello spazio podcast di questa sesta edizione del Festival di Luce e adesso fatemi
00:16dire che di tutte le persone che si alterano sul palco di oggi, forse chi immediatamente
00:22rappresenta il tema di quest'anno, cioè il coraggio, è sicuramente Davide che è qui
00:29accanto a me, Davide benvenuto, allora Davide la tua storia purtroppo la conosciamo tutti
00:36nel senso che è stata una storia di cronaca bruttissima, tu sei stato brutalmente aggredito
00:41per una rapina a Milano in una delle zone della Movida come si suol dire, hai avuto gravissimi
00:49problemi, sei stato in coma però ora sei qui accanto a me e stai andando in giro a raccontare
00:55la tua storia e quindi credo che il primo atto di coraggio sia questo perché non credo
00:59che sia così facile anche solo andarla a raccontare questa storia, credo che non sia facile per
01:04le persone che ti stanno più vicine, immagino quanto possa essere ancora più difficile parlarne
01:09per esempio ad un pubblico come quello di oggi, però tu hai fatto un gesto di coraggio importante
01:13che è stato quello di, e correggimi se sbaglio, di dire io voglio che la mia storia insegni
01:19qualche cosa agli altri, spiegaci esattamente innanzitutto dove hai trovato il coraggio visto
01:26che di quello stiamo parlando per prendere questa decisione perché non è una decisione
01:30semplice e poi perché questa scelta di raccontare la tua storia e portarla alla conoscenza del maggior
01:40numero di persone possibile, anche se purtroppo è stata raccontata ampiamente da noi, soprattutto
01:46giornalisti per esempio.
01:48Vabbè, non verrà mai raccontata quanto ho vissuto, cioè la mia etica su quello è questo,
01:56che alla fine sono io a viverla da dentro, sulla pelle, nelle parole e per questo riesco a parlarne
02:06agli altri, la mia filosofia al riguardo è proprio una volta che l'ho vissuta, cosa c'è
02:13di peggio di viverla, nel senso perché raccontarla dovrebbe farmi più male di attraversarla, non
02:20è possibile, quindi affronto con coraggio ogni volta che ho da raccontare qualcosa, da dire
02:27qualcosa. Quando dicevo voglio che la mia storia dica qualcosa, alla fine sta riuscendo, nel senso
02:37che speravo che comunicasse qualcosa, a livello non di comunicazione fredda, ma qualcosa che
02:44continua a parlare, ha aperto secondo me, nei cuori di chi si è lasciato toccare, uno spazio
02:53di dialogo con certe parti di sé, con il dolore, anche per questo la... forse per questo il coraggio
03:02è diventato per me quasi sistematico, nel senso era parte del processo, perché ad un certo punto
03:11non potevo fare a modo di mostrarmi forte, non potevo evitare ecco di non mostrarmi vulnerabile, era un
03:23comunicare qualcosa, voleva dire comunicare partendo da una vulnerabilità profonda, sia fisica che mentale,
03:30e che fai a quel punto? Smetti di condividere, smetti di vivere? No, ci provi. Anche perché sapevo che come
03:38potevo
03:39pensare di ricominciare a camminare, se non mi davo nemmeno in primis la possibilità di... di stare lì con coraggio,
03:52di restare,
03:53di fare comunque tutto quello che avevo da fare, i movimenti che facevo, le sensazioni che sentivo, il cibo, la
04:02notte,
04:04tutto... partiva da lì, cioè era proprio un... se non faccio questo come posso pensare di ricominciare a camminare?
04:11Senti, il primo dialogo che in qualche modo hai aperto è stato con i tuoi aggressori peraltro, cioè tu hai
04:19voluto
04:19incontrarli, hai parlato con loro, li hai perdonati, ma al di là del perdono, che è sicuramente sempre e comunque
04:26un bellissimo
04:26gesto, tu hai voluto parlargli, hai voluto dirgli io non ce l'ho con voi, questo messaggio a me è
04:32arrivato in una
04:33maniera potentissima e anche questo aiutami a capire come sei riuscito a farlo, perché io credo che davvero
04:39forse dopo anni uno potrebbe pensarci, ma tu l'hai fatto dopo pochissimo tempo. Perché ti è venuto questo forte
04:46istinto di...
