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  • 1 giorno fa
I cancelli dorati di via Stabia a Sant'Antonio Abate si sono chiusi definitivamente lunedì 15 giugno 2026. Il Grand Hotel La Sonrisa, la celebre location campana resa famosa in tutta Italia dal docu-reality Il Castello delle Cerimonie, ha interrotto per sempre ogni attività ricettiva e ristorativa.

Lo stop definitivo è la conseguenza della pronuncia del Consiglio di Stato, che ha respinto la richiesta cautelare della famiglia Polese e ha confermato la revoca delle licenze commerciali. La struttura era già stata colpita da una sentenza di confisca urbanistica nel febbraio 2024 per lottizzazione abusiva. Quella decisione prevedeva il passaggio a titolo gratuito dell'intera area di oltre 40mila metri quadrati a patrimonio del Comune. La sindaca Ilaria Abagnale ha formalizzato l'acquisizione dopo aver atteso la pubblicazione delle motivazioni della Suprema Corte. Per l'antropologia del costume italiano si tratta del punto d'arrivo di un fenomeno che ha cambiato la televisione.

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Il mito di Don Antonio Polese e del "Castello delle Cerimonie"
La parabola della Sonrisa ha radici profonde nel cinema e nella cultura pop, tanto da ispirare in passato persino alcune riprese del film Reality di Matteo Garrone. Il vero e proprio mito televisivo è nato però nel gennaio 2014 con il debutto di Il Boss delle Cerimonie su Real Time, sotto l'egida del capostipite don Antonio Polese.

Sulle note della celebre sigla Nu matrimonio napulitano, la struttura ha svelato al pubblico un mondo barocco ed eccessivo. In questo scenario l'estetica dell'esagerazione diventava la cornice ideale per celebrazioni sfarzose, tra abiti arabescati, menù chilometrici ed esibizioni di cantanti neomelodici. Nel dicembre 2016 la morte di don Antonio ha lasciato i telespettatori orfani dei suoi accorati auguri millenari e delle sue frasi leggendarie. Ironia amara della sorte, proprio a dicembre 2026 cadono i dieci anni dalla scomparsa del fondatore, colui che creò una tipologia di banchetti diventata famosa in tutta Italia.

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Chi gestisce oggi "La Sonrisa"
Dopo la scomparsa del capostipite, la saga familiare è continuata e la gestione della struttura è passata alla figlia, Donna Imma Polese, e al marito Matteo Giordano. Sotto la loro guida la dinastia ha mantenuto intatto il successo del format, tanto che il pubblico televisivo ha iniziato a considerarli come i veri “Kardashian de noartri”.

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La nuova generazione della famiglia ha trasformato comunioni, battesimi e matrimoni in uno spettacolo specchio di una napoletanità verace e al contempo artefatta. Gli sposi impiegavano budget importanti per regalare a parenti e amici un giorno semplicemente indimenticabile, tra sfarzo e opulenza.

Oggi la coppia si trova ad affrontare il momento più buio della storia dinastica. Nelle scorse ore, dopo l'ultimo evento a tema scaramanzia andato in scena domenica 14 giugno, i proprietari hanno dovuto bloccare le prenotazioni e dichiarare la resa della macchina delle feste.

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Il futuro dei lavoratori del "Castello delle Cerimonie"
Il blocco totale delle attività ha un impatto immediato e doloroso sulla stagione dei ricevimenti estivi, che si concentra proprio nei mesi tra giugno e settembre. Poiché questo tipo di eventi si pianifica con lunghissimo anticipo, i titolari si sono attivati d'urgenza per trasferire i banchetti già prenotati in altre ville della zona vesuviana e dell'area stabiese.

Oltre al forte disagio delle famiglie, l'interruzione delle attività apre un grave fronte occupazionale per le decine di dipendenti fissi e per l'immenso indotto composto da fioristi, fotografi, professionisti del wedding e fornitori. Il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha già incontrato una delegazione dei lavoratori per discutere le tutele possibili.

Sui social i volti storici del programma, come il cameriere Gaetano Nino Davide, invocano buon senso e dialogo per salvare i posti di lavoro. Nonostante i legali abbiano ancora alcune carte da giocare nei prossimi mesi, tra cui l'udienza pubblica a novembre e il ricorso a Strasburgo, l'impero delle feste si ferma nel momento più caldo dell'anno ed entra definitivamente nella storia del costume italiano.

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