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  • 5 giorni fa
Il lavoro della biologa cinese Hongmei Wang parte da un'osservazione semplice: le donne nascono con una riserva finita di ovociti, circa 400, che si consuma a ogni ciclo mestruale fino ad esaurirsi con la menopausa. Secondo Wang riducendo il numero di ovulazioni nel corso della vita, per esempio facendo arrivare il ciclo ogni tre mesi invece che ogni mese, si potrebbe rallentare questo consumo e quindi allungare la finestra di fertilità. Un tentativo di porre rimedio al collasso demografico della Cina e dell'Occidente. Ma è questo che vogliono le donne? Poter diventare madri a 50 anni?
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Ciclo mestruale ogni tre mesi. Cosa dice la comunità scientifica
Le testate che hanno approfondito la vicenda sono state chiare su un punto: questa linea di ricerca non promette di ritardare la menopausa, non garantisce la fertilità in età avanzata e non propone trattamenti disponibili nel breve periodo. È un campo di studio, non una scoperta applicabile. Anche Wang stessa, nella parte finale dell'intervista su El País, invita alla cautela: «Una cosa è che qualcosa sia tecnicamente possibile, come ritardare le mestruazioni o prolungare la vita riproduttiva, e un'altra è che le persone vogliano davvero che ciò venga realizzato». Inoltre Wang segnala un problema non da poco: «Inibendo l'ovulazione possiamo preservare la riserva di ovociti, ma al contempo blocchiamo la produzione di estrogeni», molecole fondamentali per la salute che non riguardano solo la fertilità.
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Cosa vogliamo chiedere ancora al corpo delle donne?
L'obiezione, sollevata sia da testate femministe sia da editorialiste come Diana López Varela su Público, è che di fronte a un problema strutturale, mancanza di politiche di welfare e sostegno alla genitorialità, si torni ancora una volta a chiedere al corpo delle donne di «guadagnare tempo», con tutti i rischi noti delle gravidanze tardive, invece di intervenire sulle cause sociali ed economiche della denatalità. È più semplice, e più economico per uno Stato. Ma è anche una scorciatoia che continua a chiedere al corpo delle donne di adattarsi a un mondo che non si adatta a loro.
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Perché è sempre più difficile decidere di avere un figlio?
Servizi per l'infanzia insufficienti, congedi parentali ridicoli, case che costano troppo rispetto ai salari, contratti precari che rendono impossibile programmare una famiglia con serenità. Sono questi, secondo gli stessi dati ISTAT, i fattori che pesano di più sulla decisione di avere o non avere figli, non l'età in cui si esaurisce la riserva ovarica. Nel 2025 le nascite sono state 355mila, con una diminuzione del 3,9% rispetto al 2024. Ecco perché la domanda giusta da porsi di fronte alla ricerca di Wang non è «funzionerà?», ma «la risposta biologica sola può risolvere davvero il problema?»

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