Vai al lettorePassa al contenuto principale
  • 18 ore fa

Categoria

📺
TV
Trascrizione
00:05In primo piano le rotte dell'energia e del commercio marittimo sull'onda del conflitto in Medio Oriente.
00:11Quadro e prospettive, è un grande onore poterne discutere con Massimo De Andres, direttore generale di SRM,
00:17il centro studi e ricerca collegato al gruppo Intesa San Paolo, specializzato proprio nei temi strategici di energia, infrastrutture e
00:24rotte marittime.
00:25Grazie per essere con noi, benvenuto De Andres.
00:28Grazie a voi dell'invito.
00:30Richiedo subito sulle rotte marittime primo punto perché sono diventate il nuovo fronte dell'escalation in Medio Oriente.
00:37Lo stretto di Hormuz è di fatto bloccato nelle mani dell'Iran.
00:42Quanto è grave davvero quindi questo choke point per l'Europa e per i flussi globali verso l'Asia?
00:51L'importanza di Hormuz lo dicono chiaramente i numeri.
00:55Il 32% del petrolio grezzo, il 13% se consideriamo quello raffinato, il 24% se parliamo di gas,
01:04il 19% se parliamo di LNG.
01:07Di tutto il commercio globale passa da Hormuz.
01:10Quindi diciamo che credo che questi numeri lo rendano molto chiaro.
01:14Se facciamo una media tra le differenti commodities passa circa il 27% del commercio che riguarda oil and gas
01:22attraverso Hormuz.
01:25Se poi guardiamo le destinazioni, quindi le rotte, diciamo la destinazione principale in effetti non è l'Europa.
01:32Questo è già emerso chiaramente e l'Asia.
01:34Il 32% del petrolio grezzo da Hormuz va verso la Cina, percentuale che sale al 44% se consideriamo
01:43l'Asia nel suo insieme.
01:45Se guardiamo all'Italia, il valore è all'Europa in generale, ma noi diciamo guardiamo più specificatamente l'Italia.
01:51Il 21% delle importazioni marittime di oil and gas che arrivano dal mondo, il 21% arriva da rotte
02:01che intersecano Hormuz.
02:02Quindi una quota rilevante.
02:04Per mettere anche un elemento di ponderazione, di moderazione, diciamo però che l'Italia si approvvigiona anche con altre modalità.
02:13Penso alle pipeline, alla pipeline che arriva per esempio dall'Algeria.
02:17Quindi se facciamo 100% il totale delle entrate energetiche di oil and gas, quelle che passano da Hormuz, che
02:24sono solo quelle via nave, scendono al 14%.
02:27Comunque sia, qualunque sia diciamo il modo con cui vogliamo girare i numeri, è chiaro che la crisi ha un
02:33impatto rilevante.
02:36Anche il Mar Rosso è nuovamente minacciato soprattutto da questa sinergia potenziale UTI-Iran che fa temere attacchi coordinati con
02:45le azioni nel Golfo Persico.
02:47Che rischi vede, dottor De Andres, rispetto a questa manovra a Tenaglia che potrebbe isolare l'Arabia Saudita ma anche
02:54impedire lo sbocco maritimo nel Mediterraneo?
02:57Dunque l'Arabia Saudita ha annunciato la volontà e credo ci stiano lavorando di ripristinare la pipeline, il collegamento, l
03:08'oleodotto che passa nel loro territorio e che collega il Golfo Persico con il Mar Rosso.
03:15A pieno regime potrebbe sostituire all'incirca il 20% dei passaggi via nave da Orbitzio, quindi un elemento che
03:25comunque va nella direzione in qualche misura di cercare un'alternativa.
03:30Tra l'altro lo sbocco di questa pipeline sul lato del Mar Rosso è nella parte alta del Mar Rosso,
03:35già più vicino al canale di Suez,
03:37quindi diciamo probabilmente fuori dal raggio di azione più stretta degli IUTIS che è più sulla parte sud del Mar
03:47Rosso.
03:48Detto questo vorrei anche ricordare, perché penso che sia l'occasione anche per ricordarlo al pubblico che ci ascolta,
03:55che comunque l'Europa ha una missione navale, militare, distorta e di sicurezza sul Mar Rosso a cui partecipa anche
04:04la Marina Militaria Italiana
04:05che sta facendo veramente un enorme lavoro di protezione e di garanzia dei mari liberi,
04:11che è un qualche cosa che è un bene che forse abbiamo dimenticato ma che evidentemente dobbiamo ricordarci.
