00:00La vita e la morte di Pelé, il re del calcio, nacque il 23 ottobre 1940 a Trescorassoins,
00:08un piccolo comune del Minas Gerai. Si chiamava Edson Arantes do Nascimento, ma il mondo lo
00:14avrebbe conosciuto come Pelé. Figlio di un ex calciatore povero, dondigno, e di celeste,
00:21donna forte e devota, crebbe tra i vicoli polverosi di Bauru, giocando a pallone con
00:27calzini arrotolati o palline di stracci. Non immaginava che quei primi calci, dati per
00:33gioco, avrebbero cambiato per sempre la storia dello sport. A soli 15 anni entrò nelle giovanili
00:41del Santos Futebol Clube e già a 16 esordì in prima squadra, segnando il primo gol tra
00:48i professionisti. Il suo talento era qualcosa di mai visto, velocità, tecnica, visione di
00:54gioco, ma soprattutto quella leggerezza con cui trasformava ogni pallone in arte. Nel
01:011958, ancora diciassettenne, partì per la Coppa del Mondo in Svezia. Il mondo si fermò.
01:09In semifinale segnò una tripletta alla Francia, in finale contro la Svezia padrona di casa, due
01:16gol. Il Brasile vinse il suo primo titolo mondiale e il ragazzo, dagli occhi sognanti,
01:22divenne il re del calcio. Negli anni 60, Pelé trasformò il Santos in una leggenda vivente.
01:31Portò il club brasiliano a vincere due coppe Libertadores e due coppe intercontinentali,
01:37affrontando e battendo squadre europee blasonate come Benfica e Milan. Ovunque andasse, la gente
01:45gridava il suo nome. Le folle si accalcavano solo per vederlo toccare il pallone. Era un
01:51ambasciatore non solo del calcio, ma della gioia di vivere del popolo brasiliano. Pelé
01:58non era solo un atleta straordinario, era un simbolo di unità in un paese diviso. In tempi
02:05di dittatura, di povertà e disuguaglianze, lui rappresentava il sogno che tutti potevano
02:11toccare. Nel 1970, in Messico, guidò il Brasile alla terza Coppa del mondo, la più
02:18iconica della storia. Quella squadra con Jairzinho, Tostão, Rivelino e Carlos Alberto incantò
02:25il pianeta. Il suo gol di testa nella finale contro l'Italia e il sorriso che lo accompagnò
02:31rimasero impressi nella memoria collettiva come simbolo di perfezione sportiva.
02:37Nel 1977, Pelé giocò la sua ultima partita ufficiale, in un match simbolico tra il Santos
02:45e il New York Cosmos, la squadra americana dove aveva chiuso la carriera. Quel giorno,
02:52sotto una pioggia leggera, prese il microfono e disse «l'amore è più importante di tutto,
02:57dite sempre amo e non odio». Quel momento segnò la fine di un'era. Ma il mito non si spense.
03:06Dopo il ritiro, Pelé divenne ambasciatore dell'ONU e dell'UNICEF, promotore della pace
03:12e dell'educazione attraverso lo sport. Viaggiò per il mondo, portando un messaggio di speranza
03:20e disciplina, mostrando che la grandezza non sta solo nei gol, ma nella capacità di ispirare
03:27generazioni. Negli ultimi anni, però, la salute lo mise alla prova. Problemi all'anca, difficoltà
03:34a camminare e, infine, un tumore al colon diagnosticato nel 2021. Anche di fronte alla
03:41malattia, Pelé mantenne la sua dignità e il suo sorriso. «Ogni giorno è un dono»,
03:47diceva i fan, continuando a ringraziare per l'amore che riceveva. Il 29 dicembre 2022,
03:54a 82 anni, il mondo pianse la sua scomparsa. Il Brasile si fermò. Migliaia di persone si
04:01recarono allo stadio di Santos per l'ultimo saluto. I fiori coprirono il campo dove il re
04:07aveva costruito la sua leggenda. Pelé non fu solo il più grande calciatore della storia.
04:14Fu un simbolo universale di umanità, un uomo che mostrò al mondo che il talento, unito
04:21all'umiltà, può cambiare la storia. Il suo sorriso resta inciso nella memoria collettiva,
04:27così come le sue parole. «Io sono Pelé, ma voi siete il mio regno. Senza di voi non
04:34esisterei». E così, anche dopo la morte, Pelé continua a vivere in ogni bambino che sogna
04:40davanti a un pallone, in ogni partita giocata con passione, in ogni grido di gol che risuona
04:46negli stadi del mondo. Perché il re del calcio non muore mai, vive per sempre nel cuore del
04:52suo popolo.
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