Greta Thunberg arriva al picchetto di Sudd Cobas e, al tempo stesso, accende i riflettori su un distretto che è simbolo di cambiamento nel mondo della moda (in crisi). L’attivista svedese ha raggiunto oggi, giovedì 27 novembre, il presidio permanente dei lavoratori della stireria L’Alba, alle porte di Montegrappa, da settimane in vertenza contro i licenziamenti.Una presenza simbolica ma anche politica, che si intreccia con le trasformazioni profonde del pronto moda pratese e con l’esplosione delle battaglie sindacali nell’ultimo quinquennio. Thunberg si è seduta attorno al fuoco del picchetto, partecipando al confronto con operai e sindacalisti. «Abbiamo parlato dell’ingiustizia dell’industria della moda — spiega Luca Toscano di Sudd Cobas — le abbiamo raccontato scioperi, turni infiniti, una filiera che scarica il peso sui più deboli. E la necessità di una rivoluzione che restituisca diritti e dignità a chi lavora».L’attivista ha ascoltato a lungo le storie dei 18 dipendenti della stireria coinvolti nella vertenza, ma anche quelle degli operai dei magazzini della logistica del fast fashion, sempre più spesso protagonisti delle mobilitazioni. «Questa non è solo la battaglia dei lavoratori de L’Alba — ha detto Thunberg — ma riguarda l’intero sistema della moda, in Italia e nel mondo».La visita cade in un momento in cui il distretto pratese del pronto moda sta vivendo una trasformazione profonda, soprattutto nel lavoro. Se fino a dieci anni fa a popolare capannoni e stirerie erano quasi esclusivamente operai cinesi — tanto da rendere il fenomeno dello sfruttamento difficilmente osservabile dall’esterno — oggi la composizione è radicalmente cambiata. Nel 2015 i lavoratori non cinesi erano stimati sotto il 10%. Oggi superano il 35%, con un aumento significativo di operai di origine pakistana, bengalese e dell’Africa subsahariana. Questo nuovo mosaico sociale ha dato impulso a un’ondata di rivendicazioni senza precedenti: dal 2019 a oggi si contano oltre 180 scioperi e picchetti, per lo più davanti a magazzini collegati alla filiera del fast fashion pratese. Si chiedono contratti regolari, orari rispettati, contributi versati.Secondo Sudd Cobas, più del 60% dei lavoratori del comparto logistico percepisce paghe sotto i minimi contrattuali e registra ore di lavoro non dichiarate. È in questo scenario che l’arrivo di Greta Thunberg assume un valore più ampio: la sua presenza diventa un megafono per un fenomeno di cui per anni si è parlato poco, quasi nulla.A fare da contraltare alle battaglie sindacali c’è il lavoro della Procura di Prato, che negli ultimi anni ha rafforzato gli strumenti per contrastare sfruttamento e illegalità. L’azione voluta dal procuratore Luca Tescaroli punta a incoraggiare le denunce, premiando i lavoratori stranieri disposti a collaborare con la giustizia: non solo tutela, ma anche la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno come collaboratori, aprendo un percorso verso la regolarizzazione. Una strategia che, nelle intenzioni della Procura, deve spezzare il ricatto tra lavoro irregolare e paura di perdere il permesso o di non ottenerlo.Toscano sottolinea come il confronto con Thunberg abbia abbracciato «la vergognosa situazione di migliaia di operai che, qui a Prato, producono l’abbigliamento venduto in tutta Europa», ma anche la forza che si sta sprigionando dalla solidarietà tra lavoratori. «È dal protagonismo degli sfruttati che può nascere un mondo migliore», dice.L’incontro si è chiuso con il ringraziamento di Sudd Cobas all’attivista per il suo impegno nella Global Sumud Flotilla. Thunberg è ripartita nel pomeriggio, ma la sua visita ha lasciato una scia evidente: ha dato voce a un distretto in trasformazione, dove la battaglia dei lavoratori non è più un fenomeno marginale, ma una parte cruciale del presente e del futuro della moda pratese.
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