04:16La libertà di navigazione è un bene comune.
04:20Certo, quindi le pipeline possono sostanzialmente bypassare in qualche modo il blocco della rotta marittima,
04:26quelle di cui mi parlava?
04:29Allora, per quanto riguarda l'Italia in parte sì, perché noi in effetti abbiamo già avuto,
04:35questo è l'esito purtroppo di un'altra guerra, quella della Russia e l'Ucraina,
04:40ma l'effetto per noi è stato la sostituzione di quello che inizialmente era il gas russo
04:45che arrivava dalle pipeline dal nord Europa e in particolare da Carvisio
04:50per quanto riguarda l'entry point italiano, lo abbiamo di fatto totalmente sostituito
04:55con l'arrivo di gas dall'Algeria, sempre via pipeline.
05:00Quindi una modalità che tocca un paese che per fortuna in questo momento non è nello scenario di guerra,
05:07ma che ci garantisce approvvigionamenti importanti con una modalità,
05:11cioè il gasdotto che non è toccato dagli aspetti più strettamente di navigazione marittima.
05:18Quindi penso che dobbiamo anche ricordare che l'Italia ha fatto degli sforzi di diversificazione,
05:24anche gli investimenti nei rigassificatori,
05:29è un elemento che adesso ci rende un pochino più forti e più resistenti
05:33rispetto a quello che era la situazione, per esempio, prima dell'avvio della guerra in Ucraina.
05:39A proposito di dipendenza energetica europea, invece, la situazione è molto critica,
05:48tant'è che l'Agenzia Internazionale dell'Energia ha autorizzato il rilascio record
05:52di 400 milioni di barili di riserva per raffreddare il mercato.
05:56È il più grande intervento di sempre.
05:58L'Europa ha formalmente scorte per 90 giorni.
06:02Quanto può resistere l'Europa con questa rete di sicurezza?
06:07Io penso che il rilascio di queste scorte non vada letto strettamente come un segnale
06:15di scarsità di oil and gas, vada letto invece, vada interpretato invece come un intervento
06:22volto a calmirare i mercati e sostanzialmente a girare, a arginare i prezzi.
06:28Cioè, in questo momento il problema principale è il prezzo, non è la disponibilità, perché
06:33comunque i mercati alternativi ce ne sono, fonti in qualche misura, abbiamo visto, ragionando
06:38prima anche sulla posizionamento dell'Italia, che non dipendiamo totalmente da Ormuz.
06:44Se no, quindi è evidente che la crisi ha un suo impatto, però va contestualizzata all'interno
06:49di un mercato ampio dove sono differenti i nostri fornitori.
06:53Oggi, quindi, credo che questo intervento sulle scorte vada letto dal lato dei prezzi.
07:01È un'azione corretta, è un'azione tempestiva.
07:03Le scorte, d'altronde, servono sostanzialmente proprio a questo.
07:06Per cui io lo leggo positivamente.
07:09Non vorrei una questione di quanto resistiamo senza, perché non credo che arriveremo ad
07:15una condizione in cui avremo scarsità di oil and gas.
07:20Penso il punto sia invece quello delle tensioni sui gas.
07:24C'è un tema fondamentale che è evidenziato anche dai vostri dati di SRM.
07:29L'Europa consuma meno energia, cioè più efficiente sotto il profilo del consumo energetico
07:35rispetto ai Stati Uniti e Cina a parità di PIL, però resta superdipendente dalle importazioni.
07:43Quindi, nella crisi attuale, questo modello regge o ci espone ad un nuovo shock energetico
07:48come mai prima?
07:52Guardi, in effetti questo secondo me è un punto importante che spesso viene un po' dimenticato,
07:58perché tutti noi giustamente mettiamo un po' l'accento sulle criticità
08:02e forse dimentichiamo anche un po' il percorso che è stato fatto dall'Europa,
08:07che non è assolutamente da buttare via, perché se noi confrontiamo oggi il PIL dell'Unione
08:13Europea è sostanzialmente uguale al PIL della Cina.
08:15La Cina è leggermente sotto il PIL dell'Unione Europea.
08:18Però l'Europa produce questo PIL con un consumo che è un terzo rispetto al consumo energetico
08:27della Cina.
08:27Chiaro, la Cina è un paese anche che ha una popolazione molto più ampia, però questo
08:32è anche un indicatore del fatto che comunque l'Europa in questi anni è riuscita a lavorare
08:37molto sul tema del risparmio energetico, dell'efficientamento energetico.