04:48Perché sono cresciuto in una vita che mi ha permesso di vedere come prima cosa, come più importante,
04:56il valore positivo della possibilità, cioè del possibile, di quello che è possibile fare, vivere
05:07nella vita. E tradotto, quando vedevo una persona sia prima che dopo l'incidente, vedevo in primis le sue
05:16potenzialità in quanto essere umano, la sua possibilità di essere qualcosa di più di quello che anche
05:23immaginerebbe. E nel riconoscermi ad un certo punto la voglia, il bisogno di camminare, mi son detto
05:35bene, se io mi do abbastanza credito da pensare di riuscire a fare una cosa che clinicamente è molto
05:44difficile, è giusto che dia anche sufficiente credito a loro per pensare che riescono a fare qualcosa di
05:51difficile sì, in maniera diversa, ma che comunque non è detto vada a finire bene, cioè fare qualcosa
05:57di buono del periodo punitivo, di costrizione alla galera che amo. Nel senso, se credo in me, perché non
06:07dovrei credere in loro? Perché sono più speciali, sono diversi, sono stupidi? No, sono persone come me,
06:13sono esseri umani come me. E il fatto è che riconoscevo sia le loro possibilità belle, che erano pari
06:19alle mie, che la mia rabbia, la mia imperfezione, che la mia comunque somiglianza a quei sentimenti che li hanno
06:38portati a trattarmi così, come un accoltellamento. Cioè non sono estraneo a quelle cose, magari non al voler
06:45accoltellare qualcuno. Ma quante volte abbiamo voluto tirare una manata a qualcuno che ci sta
06:50particolarmente sulle palle? Assolutamente sì. Così come in qualsivoglia forma di frustrazione
06:56eccessiva. Io ho riconosciuto che alla fine la radice della rabbia per quel genere è proprio
07:02l'esagerazione, è proprio il fatto che è sproporzionato, è proprio il fatto che non ti
07:06riconosce. E a quel punto dico, ma anch'io la conosco, è inutile che faccia il santarellino,
07:11magari non avrei accoltellato qualcuno. Cioè avrei avuto l'istinto di fermarmi prima di tirare.
07:18Però tu dici, quell'istinto iniziale alla fine è un'aggressività, è una rabbia che conosco,
07:24perché è una rabbia generazionale secondo me, molto generazionale. E come scritto nella lettera,
07:29deriva dal non capire il mondo, non capirsi se stessi e quindi non essere capiti e quindi avere delle
07:35relazioni che fondamentalmente ti fanno venire voglia di tirare.
07:38Certo, certo. Senti Davide, a questo punto com'è cambiata, se è cambiata, la tua visione del mondo
07:45dopo quello che ti è successo? Eh, bella domanda. È un discorso delicato e ampissimo, però...
07:59Cioè, se dovessi pensarci io, banalmente, la mia visione sarebbe cambiata in peggio.
08:06La tua no. Cioè, la sensazione che mi stai trasmettendo e che trasmetti è quella che in realtà
08:11tu il mondo lo veda tutto sommato e nonostante tutto, nonostante tutto quello che è successo a te,
08:17lo vedi comunque come un mondo dove si può credere, dove c'è della speranza, dove si può fare,
08:24dove si può andare avanti. Perché ha un limite la mia interpretazione di questa cosa.
08:28Posso riconoscere che il mondo, lo riconosciamo tutti, che il mondo fondamentalmente è bene e male.
08:36Ok? Bene e male. Speraltro in gradi proprio vari ed eventuali, gradi altissimi di bene e gradi altissimi di male.
08:43Certo.
08:44Ora dico, se è così, quanto io posso prendermi per i fondelli e convincermi che sia solo una delle due
08:52cose?
08:54L'onestà che in ospedale mi è toccato avere verso me stesso, mi ha spinto a vedere entrambi i lati
09:00di questa umanità.
09:01Da un lato l'umanità che mi aveva fatto stare male, dall'altro l'umanità che era parte fondante, insomma,
09:08del tutto,
09:08che mi veniva a trovare in ospedale, che mi sosteneva, che mi voleva bene, l'umanità a cui volevo tornare,
09:14il mondo a cui volevo tornare.
09:16Quindi, in un certo senso, non dico che sono io che vedo il mondo in una maniera particolare,
09:21sono io che evidenzio nei miei occhi del mondo certe cose più che altre.
