00:00A questi grandi drammi a cui stiamo assistendo quotidianamente di fronte a quello che sta succedendo al papolo di Gaza,
00:07dove sentiamo che il dolore personale vissuto dentro le nostre case non riesca a trovare uno sfogo nella collettività .
00:26Io mi mangerei una cosetta qui e poi scenderei giù con gli sci.
00:31Una discesa, una.
00:32Ci sono due elementi su cui il film viene costruito, rabbia e dolore.
00:37Oggi il dolore non viene più accettato eppure ha una valenza anche catartica se vogliamo
00:43e per questo poi entra in gioco la rabbia, per questo siamo così arrabbiati oggi, perché non proviamo nemmeno più
00:48il dolore?
00:48Non so, è una riflessione che faccio con voi.
00:51Forse perché non lo condividiamo abbastanza, per esempio.
00:55Per parlare in senso largo, credo che sia un tema del nostro tempo, quello di non condividere il dolore che
01:00non ci riguarda.
01:01Nella nostra storia la soluzione alla storia i personaggi la trovano proprio quando trovano la forza
01:08e non gli si rimproverà né nulla, la trovano quando ce la fanno, come tutti noi,
01:12quando affrontiamo un dolore, però la soluzione la trovano proprio quando riescono a parlarne e affrontarla insieme.
01:23Non lo so, è messo insieme dolore e rabbia.
01:26In realtà nel film, almeno la direzione emotiva su cui ho lavorato io, non era quella della rabbia.
01:32Anche perché passa del tempo da un lutto.
01:36Noi vediamo un ellissi, capiamo che c'è un ellissi temporale di più di due anni,
01:39per cui probabilmente il tempo della rabbia, almeno per quanto riguarda il personaggio di Elisabetta,
01:43è passato o quantomeno è rimasto chiuso, ben chiuso, dentro chissà quale scrigno, dentro chissà quale grotta.
01:53Il personaggio, secondo me, è mosso più da un senso di incapacità , di reazione,
01:57di reagire davvero a quello che le è capitato.
02:01Però condivido molto quello che diceva Paolo.
02:05L'esercizio di condivisione del dolore è qualcosa che, in qualche modo, parcellizzandolo,
02:09questo dolore diventa meno pesante e meno faticoso doverlo portare da soli sulle proprie spalle.
02:14È un po' quello che sta succedendo anche oggi di fronte a questi grandi drammi a cui stiamo assistendo quotidianamente,
02:21di fronte a quello che sta succedendo al popolo di Gaza,
02:24dove sentiamo che il dolore personale vissuto dentro le nostre case non riesca a trovare uno sfogo nella collettività .
02:31Invece, paradossalmente, si organizzano degli eventi e quel dolore collettivamente elaborato,
02:36o quantomeno cercando di dargli un senso, anche se un senso profondo non ce l'ha, diventa meno faticoso.
02:42Il senso del dolore dovrebbe essere quasi sempre collettivo.
02:45Io credo che in tempi passati, dove c'era appunto una società più, come dire, aperta,
02:53dove le famiglie non erano dei nuclei minimi, ma erano dei nuclei molto aperti,
02:57il senso del dolore veniva molto elaborato e compreso all'interno della società ,
03:03diventava veramente qualcosa di sociale e non solo di privato.
03:06Oggi, purtroppo, nell'individualismo nel quale viviamo diventa sempre più difficile.
03:09Scusami, mi sono dilungata.
03:10No, assolutamente. A proposito di famiglia, possiamo dire che non esiste una buona famiglia,
03:16una cattiva famiglia? Esistono solo le famiglie, che ne pensate?
03:22Assolutamente. Io credo negli individui, credo nelle persone più che nell'istituzione.
03:27E infatti questa storia si risolve non grazie all'essere famiglia,
03:32ma grazie all'essere persone che trovano una forza e la spinta non a caso viene da una ragazzina
03:38che ha un istinto di vita, di sopravvivenza e che dà una sveglia ai genitori
03:44che sono stati sopraffatti dal dolore e li riporta con sé dentro la vita.
03:50Condivido e sottoscrivo. C'è un verso della Zimbosca che dice
03:54preferisco voler bene alla gente che amare l'umanità .
03:57E io in questo ci credo. Non tutti siamo da salvare, purtroppo, o per fortuna. È così.
04:04Paolo, ci sono alcuni elementi che dialogano molto bene.
04:09Fotografia, musica, scenografia, insomma, fanno risuonare poi i sentimenti e le emozioni dei personaggi.
04:16Come hai lavorato per mettere d'accordo queste tre?
04:20Dunque, la scenografia era proprio il contrasto tra la cornice festosa di Cortina
04:25e la potenza grande della natura che la circonda.
04:29Da un punto di vista fotografico abbiamo fatto una scelta abbastanza ardita
04:33che è, come dire, convenzionale ma forse ormai trasgressiva
04:37che è quella di girare in notte americana, che significa girare di giorno
04:41e poi trasformare la luce, l'immagine, in notturna.
04:45E questo è stato fatto perché ci piaceva che questa notte fosse in qualche modo
04:50rimanesse fissata tra quella luce blu che è l'ultima luce tra il tramonto e prima del buio
04:55e quella che si ripresenta dal buio prima dell'alba
04:58in modo da lasciare questa notte immobile in cui i personaggi sembrano pietrificati
05:04ma poi ritrovano movimento.
05:06Grazie, grazie mille.
05:07Grazie a voi.
05:08Grazie a te.
05:31Grazie a te.
05:37Grazie a te.
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