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La classica missione impossibile. Affrontare un nemico ben addestrato, ottimamente organizzato, determinato a vincere ad ogni costo e dotato di risorse belliche moderne potendo contare su navi vecchie o inadeguate o danneggiate, su equipaggi di diversa nazionalità non abituati ad agire di concerto e non addestrati alle reciproche abitudini tattiche. Questo è quanto chiede a fine febbraio del 1942 l'American-British-Dutch-Australian Command a Karel Doorman, ammiraglio olandese a capo della Striking Force interalleata: la sua missione (suicida), sollecitata dal governo reale dei Paesi Bassi, è intercettare la forza da sbarco dell'Impero nipponico per preservare le preziose risorse indonesiane. L'esito del confronto fornirà una tragica risposta alla tattica alleata.

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00:00Ben ritrovati in Dentro la Storia. Oggi vi raccontiamo un fatto storico che ha influenzato
00:06molto la guerra nel Pacifico durante il secondo conflitto mondiale. Uno scontro navale che
00:12ha rappresentato un capitolo significativo e al tempo stesso forse uno dei più tragici
00:18esempi della fase iniziale di quel teatro bellico. Un teatro bellico inaugurato il 7
00:24dicembre del 1941 con l'attacco proditorio della flotta giapponese a Pearl Harbor e proseguito
00:31fino all'estate del 1945, allo scoppio delle due atomiche su Hiroshima e Nagasaki e infine
00:39la resa incondizionata del Giappone. Oggi parliamo di un teatro bellico a lungo sottovalutato
00:46dalla storiografia, almeno da quella che siamo abituati a conoscere. Parliamo di un episodio
00:52di cui cade l'anniversario proprio oggi, l'84esimo anniversario, che coniuga senso
00:59del dovere, presunto eroismo, inferiorità di mezzi e di uomini nel tentativo disperato
01:05di affermare l'esistenza e la sovranità di uno Stato teoricamente sconfitto ma ancora
01:12battagliero. Oggi parliamo della battaglia del Mar di Java e di un uomo, il contramigliaglio
01:18Karel Durman, un ufficiale posto al comando di un gruppo estremamente eterogeneo e che
01:24condusse in maniera quasi fanatica una battaglia, un confronto impossibile da vincere. Prima di
01:31addentrarci nella nostra storia di oggi, vi ricordo ancora una volta l'importanza della
01:35sicurezza online, un tema di fondamentale importanza nella nostra quotidianità. Se state guardando
01:41questo video o se state ascoltando il podcast, lo state facendo attraverso una rete internet.
01:46molti di voi utilizzano reti wifi pubbliche, di pubblico accesso, semplici, gratuite, ma
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02:42o ribossati. La battaglia di Mar di Java, combattuta il 27 febbraio del 1942, è uno
02:49dei primi grandi scontri navali nel Pacifico. Un teatro di guerra che si era inaugurato, come
02:55avevamo detto, il 7 dicembre del 1941 e che vede nelle prime fasi una enorme superiorità
03:03giapponese. Una superiorità dettata da più fattori. Proviamo a identificarli. Quando
03:08l'impero giapponese decide di passare all'offensiva, lo fa dopo aver definito con chiarezza i propri
03:14obiettivi strategici. Innanzitutto assicurarsi il controllo delle risorse naturali che erano
03:19necessarie al proseguimento, prima di tutto, del conflitto in Cina, inaugurato anni prima.
03:25È diventata una sorta di palude melmosa per l'esercito imperiale. E poi, ovviamente, per
03:31continuare la guerra appena inaugurata contro le vecchie potenze europee, in primis la Gran
03:36Bretagna, ma anche il Regno d'Olanda, e contro gli Stati Uniti. Queste risorse si chiamavano
03:42petrolio, gomma, materiali rari, risorse di cui le Indie orientali olandesi, l'attuale
03:47Indonesia, abbondano proprio nelle Indie orientali olandesi, all'interno dello scacchiere asiatico.