09:27Non vuol dire che sono cieco allo schifo che capita a tutti gli altri episodi di accontellamento, no.
09:34Però, paradossalmente, mentre tutti direbbero, eh, si prende un po' in giro, si illude, no, paradossalmente è la forma più
09:40chiara, pura di onestà.
09:41Cioè, vederla in maniera così chiara che alla fine lo riduci a quello che è e non di più.
09:46Non è una brutalità insensata in cui dei 17 anni sono dei mostri, è un 22enne, solo un sacco di
09:53patate, poverino.
09:54No, è una situazione difficile, sì, in cui un 22enne rischia la carrozzina, però, vedete, adesso è qui, vive, sorride.
10:03Dei ragazzi si sono rovinati, semi rovinati, parte della vita molto importante, deriva da tanti fattori,
10:10in particolare un malessere profondo loro che è stato scaricato in un modo assolutamente non ricollegabile a quel malessere.
10:18Cioè, sproporzionato completamente.
10:19Su una persona che non c'entrava. Ed è tutto lì. E quando si guarda tutti questi eventi con sdegno,
10:26con rabbia,
10:27a me l'unica cosa che viene da pensare è, ma più di questo, che cosa vuoi che ti accada?
10:33Nel senso, ti fa male il cuore, ti pesa, però è tutto lì, è sempre tutto lì.
10:38E l'evento brutale, in qualche modo, ci invita anche a star male in quel modo, cioè proprio a viverla
10:46male,
10:46a pensare che il mondo sia un posto di merda.
10:49Io invito, in quel caso, a pensare anche a tutte le cose belle che ci sono nel mondo,
10:53che sono incredibili, sono poco credibili, allo stesso identico modo.
10:58Il fatto è che la cosa bella è, sì, dai, nemmeno l'accetto del tutto, come dicevo nel discorso,
11:03nemmeno mi permetto di essere profondamente felice riguardo.
11:07Perché che ansia, che paura, che imbarazzo.
11:10La cosa brutta, invece, Dio solo sa quanto aspettiamo un motivo buono per lamentarci.
11:15Quindi a quel punto diventa un cane che si morde la coda.
11:19E il modo in cui è cambiato il mio approccio al mondo è proprio che adesso non ho paura di
11:25mettermi ci sopra,
11:26starci, lasciare che anche lui faccia qualcosa sulla mia pelle.
11:30Mi lasci dei segni, mi faccia piangere e quant'altro.
11:34Sapendo che io sopravviverò oltre quella cosa, e la cosa più importante per me è sopravvivere,
11:40non è performare, è sopravvivere.
11:43Perché ho capito, peraltro, che il concetto di performance non ha assolutamente un senso,
11:47perché la performance migliore che ho dato nella vita,
11:51l'ho data da un letto d'ospedale con una carta penna, piangendo, con due buchi qua.
11:55E' tutto dire letteralmente la performance, che cos'è.
12:01Io oggi non conosco quel concetto, vivo in un mondo dove ci sono io, c'è il mondo.
12:07Al mondo può fare o meno piacere vedermi lì, fare le mie cose,
12:13ma io a prescindere non posso smettere di farle, perché se no non lo scoprirei mai.
12:17Senti Davide, un'ultima domanda che voglio farti è questa.
12:20Questo tuo atteggiamento nei confronti comunque del tuo modo di stare al mondo,
12:26ce l'avevi così anche prima e l'hai semplicemente amplificato a seguito di quello che ti è successo?
12:32O, come dire, ero prima così, sono così adesso, in mezzo c'è stato qualcosa
12:38che sicuramente mi ha spinto forse a raccontarmi e a raccontarlo di più?
12:43Io sono stato questo nella vita, un ragazzo infoiato, si dice da me, bello, infocoso,
12:51ma sono stato anche il ragazzo più spento, anche depresso, cioè proprio giù,
12:59che puoi vedere in giro.
13:02Io sono stato entrambe le cose, non voglio passare per uno che ha quel tipo di passione
13:07che ti salva da un evento del genere, perché non esiste.
13:10Infatti per quello ti ho fatto questa domanda, perché era importante secondo me dirla.
13:14Io ero solo una persona che viveva intensamente determinate cose
13:19e il cambiamento vero e proprio è stato solo che da dopo l'incidente e poi
13:26me le sono lasciate vivere intensamente.
