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  • 7 settimane fa
Sono onorato e felice per il modo in cui l’Italia e la sua gente mi hanno trattato». Vladyslav Heraskevych, lo snowboarder ucraino squalificato dal Comitato Olimpico Internazionale (Cio) per il suo casco con le foto di 24 atleti connazionali morti nella guerra contro la Russia, mostra orgoglio e amarezza mostrandolo a Kiev. «L’applauso alla cerimonia di apertura a Cortina con il mio team rimarrà con me per sempre».Squalificato per quel gesto di memoria – «Una decisione ingiusta, ma lo rifarei» –, Heraskevych ha trovato in Italia un sostegno spontaneo. «Ho visto ucraini applaudirmi nel centro di Cortina, gente che cantava le nostre canzoni. Anche il Parlamento ci ha appoggiato. È stato commovente, prima ancora del mio caso». Quel calore, precisa, dimostra che «le sofferenze dell’Ucraina non sono dimenticate».Ma la gioia si scontra con lo sdegno per i prossimi Giochi Paralimpici, al via il 6 marzo in Italia. «È una vergogna la partecipazione di russi e bielorussi, forse con la loro bandiera. Atleti che non si sono qualificati, un regalo anomalo. Dall’invasione non avevano mai corso all’estero, e ora cambiano le regole: bandiere sui caschi, senza sanzioni». Peggio, aggiunge: «Circa 300 candidati russi sarebbero invalidi di guerra, ex soldati che ieri combattevano contro di noi. Il capo del comitato russo lo ammette: nessun filtro. Uccidono l’Ucraina con la propaganda di Mosca».Heraskevych deduce uno scandalo: «Il Cio fa il gioco di Mosca, rivela la sua faccia autentica. Lo sport ne esce male». Le famiglie degli atleti morti lo hanno sommerso di affetto: «Una mamma in lacrime sulla tomba del figlio: ‘Vedi? Anche da morto ti temono’». L’idea del casco? «Tre-quattro settimane prima delle Olimpiadi, ma l’avevo già fatto. Un segno di rispetto per chi ha dato la vita».

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