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  • 15 ore fa
Isola di Jeju – Il regno delle donne del mare

Il video ci conduce alla scoperta dell'isola di Jeju, un gioiello vulcanico al largo della Corea del Sud, Patrimonio dell'Umanità UNESCO e meta prediletta per viaggi di nozze e cerimonie da sogno . Ma oltre ai paesaggi mozzafiato e ai tunnel di lava millenari, l'isola custodisce una tradizione unica al mondo: quella delle haenyeo, le "donne del mare" .

La narrazione si snoda lungo le coste battute dai venti, dove queste straordinarie subacquee, molte delle quali hanno superato i sessant'anni, si immergono senza ossigeno fino a 20 metri di profondità per raccogliere abalone e ricci di mare . Un lavoro durissimo, tramandato da madre in figlia per secoli, che ha reso Jeju un'isola semi-matriarcale dove le donne sono diventate le principali sostenitrici economiche delle loro famiglie .

Il documentario esplora la vita di queste "sirene", che oggi devono lottare su due fronti: da un lato, l'invecchiamento della comunità e la difficoltà di attrarre nuove generazioni (si contano solo circa 4.000 haenyeo attive, contro le 30.000 degli anni '60) ; dall'altro, la minaccia ambientale rappresentata dall'inquinamento marino e dalle polemiche sul rilascio dell'acqua contaminata di Fukushima .

Attraverso interviste coinvolgenti e immagini subacquee mozzafiato, tra storie di fantasmi e riti sciamanici locali , il video racconta il coraggio di donne che si rifiutano di arrendersi, dimostrando che la vera forza non ha età e che il mare, nonostante tutto, continua a essere la loro casa.