13:29Perché? Perché avevo perso tutta l'intensità di proprio sensazione
13:33nelle gambe, nel corpo, nel movimento e quindi ho detto in qualche modo...
13:38Devo comunque trovare il modo per vivere...
13:40Voglio vivere me stesso per quello che mi rimane di me stesso, perché sono io
13:44ed è tutto ciò che vale per me.
13:48E di sì, magari avevo quel fuoco, ma io penso che il fuoco ce l'abbiamo tutti,
13:53io penso che tutti i ragazzi siano così, solo con colori diversi.
13:57Cioè se mi chiedi che cosa... questo approccio da dove viene, io ti dirò, questo approccio
14:03è universale. È una cosa che in potenza possiamo fare tutti.
14:10Avere tutti.
14:11Sì. Ognuno ha modo suo nei suoi gradi. Non è di tutti, cioè non è destino di tutti
14:19averlo, svilupparlo, a volte semplicemente non è necessario, ma provarci, cioè cercarlo,
14:27ricercarlo e non darsi per vinto quando cercano di rubarti quel fuoco, quello magari
14:33si è cambiato, nel senso che una volta che percepisci quanto è veloce proprio il momento
14:41in cui ti cambia la vita, in cui qualcuno ti ruba qualcosa che non ti tornerà più...
14:45comunque ti cambiano un po' le prospettive e le priorità.
14:49Ecco, se posso metterla così, la cosa, il concetto che è cambiato dentro di me profondamente
14:55è stato il concetto di priorità. Cioè la priorità, la parola priorità per me ha avuto
15:00un altro valore, quello a cui davo priorità prima dell'incidente, do priorità adesso.
15:05È completamente diverso.
15:06È totalmente diverso. È proprio come... cioè certe persone che mi parlano potrebbero pensare
15:10questo non vive, nella società dove viviamo noi, io sono...
15:14Banalmente, perché non ho avuto la stessa esperienza, probabilmente.
15:18È la società in cui viviamo noi che non vive dentro di me, non glielo lascio fare più.
15:23E a volte mi chiedo invece quanto bisognerebbe chiedersi, quello che sono adesso, sono io o è la società
15:32che vive dentro... sono io che vivo nella società o è la società che vive dentro di me?
15:36Che sembra un discorso della cippa, posso capirlo, però in realtà mi sono reso conto che...
15:42Forse è una domanda non così...
15:43Che non ha un fondo, che non ha un fondo, che più ci pensi più ti rendi conto che ci
15:47sono
15:47delle cose che normalizziamo, perché sono sociali, ma che dentro di te in realtà c'è
15:52un no.
15:52Non senti, non ha...
15:53E non capisci quali sono finché non metti alla prova queste cose, finché non le senti,
15:57le dici, vedi che effetto hanno nel mondo e resti con quell'effetto.
16:01E allora ci fai un ragionamento.
16:02E allora dici, ah ma quindi è possibile esistere anche come volevo esistere io, come
16:07vorrei esistere io?
16:09E ti si apre un mondo, ti si apre uno spazio.
16:12Ecco, priorità e spazio, cioè il concetto di spazio che è nato dentro di me dopo l'ospedale
16:22è immenso, è una cosa che non ci permettiamo nella vita normale, che anche io in questo
16:29momento magari non mi sto permettendo in qualche grado, ma che è importantissimo sapere, perché
16:37nel momento in cui ti trovi a dover fare un passo alla cieca, hai due possibilità, fai
16:42un passo indietro o vai avanti alla cieca e se ti dai lo spazio di essere più di quello
16:48che sei, non fai, non vai a fare il passo indietro.
16:54ti fidi del tuo sopravvivere oltre quel passo, ti fidi della tua grandezza nella piccolezza
17:03in qualche modo, nell'incertezza ed è forse la più grande forma di stima che puoi avere
17:10verso te stesso, proprio il coraggio di essere te stesso, piccolo e affrontare qualcosa di
17:18grande, tutto perché alla fine hai qualcosa per cui combattere, quella priorità.
17:23per me era camminare, ma può essere qualsiasi altra cosa, certo. Grazie Davide per essere
17:28stato con noi, grazie per aver raccontato la tua storia e soprattutto per aver trasmesso
17:33questi messaggi importantissimi.
17:35Ma spero che arrivino, grazie.
17:37Grazie a te.
17:37Ciao.

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