00:00La caduta di Mishima, l'ultimo atto del celebre scrittore giapponese Tokyo, 25 novembre 1970.
00:09È una mattina limpida e fredda. Yukio Mishima, elegante nella sua uniforme militare, sale
00:16le scale del quartier generale delle forze di autodifesa giapponesi. Con lui ci sono
00:22quattro giovani della Tatenokai, la società dello scudo, un gruppo paramilitare da lui
00:28stesso fondato. Nessuno immagina che sta per consumarsi una delle giornate più drammatiche
00:34e simboliche della storia giapponese contemporanea. Mishima, pseudonimo di Kimitake Hiraoka, era
00:43da tempo una figura controversa. Scrittore geniale, autore di romanzi come Confessioni di una maschera
00:50e Il padiglione d'oro, aveva conquistato fama mondiale. Le sue opere esploravano il rapporto
00:57tra bellezza, morte e purezza, riflettendo una visione estetica che fondeva tradizione
01:03e modernità. Ma dietro la sua penna raffinata si nascondeva un anima divisa. Da un lato
01:11L, intellettuale cosmopolita. Dall'altro, il nazionalista ossessionato dal declino spirituale
01:19del Giappone moderno. Negli anni Sessanta, Mishima si era progressivamente allontanato
01:25dal mondo letterario per avvicinarsi all'ideale dei samurai. Ammirava il Bushido, il codice
01:32d'onore che imponeva disciplina, coraggio e sacrificio. Convinto che il Giappone avesse
01:38perso la propria anima dopo la sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale, denunciava l'occidentalizzazione
01:45e la rinuncia ai valori tradizionali. Per lui, la Costituzione pacifista del dopoguerra
01:51era una vergogna nazionale. Quel 25 novembre, Mishima e i suoi seguaci irruppero nell'ufficio
01:59del generale Mashita. Lo presero in ostaggio e chiusero le porte. Mishima consegnò ai soldati
02:06una lunga dichiarazione, chiedendo di convocare le truppe nel cortile. Lì, affacciato dal balcone,
02:13pronunciò il suo ultimo discorso. Le sue parole, accese e solenni, invocavano il ritorno
02:20dell'onore, la restaurazione del potere dell'imperatore, la rinascita dello spirito del Giappone. Ma i soldati,
02:28confusi e increduli, reagirono con sarcasmo. Alcuni risevano, altri gridavano. Mishima comprese
02:36che il suo messaggio non sarebbe stato ascoltato. Il suo ideale, ancorato a un passato ormai dissolto,
02:44non aveva più spazio nel Giappone moderno. Rientrò nell'ufficio, chiuse le tende e si inginocchiò su un
02:51tappetino bianco. Il silenzio cadde nella stanza. Seguendo il rituale dei samurai, indossò una fascia
03:00bianca e prese il pugnale corto, il tanto. Con un gesto deciso e solenne, compì il seppuku,
03:07l'antico suicidio rituale giapponese, per sancire la propria coerenza fino alla fine. Accanto a lui,
03:13il suo discepolo Masakatsu Morita cercò di eseguire il colpo di grazia, ma tremava. Fu un altro
03:22seguace, Hiroyasu Koga, a concludere il rito con la spada. Quando le forze dell'ordine irruppero,
03:29trovarono Mishima accasciato, il corpo immobile ma il volto sereno. Sul tavolo lasciò un manoscritto.
03:38La fine dell'uomo. Era la sua ultima opera, completata la notte precedente. Aveva previsto
03:46tutto. Il gesto era stato pianificato con precisione teatrale, come l'atto conclusivo
03:53di una tragedia classica. La notizia fece il giro del mondo. In Occidente molti parlarono
03:59di follia. In Giappone le reazioni furono miste. Sgomento, ammirazione, condanna. Mishima era
04:09diventato ciò che aveva sempre desiderato essere, un mito, un simbolo, una figura fuori dal tempo.
04:15Ma dietro la teatralità del gesto si celava una profonda malinconia. Mishima aveva percepito
04:22la frattura irreversibile tra il Giappone antico, spirituale e guerriero, e quello moderno,
04:29materialista e occidentale. La sua morte, più che un atto politico, fu una rappresentazione estetica,
04:37la fusione perfetta tra arte e vita, parola e azione. Il suo corpo fu cremato pochi giorni
04:43dopo, e le sue ceneri riposano oggi nel cimitero di Tama, a Tokyo. I suoi scritti invece continuano
04:51a vivere, tradotti e studiati in tutto il mondo. Le sue parole finali, nel manifesto letto quel giorno,
04:58risuonano ancora come un grido disperato. La vita umana è breve, ma l'onore è eterno.
05:05Così si chiuse la parabola di Yukio Mishima, il poeta samurai del Novecento, che trasformò la
05:13propria morte in un ultimo, inquietante capolavoro. Un uomo che cercò la bellezza assoluta anche nella
05:20distruzione, e che scelse di cadere non per disperazione, ma per fedeltà a un ideale impossibile.
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