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  • 16 hours ago
“La diagnosi precoce può cambiare la prognosi perché consente di fare interventi chirurgici completi a cui associare una terapia efficace. Nella campagna di screening la comunicazione è fondamentale e deve essere capillare, così che la popolazione possa riconoscere i sintomi della malattia”. Lo ha detto Anna Fagotti, direttore Uoc di Ginecologia oncologica presso Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, intervenuta al convegno organizzato al ministero della Salute in occasione della Giornata mondiale del tumore ovarico che si celebra l’8 maggio.

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Transcript
00:04I sintomi del tumore ovarico sono molto vaghi e questo è un problema perché spesso le donne
00:10arrivano ad una diagnosi tardiva, cioè quando il tumore è molto avanzato. Che cosa bisogna fare?
00:16Bisogna provare a riconoscere questi sintomi. Non è facile perché i sintomi sono legati a problemi
00:22di tipo addominale che possono essere confusi molto spesso con problemi di tipo intestinale
00:27o anche vescicale, ma non bisogna sottovalutarli, bisogna cominciare a fare degli esami diagnostici
00:33che ci porteranno presto ad una diagnosi. Tra questi esami diagnostici l'ecografia pelvica
00:39e l'ecografia addominale rappresentano un momento fondamentale, non soltanto quindi la conoscopia
00:45o la visita urologica o una visita del medico generale, ma un ginecologo e soprattutto un
00:51ginecologo esperto può aiutarci ad arrivare ad una diagnosi il prima possibile. Una diagnosi
00:57precoce può cambiare la prognosi perché ci può consentire di fare degli interventi chirurgici
01:03completi e associare a questi interventi chirurgici una terapia efficace. È chiaro quindi che
01:09nella campagna di screening la comunicazione è fondamentale ed è questo che oggi noi proponiamo
01:17con questo evento insieme ed insiemi, cioè arrivare ad una comunicazione capillare nei confronti
01:25della popolazione affinché possano riconoscere i sintomi, possano quindi riferirsi a quei
01:31centri di riferimento che possono dare delle risposte concrete ai pazienti attraverso diagnosi
01:37e trattamenti adeguati alla malattia. Oggi noi abbiamo circa 5.400 pazienti che si ammalano
01:45con una nuova diagnosi di tumore ovarico all'anno in Italia ed è un numero leggermente inferiore
01:51rispetto al passato. Questo è il frutto del fatto che noi abbiamo identificato pazienti
01:56a rischio alle quali abbiamo probabilmente effettuato un trattamento profilattico prima
02:02che la malattia si sviluppasse e abbiamo quindi evitato una serie di pazienti che vivono con
02:08la malattia. Questo perché? Perché sì sono pazienti a rischio, circa il 20% delle pazienti
02:15con tumore ovarico sono pazienti che hanno una predisposizione genetica. Avrete sentito sicuramente
02:20parlare dei geni BRCA1 e BRCA2 ma non solo questi. È importante oggi dire che questi
02:25geni sono più di questo, ce ne sono tanti altri che abbiamo scoperto nel corso degli
02:30anni con la ricerca e sempre di più ne scopriremo. Quindi l'identificazione di queste pazienti
02:36ci permette ancora una volta di adottare delle strategie di contenimento del rischio il più
02:41possibile e di profilassi anche chirurgica.
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