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Trascrizione
00:00Isola di Jeju, Corea del Sud, il respiro della pietra nera.
00:04Quando Mingi scese dal traghetto notturno, Jeju la accolse con un odore di alghe e mandarini.
00:11Era venuta per scrivere una guida naturalistica, ma portava in tasca un taccuino vuoto, per un'altra ragione.
00:18Sua nonna, nata sull'isola, le aveva raccontato di spiriti che abitano i crateri,
00:24di pietre nere con il dono dell'ascolto, di donne del mare che parlano con le onde.
00:30Se vuoi capire Jeju, le diceva, cammina piano e quando il vento cambia, smetti di parlare.
00:37L'alba la trovò sul sentiero del Seong San Il Chul Bong, il picco dell'alba.
00:43Il cono tufaceo era una corona scura sul mare e la luce che spuntava dall'oriente
00:48pareva scorrere lungo i canali basaltici come metallo fuso.
00:52Mingi si fermò a metà salita.
00:55Tra le rocce si udiva un tintinnio, come di bicchieri che si toccano sott'acqua.
01:00Nessuno intorno.
01:02I campanelli delle Aenieo, pensò, le pescatrici che scendono senza bombole
01:07e che, secondo la nonna, lasciano un suono sospeso sul limitare del respiro.
01:13Annotò.
01:14Il silenzio qui non è vuoto, è attesa.
01:18Più tardi raggiunse il villaggio di Aiwall.
01:21Sulla riva, scuri e sorridenti, stavano i Dol Hareubang, i nonni di pietra,
01:28guardiani dalla pancia tonda e dal cappello rotondo.
01:31Una guida spiegava ai turisti che erano talismani contro i demoni e le malattie.
01:37Mingi passò una mano sul basalto poroso.
01:40La superficie era tiepida, come se avesse conservato un sole più vecchio.
01:45Le parve che sotto la ruvidità ci fosse un brivido sottile, un mormorio in una lingua
01:51che somigliava al gorgogliare di una sorgente.
01:55Nel pomeriggio, al mercato del pesce, acquistò un coltello arrugginito, lunga lama curva.
02:01Il venditore sussurrò, con un sorriso, che apparteneva a una Aenieo, morta in tempesta,
02:08e che portava fortuna a chi rispettava il mare.
02:12Mingi rise, ma lo ripose con cura nello zaino, come si ripone una storia.
02:17Il giorno dopo salì verso il Hallasan, il vulcano che domina l'isola.
02:22Il sentiero attraversava foreste diabeti e rododendri bassi.
02:27Il terreno era una spugna di lava antica.
02:31A una sella panoramica, il vento cambiò improvvisamente direzione e temperatura,
02:36come se avesse girato una pagina.
02:39Mingi si fermò.
02:41Dal cratere alto un suono profondo, quasi di tamburo, risalì a ondate.
02:46Non era un aereo, non un tuono.
02:49«Respira», ricordò la voce della nonna, e respirò.
02:52Il battito del vulcano si accordò al suo polso, lento e regolare,
02:57come se la montagna le prestasse un ritmo più ampio.
03:01In vetta, il lago Bainnockdam brillava colorgiada.
03:06Sulla riva, un vecchio con un cappello di paglia intagliava statuine di legno.
03:11Le offrì un tè di foglie amare.
03:13«Qui vivono i Seonanshin», disse indicando la conca,
03:17«spiriti che amano gli sconosciuti, finché gli sconosciuti non li nominano».
03:22Mingi chiese del suono profondo.
03:25Il vecchio sorrise.
03:27«Quando i vulcani dormono, sognano.
03:30Quello che senti è un sogno che preme».
03:33Tornò a valle passando da una grotta lavica, Manjangul.
03:37Il buio era pieno di gocce.
03:39Stalattiti di lava pendevano come lingue pietrificate,
03:43e il passaggio serpeggiava tra colonne nate da colate incontratesi a metà strada.
03:50A metà percorso, la torcia della guida si spense per un istante.
03:55Mingi restò immobile, prigioniera di un'oscurità assoluta.
03:59In quel buio, un sibilo e poi un soffio leggero alla nuca,
04:04non freddo, ma tiepido, come il respiro di qualcuno curioso.
04:08Quando la luce tornò, sulla parete davanti a lei c'era un disegno di minerali,
04:13tre cerchi intrecciati, simili a occhi.
04:16Non li aveva notati prima.
04:18La sera, sulla spiaggia di Hieo Piae, incontrò le Haenieo che rientravano.
04:25Donne minute, facce graffiate dal sale, mani come radici.
04:30Una di loro, che disse di chiamarsi Suk, riconobbe il coltello nello zaino.
04:35«Era di mia zia», dichiarò senza sorpresa.
04:39«Tienilo finché ascolti».
04:40Le mostrò come trattenere l'aria e come rilasciarla con un sumbi-sori,
04:46quel fischio acuto che le pescatrici emettono per riprendere fiato.
04:50Così parliamo agli spiriti dell'acqua.
04:53Gli diciamo che torniamo su.
04:55Quella notte, Mingi non riuscì a dormire.
04:58Il vento scese lungo le vie, come un cane fedele e inquieto.
05:02Dal cortile della pensione vide i dollareubang in controluce.
05:07Sembrava che uno di loro avesse la bocca un poco più aperta.
05:11Aprì il taccuino e scrisse una fiaba.
05:13Di un...
05:14Isola nata dalla schiena di una tartaruga di fuoco.
05:18Di una nonna di pietra che insegnava il respiro alle bambine.
05:21Di un coltello che tagliava solo l'acqua.
05:25Quando chiuse il quaderno, il vento cambiò di nuovo,
05:28portando l'odore del mare notturno.
05:30Il giorno della partenza tornò al Seong San.
05:34L'alba corse sul bordo del cratere come un falco.
05:38Mingi posò il coltello su una roccia scura
05:41e senza pensarci emise un piccolo sumbisori.
05:45Il suono rimbalzò, si fece più lungo, poi si perse.
05:48In quel momento una nuvola si aprì
05:51e un raggio tagliò il cono come un sentiero.
05:54Le parve di vedere sul fondo della caldera
05:57tre cerchi d'acqua incresparsi nello stesso disegno della grotta.
06:01Sul traghetto, con l'isola che si allontanava,
06:05Mingi capì che la guida naturalistica
06:07sarebbe stata perfetta e seria, piena di dati.
06:11Basalti a colonna, piante endemiche, correnti, stagioni.
06:15Ma un altro libro era già nato nelle tasche.
06:18Un quaderno di respiri, suoni e silenzi,
06:22popolato di donne che pescano stelle marine invisibili
06:25e di montagne che sognano luce.
06:29«Gégiù», pensò, «non è un catalogo di leggende.
06:32È una lingua viva che, se taci abbastanza,
06:36ti insegna alcune parole.
06:37E ogni parola è un ponte, tra pietra e vento,
06:42tra acqua e fuoco,
06:43tra chi racconta e chi per un attimo sa ascoltare».
06:47«Gégiù».
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