Ci sono fotografie e video che restano dentro e raccontano la forza della natura e dei suoi legami. Quelli realizzati da Mario De Marco, fotografo naturalista bellunese, nei boschi dell’Agordino in provincia di Belluno è una di queste: «Dietro l’obiettivo della mia fotocamera, il mondo si riduce a un cerchio perfetto», racconta De Marco. Una prospettiva privilegiata, resa possibile da un teleobiettivo equivalente a 900 millimetri, che consente di osservare senza invadere. «Riesco a violare le distanze senza violare lo spazio vitale della natura. Sono nascosto dentro una struttura mascherata, immobile e invisibile, per documentare la vita senza trasformarla in uno spettacolo spaventato». Poi arriva il nubifragio. La pioggia investe il bosco con violenza, ma davanti all’obiettivo accade qualcosa di ancora più potente:? «Una femmina di cardellino è rimasta immobile sul suo nido. Non è scappata per cercare rifugio. Ha allargato le ali, piccole e fragili, trasformando il suo corpo in uno scudo impermeabile per proteggere la sua nidiata». È qui che la fotografia diventa racconto, emozione, testimonianza. «A 900 millimetri di distanza, potevo vedere le gocce pesanti infrangersi sul suo piumaggio bagnato e i suoi occhi vigili, colmi di determinazione assoluta». Un’immagine che De Marco interpreta non soltanto attraverso la tecnica, ma soprattutto attraverso ciò che rappresenta: «Non stavo solo fotografando un uccello sotto la pioggia. Stavo testimoniando la forza primordiale di un istinto che non conosce paura, un amore universale che sfida gli elementi per garantire il futuro della specie». Ed è forse proprio questo il valore più grande di uno scatto così: mostrarci, attraverso la storia minuscola di un cardellino, la straordinaria forza della vita. (Dimitri Canello)
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