03:53Si potevano trovare, e si trovano tutt'oggi, grandi risorse da sfruttare. E su quelle risorse
03:58l'impero giapponese aveva messo gli occhi. La rapida caduta di Singapore nel febbraio
04:04del 1942, anticipata dalla caduta di Hong Kong e dalla conquista delle ultime concessioni
04:09a Shanghai, dell'attacco via terra alla Birmania e alla Malesia, certificavano un'avanzata
04:15giapponese, sostanzialmente inarrestabile. Anche nei confronti delle Filippine, lo stato
04:20fantoccio all'epoca degli Stati Uniti, che, da baluardo dell'area pacifica meridionale,
04:26si era trasformato in una trappola mortale per i difensori. In questo quadro, la Niho
04:31Kaigun, la marina imperiale giapponese, forte di una dottrina offensiva consolidata e di
04:38equipaggi molto ben addestrati, sia in condizioni diurne che notturne, oltre che all'impiego
04:45delle nuove tecnologie, si era posta come obiettivo prioritario la distruzione di qualsiasi
04:50forza navale alleata in grado di interferire con le proprie operazioni, compresi gli sbarchi
04:56anfibi. Le Indie orientali e i olandesi sono un obiettivo, si diceva, ma chi effettivamente
05:02poteva difendere questo arcipelago così ricco di risorse? I primi a volerlo difendere, è
05:08chiaro, sono i Paesi Bassi. Paesi Bassi che erano entrati nel secondo conflitto mondiale
05:12nella tarda primavera del 1940 perché invasi, nonostante la propria dichiarazione di neutralità
05:18dalla Germania nazista. I Paesi Bassi avevano deciso alla fine di schierarsi con gli alleati,
05:24il governo reale si era spostato a Londra, in esilio. Gran parte della marina olandese,
05:30la Goni Glick Marine, aveva seguito la Corte Reale. Erano rimasti indietro solo navi ancora
05:36sugli scali in completamento o in allestimento e qualche vecchia unità. Ma il vero problema
05:42dei Paesi Bassi era di natura politica, era un problema che affondava le proprie radici
05:48nella necessità di essere riconosciuti come forza combattente e non come semplice governo
05:53in esilio. Per questo motivo la Corte Reale olandese, seppur ospitata a Londra, aveva insistito
05:59per avere un ruolo attivo all'interno delle vicende belliche. Ma l'esercito olandese si era
06:04quasi sfaldato durante l'offensiva tedesca e l'unica forza combattente con un minimo di
06:10forza reale era la marina. Marina che era dislocata nei vari porti delle colonie, Curaçao,
06:17il Suriname, ovviamente le inghi orientali olandesi. Ma come era composta questa marina? In parte
06:22vecchie corazzate costiere, praticamente inutili, sfruttabili giusto come batterie e galleggianti
06:28per la difesa dei porti. Poi un gruppo di incrociatori, ma non tutti di ultima concezione,
06:34anzi, gli ultimi incrociatori, quelli della classe Trump, si erano dovuti rifugiare in
06:39Inghilterra ancora incompleti, tant'è vero che gli inglesi avrebbero provveduto proprio all'allestimento
06:45degli armamenti di queste nuove navi. Quella che doveva essere la nave ammiraglia della marina
06:50olandese, l'incrociatore del Zeven Provincian, era rimasta in patria, catturata sugli scali
06:56dai tedeschi, che avevano provato anche a ricostruirla. Per il resto restava una flotta
07:01mista, navi di vecchia concezione, qualche nave migliore, in condizioni migliori, ma non
07:07abbastanza per difendere un intero archipelago. Per i Paesi Bassi, il mantenimento delle colonie
07:12era comunque diventato una prova di continuità statale. E in questo senso, la Koninklick Marine
07:18si era trovata a sostenere un compito sproporzionato rispetto a questi mezzi disponibili, troppo
07:24pochi. Gli ufficiali erano esperti, ma al loro comando c'erano equipaggi non pronti, non
07:32abituati alla guerra moderna e navi appunto vecchie, superate o mai testate completamente.
07:39Una situazione con basse probabilità di successo in un confronto contro una marina come quella
07:45giapponese, molto più arguerrita, molto più addestrata e determinata alla conquista.
