(LaPresse) «Come si può affrontare un dolore così grande? Si vive nell'intimità, lo impari a conoscere nel profondo e sai che fino all'uiltimo giorno sarà con te. Puoi annichilitrri o puoi trasformarlo, io ho deciso la seconda strada.
Pensando a Giulia, che pensava sempre alle persone più fragili. Ho preso esempio da lei con questa fondazione e penso che vale la pena di provarci». Così Gino Cecchettin, il padre di Giulia, la ragazza uccisa da Filippo Turetta l'11 novembre 2023, sul palco dell'Ariston ospite della serata finale del Festival di Sanremo 2026. «La violenza si riconosce perché inizia molto prima, quando scambiamo il controllo con l'amore, quando pensiamo che la gelosia sia necessaria in una relazione, quando non educhiamo al rispetto, quando facciamo battute sessiste, quando usiamo violenza nelle parole. Prima dell'ultimo atto c'è una cultura che per tanto tempo ha ignorato questo problema. Bisogna insegnare ai ragazzi e agli adulti, un no è un no ma è un sì che lascia libera la vita», aggiunge Cecchettin, che poi si commuove vedendo scritto sul display il nome di sua figlia Giulia. «Alle donne dico che non sono sole, la libertà non è negoziabile, chiedere rispetto è il minimo. Noi non stiamo facendo la guerra agli uomini ma a un maschilismo tossico. L'amore è tutt'altro, non urla, non ferisce, non fa male. L'amore lascia spazio e lascia libera la vita», ha concluso. «Ammiro questa dignità e questa lezione di vita che da uomo stai dando a tutti noi italiani», le parole di Laura Pausini rivolgendosi a Cecchettin, prima di fare il 'Signal for Help', il segnale di aiuto da fare con la mano in caso di violenza. «Se non cambiamo, cambieranno solo i nomi delle vittime», ha concluso Carlo Conti prima di ringraziare e salutare Gino Cecchettin.
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