Quante volte, di fronte a una donna nervosa, triste o semplicemente stanca, qualcuno ha pensato — o detto — «Sarà il ciclo. Saranno gli ormoni»? Sul web esiste ormai da un po' una vera e propria ossessione collettiva per gli ormoni. Un post su tre, sui social, parla di come le fluttuazioni ormonali influenzino l'umore, il corpo, la produttività delle donne. Insomma se ciò che circola online è vero, allora gli ormoni sono un vero incubo: padroni assoluti di pensieri ed emozioni femminili. Una condizione biologica che rende la donna meno affidabile, forte, stabile. Un pensiero davvero così nuovo? Non sembra già sentito? [idgallery id="1994875" title="Ormoni femminili: 10 cose sugli estrogeni che è utile sapere"]
[idarticle id="2259937" title="''Troppo emotive per giudicare''? In un libro la storia (e la rivincita) delle magistrate italiane"] Il corpo femminile è abituato ad essere strumentalizzato Punto fermo: è innegabile che gli ormoni abbiano un impatto reale su umore e salute. Ma, come racconta bene un'inchiesta di Dazed, questi processi sono molto più complessi di così. Il rischio di lasciarsi trasportare da TikTok? Consegnare alla scienza un copione antico, che sminuisce il dolore femminile e finisce per strumentalizzarne il comportamento. Gli ormoni non sono certo un'invenzione dei social. Estrogeni e progesterone, "registi" del ciclo mestruale, agiscono davvero su cervello, metabolismo ed emozioni. Ma gran parte di quello che gira online — dal cycle-syncing (sincronizzare allenamenti e alimentazione con le fasi del ciclo mestruale) a chi consiglia di abbandonare la pillola anticoncezionale in nome di un presunto ritorno al "naturale" - è, per usare le parole della dottoressa Jan Toledano, specialista in ormoni femminili e fondatrice della London Hormone Clinic, poco più di un «trucco di marketing». [idarticle id="2733044" title="L'empatia femminile ''per natura'' e altri miti sul cervello delle donne: che cosa c'è di vero?"] Cosa dice la scienza sugli ormoni L'intensità degli effetti ormonali varia moltissimo da donna a donna, e anche nella stessa donna da un mese all'altro: non esiste un copione identico per tutte. Per la maggior parte, questi sbalzi restano lievi e gestibili, parte normale della vita. Quando invece i sintomi diventano invalidanti — al punto da interferire con lavoro e relazioni — si parla di endometriosi o sindrome premestruale (PMS) o, nei casi più seri, di disturbo disforico premestruale (PMDD): condizioni cliniche vere, che meritano una diagnosi e una cura, non solo un «è normale, capita». [idgallery id="2585198" title="Ciclo mestruale: come può cambiare in estate"]
[idarticle id="2752119" title="La maternità sotto algoritmo, nell'era della FemTech: ma chi governa i nostri dati?"] Gli ormoni influenzano, non determinano Il punto critico è proprio questo confine. Sapere che gli estrogeni influenzano la serotonina è scienza. Dire che ogni donna è "più stupida" prima del ciclo, o "irresistibile" durante l'ovulazione, è un salto logico che la scienza non sostiene. Gli ormoni influenzano, non determinano: possono spiegare una maggiore sensibilità in certi giorni, ma non riducono un'intera persona — il suo carattere, le sue scelte, la sua competenza — a un livello di progesterone nel sangue. [idarticle id="2318653" title="Salute delle donne, stop all'approccio ''a bikini'': serve una medicina di genere trasversale"] Un copione che si ripete, ovviamente scritto da un uomo Ecco la riposta alla domanda del primo paragrafo: l'idea che le donne siano governate dai propri ormoni non è una scoperta recente, ma il ritorno ad un copione antico, ovviamente scritto da un uomo. Per secoli la medicina ha attribuito a utero e ovaie ogni disagio femminile "inspiegabile" — dall'isteria ai presunti sbalzi d'umore incontrollabili — usando il corpo come pretesto per giustificare esclusione e controllo. Oggi lo stesso meccanismo si ripresenta in una veste nuova, fatta di app, dispositivi e wellness. [idarticle id="2572433" title="Period Shaming, può il ciclo mestruale essere un ostacolo sociale, nel 2025?"] Ma il messaggio di fondo non cambia granché: le donne hanno bisogno di "gestire" i propri ormoni per essere all'altezza, produttive, presentabili. Quindi le donne sono più deboli dell'uomo. Un'idea che nasce spesso da buone intenzioni — come la voglia legittima di capire meglio un corpo ignorato per secoli dalla medicina — rischia di portare le donne stesse in trappola. Ridurre la donna a un'altalena ormonale mensile significa, di fatto, insinuare che sia meno lucida, meno affidabile, meno "stabile" rispetto a un uomo: un'idea vecchia quanto il mondo. Forse è ora di cambiarlo.
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