07:50Il corpo ufficiale olandese però contava su eccezionali uomini. Uno di questi era Karel
07:55Wilhelm Durman, nato a Utrecht il 23 aprile del 1889. Aveva intrapreso giovanissimo la carriera,
08:03formatosi in un periodo di profonda trasformazione tecnologica delle marine militari, che erano
08:08passate rapidamente dalle ultime navi mosse a vapore alle nuove navi con le caldaglie prima
08:15a carbone e poi a nafta e le nuove artiglierie. Durman aveva sviluppato una concezione del comando
08:21fortemente improntata al senso del dovere e alla responsabilità morale verso gli uomini
08:26affidati alla sua guida. Nel periodo intercorrente tra le due guerre mondiali, la prima in cui tra
08:31l'altro i Paesi Bassi erano rimasti davvero neutrali, Durman aveva prestato servizio proprio
08:38nelle Indie orientali olandesi. Aveva acquisito una profonda conoscenza delle condizioni operative
08:44locali. La sua esperienza nel settore dell'aviazione navale, che era la grande novità del primo
08:50dopoguerra, lo aveva reso consapevole dell'importanza del fattore aereo, sebbene nel 1942 l'aviazione
08:57reale olandese fosse ridotta ai minimi termini e la marina reale olandese non potesse contare
09:03nemmeno su una porta aerea di scorta. Promosso contro ammiraglio nel 1939, Durman aveva assunto
09:09il comando delle forze navali olandesi nelle Indie orientali e successivamente gli era stata
09:14affidata la Combined Strike Force di un nuovo comando, l'ABDA, American British Dutch Australian
09:22Command. Questo nuovo punto di coordinamento, questo nuovo comando interforzer alleato,
09:27era semplicemente un tentativo, nemmeno troppo riuscito, di provare a coordinare ciò che era
09:33rimasto della Royal Navy Britannica con le forze australiane e olandesi e un minimo aiuto da parte
09:40della US Navy per contrastare la montante marea giapponese. La forza alleata al comando di Durman
09:47era composta da navi provenienti da tutti questi paesi, da USS Houston, incrociatore pesante,
09:53l'AGMS Exeter, altro incrociatore pesante britannico, due incrociatori olandesi, il
09:59De Ruiter, la nave ammiraglia, e il Java, una nave obsoleta che sarebbe stata destinata
10:04alla rottamazione se non fosse scoppiata la guerra. E infine l'AGMS Perth, incrociatore
10:11australiano ma costruito in Inghilterra, più uno squadrone di nove caccia torpediniere provenienti
10:17dalle quattro marine. Questa unità estremamente eterogenea costituiva un grave limite operativo,
10:23aggravato da più fattori, oltre all'obsolescenza di diverse unità come appunto il Java, dalla
10:28scarsità di munizioni, dall'assenza di addestramento congiunto e in alcuni casi, come
10:34lo Houston, da dei problemi a bordo. Lo Houston si unisce alla Striking Force dopo aver sostanzialmente
10:40perso una delle tre torri dell'artiglieria principale a 203 mm. Un attacco aereo giapponese
10:46qualche giorno prima aveva messo fuori uso la Torre Popiera, riducendo quindi di un terzo
10:52la capacità offensiva della nave. Le forze giapponesi, al contrario, comprendevano incrociatori
10:57pesanti moderni, caccia torpediniere armati con i nuovi siluri long lance, superiori per
11:03gittata e potenza a qualsiasi arma equivalente alleata. La dottrina nipponica privilegiava
11:09l'attacco silurante preventivo, il combattimento notturno e le manovre aggressive, tutti elementi
11:16che, come vedremo, si sarebbero rivelati decisivi nello scontro. Il 27 febbraio del 1942, le forze
11:23di Durman salpano dalla Surabaya, il loro obiettivo è intercettare il convoglio di invasione
11:28giapponese. Il comando alleato sa che il Giappone punta sull'isola principale dell'Arciopelago,
11:33sull'isola di Java, per poi partire alla conquista delle altre isole. E sa, sempre il comando alleato,
11:40che i giapponesi hanno preparato un'imponente forza da sbarco, accompagnata da una flotta
11:45numerosa e ben armata. Il contatto tra le due forze arriva alle 16 del pomeriggio, a nord dell'isola
11:51di Madura, ma fin dalle prime fasi dello scontro emergono gravi problemi di coordinamento e comunicazione
11:58tra le unità alleate. L'Exeter, che aveva già partecipato oltre due anni prima alla vittoriosa
12:04caccia alla Graf Spee, ne abbiamo già parlato in un video che trovate nel canale, viene gravemente
12:09dannaggiato ed è costretto a uscire dalla linea, a ritirarsi, cerca di porsi in salvo. Già mancanza
12:14di uno dei due incrociatori pesanti, riduce ulteriormente la forza combattente. I tentativi
12:19degli alleati di attaccare con i siludi falliscono, mentre i giapponesi, manovrando con estrema velocità
12:25e determinazione, riescono a mantenere il controllo dell'iniziativa, grazie alla già citata
12:31la superiorità tattica e tecnologica. Quando cala il buio della sera, la battaglia diventa
12:37drammatica. I due incrociatori olandesi, il Deruiter e il Java, iniziano a patire i primi
12:42colpi. Sono Siluri, i long lines giapponesi, che trovano i loro bersagli. Durman lancia il
12:48suo ultimo messaggio, seguitemi, ma non lo segue nessuno. Il Deruiter, la sua nave, è colpita
12:53a ripetizione e salta in aria, inabissandosi. Con la distruzione del Deruiter, muore anche
12:58Karel Durman, che rifiuta fino all'ultimo di abbandonare il proprio comando. La battaglia
13:03è persa e segna soprattutto la distruzione definitiva della forza navale alleata nelle
13:09Indie orientali e l'ormai imminente perdita della colonia olandese.
