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  • 5 settimane fa
(Lorenzo Nicolao) Voce rotta e pause di riflessione mentre cerca di rielaborare le risposte. «È difficile parlarne a mente lucida, le richieste sono tante e la loro condizione umana è davvero faticosa. Abbiamo il dovere come cittadinanza di non voltare le spalle». Davide Dileo, conosciuto da tutti come Boosta, tastierista e cofondatore dei Subsonica, ha visitato la Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino insieme a una delegazione promossa dall’«Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione», insieme alla vicesindaca Michela Favaro, esponenti dell’associazione Antigone, Terra Mia e della Cgil. Nonostante abbia partecipato già altre volte a questo tipo di iniziative, non è riuscito a rimanere indifferente, commuovendosi mentre rispondeva alle domande dei giornalisti per raccontare la sua esperienza. «La somministrazione della pena spetta a chi governa, ma all’interno di queste strutture ci si rende meglio conto di un modello che non funziona più. Speriamo sia l’inizio di un percorso di rinnovamento». L'obiettivo della visita, che ha visto il coinvolgimento di oltre 330 personalità della cultura e della società civile in 34 istituti italiani, è stato riaccendere l'attenzione pubblica sulle condizioni delle carceri e sull'importanza del reinserimento sociale. Boosta parla di «fatica», emotivamente per chi entra in contatto con queste realtà, ma fisica per i detenuti che la vivono ogni giorno, soprattutto in un periodo difficile come l’estate. Le attività ricreative sono sospese e l’afa non viene alleviata neanche dai ventilatori, dei quali le celle sono prive. «Manca una prospettiva di futuro, è questo il problema più grande. Qui lo percepisci pienamente e ti rendi conto di quanto la società civile sia chiamata a prendersi un po’ di responsabilità sul tema, senza rimanere indifferente». La visita ha interessato diversi padiglioni e ai membri della delegazione sono state avanzate continue richieste. «La più diffusa - continua Boosta con un’amara risata - è, come prevedibile, quella di uscire, inutile negarlo. La giornata qui è lunghissima, soprattutto quando sei costretto a un regime detentivo che non consente una facile socializzazione». L’artista parla anche dell’importanza delle attività: «Spendere il tempo in una forma produttiva è forse il tema più sensibile. Ognuno ha la sua storia, c’è una varietà umana immensa, ma penso sia importante, come persona di medio raziocinio, tenere queste persone occupate». Ci sono tante forme, per le quali Boosta non ritiene essere in grado di dare un giudizio, circa l’efficacia delle attività, ma ribadisce l’importanza del loro svolgimento. «Da musicista potrei dire di insegnare loro a suonare, altri proporrebbero di avvicinarle ad alcuni mestieri e lavori pratici, come il panettiere o l’elettricista. Si può fare qualunque cosa, ma resta fondamentale dare uno scopo senza lasciare queste persone a trascorrere passivamente il tempo in queste condizioni, fino a fine detenzione. Sarebbe già un punto di partenza. Servono risorse, è vero, ma va ripensato certamente il sistema. Io al massimo posso riportare l’attenzione sull’argomento», ha concluso, sperando poi siano gli organismi competenti a procedere. Compositore e scrittore, Boosta aveva già partecipato a qualche progetto con le carceri minorili, ma le necessità si estendono a tutte le fasce dei detenuti, soprattutto in condizioni di sovraffollamento. Nella sola Casa Circondariale Lorusso e Cutugno sono 1.500, su una capienza massima di mille. Un tema quello dei numeri, che rende ancora più problematica la gestione di queste strutture, soprattutto durante la stagione più calda.   

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00:00C'è qualcosa percorrendo i padiglioni che ti ha colpito in particolare?
00:07Guardate, è difficile parlarne a mente lucida perché la mente non è ancora lucida.
00:13Ho passato la mattina con la possibilità di girare per i padiglioni
00:17cercando di evitare di sembrare un tonista.
00:23Vi assicuro che se la voce trema è perché comunque è una condizione umana veramente faticosa.
00:30E ritorno a quello che ho detto all'inizio.
00:31Non siamo qui per giudicare la somministrazione della pena
00:34ma sicuramente come parte attiva della cittadinanza abbiamo un dovere di non voltare le spalle.
00:43Arrivano delle richieste?
00:47Una richiesta più facile è quella di uscire.
00:49Quella che è stata posta diverse volte e bisogna essere onesti.
00:54Arrivano richieste che sono quelle che potete immaginare, come vi hanno già detto,
00:57se c'è una condizione di sovrappollamento, di fatica, di caldo, di attività che impiegare la giornata è lunga.
01:05È lunga per noi che siamo fuori quando sei comunque costretto in uno spazio al chiuso
01:11e ci sono comunque dei regimi detentivi che non ti permettono la socializzazione
01:16o semplicemente anche uno sbocco mentale che sia altro, diventa complicato.
01:21Ci sono naturalmente delle attività in corso.
01:24Quindi la richiesta è, immagino, vivere
01:30e poi è difficile, sarebbe difficile raccogliere le richieste di tutti
01:34anche perché sono soggetti talmente diversi.
01:36Hai una varietà umana che è davvero immensa e vastissima
01:43all'interno del quale, come potete immaginare, c'è davvero tutto.
01:47Ci sono tutte le sensazioni dell'uomo,
01:49ci sono tutti gli stati e strati sociali e culturali
01:53e psicologici.
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