Vai al lettorePassa al contenuto principale
  • 5 minuti fa
Roma, 25 giu. - Il Guatemala torna alla 61° Esposizione Internazionale d'Arte - La Biennale di Venezia con "Las Invisibles", un progetto espositivo profondo e polifonico curato da Stefania Pieralice e Elsie Wunderlich. Ospitata nell'affascinante Spazio Berlendis a Cannaregio 6301, la mostra dà voce a chi, per secoli, è rimasto nell'ombra, trasformando il sacrificio quotidiano in un atto di resistenza culturale.Al centro della narrazione ci sono le donne delle comunità Maya: madri e mogli che offrono la propria esistenza alla collettività. Il loro gesto quotidiano - macinare il mais sul comal rovente - è un rito che nutre la famiglia ma logora il corpo, fino a cancellare le impronte digitali. "Le impronte svaniscono, portando via passato e futuro, ma ciò che resta è un'identità comunitaria incrollabile," spiega la curatrice Stefania Pieralice, autrice di numerosi approfondimenti critici, pubblicati su riviste di settore, riguardanti il ruolo della donna in America Latina: "In queste donne, il silenzio non è assenza, ma uno spazio di moderazione etica e resilienza eroica."La mostra si inserisce perfettamente nel tema della Biennale 2026, "In Minor Keys" di Koyo Kouoh. Le donne guatemalteche rappresentano quelle "tonalità minori": ecosistemi sociali ricchissimi che sopravvivono all'interno di strutture politiche vaste e spesso oppressive. Le opere in mostra configurano snodi affettivi e mentali che ogni artista conosce e restituisce all'osservatore dove il percorso di liberazione, da un destino legato a una divisione dei ruoli, passa attraverso la consapevolezza che "Donna non si nasce, lo si diventa", come scrive Simone de Beauvoir.

Categoria

🗞
Novità
Trascrizione
00:04A Venezia, nello spazio Berlendis, il Guatemala approda la 61esima esposizione internazionale
00:12d'arte della Biennale, una mostra che racconta l'eroismo silenzioso delle donne maia, trasformando
00:19la vita quotidiana in un gesto politico e culturale. Curata da Stefania Pietralice ed
00:26Elsie Wunderlich, l'esposizione si concentra sulle comunità indigene del Guatemala e sul ruolo
00:33delle donne, madri e lavoratrici, che attraverso rituali antichi come la macinazione del mais
00:41sul comal sostengono l'intero tessuto sociale. Un gesto ripetuto che consume il corpo fino
00:49a cancellare persino le impronte digitali. Il Guatemala partecipa alla 61esima Biennale
00:57Internazionale d'Arte con la Invisibles, che risponde al tema generale in minor keys. Si
01:05parte dalla donna guatemalteca, erede delle antiche comunità maia e quindi la donna guatemalteca
01:12rappresenta quella realtà minore, quel suono minore, diciamo così, ma che configura degli
01:20ecosistemi sociali ricchi, vastissimi, all'interno magari di un panorama di grandi potenze internazionali
01:26vaste e talvolta oppressive. Ecco, quindi la mostra parla di un rituale millenario, la donna
01:32preposta a cuocere sulla piastra rovente di Comale in mais per sostentare il piccolo gruppo
01:38sociale di cui fa parte. Ebbene, questo gesto a volte porta via le impronte digitali, un gesto
01:44che potrebbe apparire di annullamento, diciamo, della donna. Si fa in realtà catartico, consolatorio,
01:51generoso verso gli altri e il Comale rovente diviene spazio di moderazione etica.
01:56Il progetto dialoga con il tema della Biennale 2026, valorizzando quelle che vengono definite
02:04tonalità minori, realtà invisibili ma fondamentali, capaci di opporsi alle grandi narrazioni dominanti.
02:12Attraverso le opere di artisti guadimaltechi e internazionali, la mostra esplora la metamorfosi
02:19del corpo femminile e il sapere ancestrale legato alla terra e al mais, alternativa simbolica
02:26ai modelli economici occidentali.
Commenti

Consigliato