08:41Questo è un percorso che va continuato.
08:43È abbastanza evidente che se consumo di meno sono anche meno dipendente.
08:48Detto questo, noi restiamo comunque molto dipendenti, che è il punto, diciamo il tallone
08:54d'Achille. La vera geopolitica dell'energia oggi la leggiamo nel confronto Stati Uniti,
09:01Europa e Cina, con il fatto che gli Stati Uniti sono totalmente autosufficienti, producono
09:06100 e consumano 100, quindi anzi sono addirittura in avanzo, ma comunque diciamo sono autosufficienti.
09:13La Cina ha un livello di dipendenza energetica del 24%, consumo 100, importo 24, l'Europa
09:21ha una media del 56% di dipendenza, che è una media tra paesi, in realtà l'Italia addirittura
09:28ben sopra con il 73% di dipendenza energetica.
09:31Quindi è chiaro che comunque giriamo i numeri per l'Europa, il livello di dipendenza è molto
09:37elevato e questo è il vero tallone d'Achille. Però volevo ricordare, l'ho fatto in parte
09:44rispondendo alla domanda precedente, che comunque l'Italia ha diversificato, ha fatto dei passi
09:50avanti rispetto anche soltanto all'inizio della guerra in Ucraina e cioè per esempio
09:54se oggi fossimo nella situazione di allora, 2022, saremmo molto più detti, probabilmente
10:01perché avremmo meno alternative, per esempio avremmo meno capacità di rigassificazione
10:07e questo è un elemento importante da aiutare.
10:10Quindi mi stai dicendo che siamo più protetti rispetto al 2022, però rischiamo comunque
10:16uno shock energetico?
10:19Chiaramente il rischio dello shock c'è, soprattutto considerando gli elementi che sono stati già
10:25anche toccati nell'intervista precedente che ho sentito con molto interesse, cioè la vera
10:30questione è la durata di questa crisi, perché è una crisi che si dovesse chiudere in tempi
10:36relativamente brevi, insomma in passato negli anni 70 ci sono state crisi nel Medio Oriente
10:43legate all'energia pesanti come questa, in anni in cui eravamo più dipendenti di adesso
10:49dall'oil, soprattutto dal petrolio, perché comunque ricordiamoci anche il fatto che nel
10:54mix energetico europeo il petrolio pesa il 38%, tanto, però ecco il 38% non è il 100%,
11:03cioè abbiamo tante altre fonti, quindi è evidente che il peso di questa crisi si farà sentire,
11:11si farà sentire sui prezzi, molto dipenderà dalla durata, però ci sono anche degli elementi
11:17di resistenza. Forse tra gli elementi di resistenza, se ho un minuto ancora vorrei anche ricordare
11:23la capacità comunque di resilienza che ha il settore dello shipping e il settore del
11:29trasporto e della logistica.
11:31Però le vie sono bloccate, quindi se i passaggi sono bloccati resta comunque il problema.
11:40Le vie, allora prendiamo per esempio uno scenario di guerra drammatico come il Mar Nero, che è
11:52teatro di guerra, però se noi guardiamo quello che è accaduto lì in un arco temporale abbastanza
11:58lungo, perché ormai purtroppo la guerra dura da tempo, le rotte di fatto non si sono mai
12:05realmente totalmente interrotte. Se prendiamo quello che è accaduto nel Mar Rosso con gli
12:10iuti, di fatto l'industria dello shipping ha trovato una rotta alternativa. Le alternative,
12:17come diceva però la stessa, non sono mai ottimali, costano di più, hanno tempi più
12:21lunghi, però le merci non sono mancate e le consegne sono comunque arrivate. Con questo
12:27non intendo dire che non bisogna sottovalutare la gravità, però bisogna anche ricordare che
12:33la funzione stessa del sistema dello shipping e dei trasporti è di collegare i produttori,
12:39chi produce con chi acquista, quindi mercati di produzione con mercati di consumo. In effetti
12:46finora ci sono sempre riusciti.
12:48La ringrazio moltissimo per questi approfondimenti esclusivi. Massimo De Andres, direttore generale
12:54di SRM. Grazie e speriamo di risentirci presto per rifare il punto.
13:00Grazie a voi.
13:02Grazie a voi per averci seguito. Vi lascio alla programmazione di Classi NBC. Arrivederci.
Commenti