«Mi chiamo Annamaria ed ho fatto confezioni, con i’ trench a giro vita tanta gente s’è rivestita. Si lavorava di notte e giorno, si cuciva per tutt’i’ mondo». Annamaria e tante altre anziane ospiti delle Rsa fiorentine sono diventate cantautrici, trovando parole e ritmi per raccontare le loro vite, le loro storie. «Son Renata venuta da Pisa all’edicola della stazione e mentre venivo in qua avevo tanta preoccupazione». Sogni, speranze, preoccupazioni: «Mi preoccupano tante cose ma quello a cui penso di più è al mio figliolo ai suoi bisogni per il futuro».Proprio nel mese del Festival di Sanremo, a Firenze e provincia è andato in scena il Festival della canzone divergente, una rassegna di canzoni dove i protagonisti e i cantanti non sono i vip del palco dell’Ariston, bensì gli ospiti anziani delle Rsa, i disabili dei centri diurni e le persone con fragilità psichiche. Il Festival ha coinvolto complessivamente 8 strutture per un totale di circa 150 persone fragili ed è culminato con l’evento finale di giovedì pomeriggio al teatro La Fiaba all’Isolotto, dove sono state cantate e suonate le canzoni più meritevoli e dove c’è stato un gran finale con “La porti un bacione a Firenze” canto tutti insieme. Gli ospiti delle strutture, nelle ultime settimane, hanno composto canzoni per parlare della loro vita o, semplicemente, per allietare le loro giornate e superare momenti difficili e fragilità, coordinati nel lavoro da animatori, educatori, musicisti e musicoterapisti che operano in queste strutture, tra cui Nicola Corti, Giacomo Downie e Paolo Pizziolo. L’evento, patrocinato dal Comune di Firenze, si è avvalso della collaborazione del Consorzio Zenit, che gestisce tre strutture che fanno parte della rassegna. All’incontro finale hanno partecipato, tra gli altri, l’assessore al sociale Nicola Paulesu, il direttore dei servizi sociali Marco Nerattini, il presidente del Quartiere 4 Mirko Dormentoni.
Il progetto si è sviluppato a partire da iniziative di musicoterapia per pazienti psichiatrici nel quale si cantavano canzoni famose.«Da subito però fu evidente – ha spiegato Nicola Corti, musicoterapista coordinatore dei gruppi – che potevamo andare oltre, così insieme a Paolo Pizziolo decidemmo di provare a far comporre le canzoni direttamente ai pazienti, e abbiamo realizzato che in questo modo erano molto più coinvolti e interessati, riuscivano a trasmettere le loro emozioni più profonde trasformandole in canzoni molto poetiche». «Attraverso la composizione di queste canzoni, gli ospiti delle nostre Rsa scoprono nuovi modi di stare insieme, dando vita a una vera e propria famiglia insieme agli operatori, ai volontari, ai musicoterapeuti e agli altri residenti – ha dichiarato Valentina Blandi, direttrice del Consorzio Zenit – Con le loro parole e le loro melodie, gli anziani ci trasmettono un messaggio prezioso: la fragilità non deve farci paura, ma va riconosciuta e accolta come parte integrante della nostra esistenza. Ciò che conta è imparare a viverla nel modo più consapevole possibile, cercando di affrontare e contenere il dolore grazie alla sensibilità e al sostegno della comunità che si prende cura delle persone più vulnerabili».
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