13:14Se dobbiamo valutare il comando di Durman in questa azione, va detto che emerge più di
13:19una controversia. Se alcune critiche tattiche che ci sono state mosse post-mortem appaiono
13:25fondate, la storiografia più recente tende a collocare le sue decisioni nel contesto di
13:30una situazione strategica disperata, priva di alternative realistiche. Durman nell'occasione
13:35opera all'interno di una struttura multinazionale che è inefficiente, con mezzi inferiori e direttive
13:41politiche estremamente rigide, cui non può sottrarsi. Il fattore morale, la necessità
13:46di mantenere non solo il territorio, ma una parvenza di importanza militare da parte dei
13:53Paesi Bassi, gioca a un peso determinante della questione. La scelta di continuare il
13:58combattimento da parte di Durman riflette una concezione del comando in cui l'esempio
14:02personale, quello dell'alto ufficiale, e il sacrificio assumono un valore primario anche
14:07a costo della distruzione della forza a lui affidata. La battaglia del Mar di Java apre
14:13la strada all'occupazione giapponese dell'isola di Java. È la dissoluzione del comando Abda
14:19che viene sciolto una volta verificata che le forze non esistono più. Le navi sopravvissute
14:24alla battaglia del Mar di Java vengono affondate una dopo l'altra nei giorni successivi mentre
14:30cercano di riparare nei porti o appena arrivate a destinazione colpite dagli aerei giapponesi.
14:36Sul piano politico, la disastrosa battaglia segna l'inizio della fine del dominio coloniale
14:41olandese in Indonesia, anticipando quelli che saranno i processi di decolonizzazione nel
14:47dopoguerra, dal punto di vista strettamente militare. La battaglia fornisce lezioni fondamentali
14:52sull'importanza del coordinamento interalleato, un qualcosa che fino a quel momento non si
14:56era mai visto e che da quel momento in avanti dovrà essere affinato. Non solo, si ricavano
15:01ottime indicazioni sulla superiorità aerea e sull'adattamento dottrinale, tutte informazioni,
15:07tutte nozioni che verranno fatte proprio, verranno assimilate agli alleati nel proseguo della
15:11guerra e che alla fine, con una necessità di pieno e assoluto controllo, porteranno
15:19gli alleati a capovolgere le sorti del conflitto. La battaglia del Mar di Java non può essere
15:25ricondotta esclusivamente a una sconfitta militare, piuttosto un evento di profondo significato
15:31storico. Essa ha messo in luce la crisi del potere navale europeo in Asia e la necessità
15:38di ripensare radicalmente le modalità di conduzione della guerra sul mare. La figura
15:42di Karel Durman emerge come quella di un comandante tragico, simbolo di un mondo militare in transizione,
15:49incapace di adattarsi con sufficiente rapidità a una nuova realtà strategica, ma ancora profondamente
15:56legata ai valori dell'onore e del dovere. Se noi oggi riguardiamo la figura di Karel Durman,
16:02ma riguardiamo non solo la sua figura vera e propria, quanto la mitizzazione che è stata
16:08condotta da parte della Marina Reale Olandese, che tra l'altro gli ha dedicato dei monumenti,
16:15gli ha dedicato persino delle navi. Ebbene, tutto ciò conduce a sfatare un mito e a riflettere
16:21sul bisogno di individuare dei simboli positivi in un periodo segnato dalla sconfitta militare
16:27e dalle occupazioni nemiche. Karel Durman si era ritrovato in una situazione in cui doveva
16:32coordinare navi che provenivano da nazioni differenti, abituate a tattiche di combattimento
16:38molto diverse tra loro, a volte addirittura doversi confrontare da comandante in campo,
16:43sul mare, con ufficiali superiori in grado a lui stesso. Su di lui pesavano due responsabilità,
16:49quella militare, Savasandir, ma anche quella politica. Alla riprova dei fatti era una sfida
16:54eccessiva, tanto per le sue spalle, come uomo e come ufficiale, quanto per le forze
16:59a sua disposizione. E allora, concludendo questo video, è giusto domandarsi, il sacrificio di
17:05Karel Durman, dei suoi uomini e degli altri alleati fu davvero utile alla causa olandese?
17:11Oppure era possibile adottare un'altra strategia? Era davvero necessario mandare al massacro un'intera
17:18flotta pensando così di ritardare l'inevitabile, cioè l'arrivo delle truppe giapponesi? Sono
17:24domande forse pleogastiche, ma che vanno poste nell'analisi storica. Oggi, ricordando
17:28il sacrificio invano di Karel Durman, queste domande ce le dobbiamo porre, anche perché
17:34servono da lezione, tanto per gli strateghi militari, quanto per i politici, che molto
17:39spesso, nella loro cecità, mandano a morire ufficiali e soldati o marinai, senza calcolare
17:47le reali conseguenze delle loro decisioni.
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