La carrozza d'oro (Le Carrosse d'or) è un film del 1952 diretto da Jean Renoir.
Fu il primo lungometraggio europeo girato in Technicolor.
Dopo i titoli di testa, una scritta avverte lo spettatore: "La vicenda di questa commedia è una fantasia all'italiana. Essa si svolge nel secolo decimottavo, in una colonia spagnola dell'America Latina".
Trama
I tre spasimanti di Camilla: il torero Ramon, il viceré Ferdinando e Felipe
Perù, XVIII secolo. Una compagnia di attori italiani della commedia dell'arte sbarca in una colonia spagnola in Sudamerica. L'interprete di Colombina, Camilla, fa perdere la testa al giovane Felipe, al torero Ramon e a Ferdinando, il viceré della colonia che, preso dalla passione, regala all'attrice una carrozza d'oro che dovrebbe, secondo tutti i maggiorenti locali, essere il simbolo ufficiale della regalità spagnola.
Lo scandalo investe il viceré che non vuole ritornare sui suoi passi e si trova davanti a una gravissima crisi politica, mentre Camilla deve vedersela con la gelosia degli altri due spasimanti. Alla fine, l'attrice regalerà la carrozza alla Chiesa, e chiuderà le sue storie d'amore, dichiarando che il suo vero amore è sempre il teatro. Ma alla domanda finale del capocomico don Antonio se mai rimpianga le sue storie d'amore Camilla risponde: «Un poco».
Produzione
Renoir ricevette dai produttori italiani, Francesco Alliata e Renzo Avanzo, la proposta di girare un film tratto dalla pièce di Mérimée; il film sarà una produzione italo-francese.
Soggetto
La pellicola è liberamente tratta dal noto testo teatrale Le Carrosse du Saint-Sacrement di Prosper Mérimée, a sua volta ispirato dalle vicende dell'attrice La Perricholi e del viceré del Perù. In un primo momento, la regia doveva essere affidata a Luchino Visconti.
Regia
Renoir dichiarò di non voler fare un adattamento vero e proprio ma di volersene discostare: "Malgrado la mia grande ammirazione per il testo teatrale di Mérimée, ho la certezza che non se ne può fare un film così com'è. Il fatto che il film fosse girato in Italia mi ha offerto la chiave d'approccio al nuovo soggetto. [...] I miei collaboratori ed io abbiamo inventato una storia che potrebbe intitolarsi La Commediante, il Teatro e La vita"[1].
«Sono in Italia, il mio film si svolgerà dunque in Italia e ne sarà interprete una grande artista italiana... È impossibile girare in Italia senza subire l'influenza italiana. Il fatto si manifesta in un film anche attraverso modestissimi aspetti materiali: la forma del bicchiere che il trovarobe avrà appoggiato sul tavolo... La mia ambizione sarebbe, con La carrozza, quella di creare un mondo tutto mio e influenzato dal fatto che in questo momento vivo a Roma. Questa influenza, al di là dell'esempio del trovarobe, si esercita in tutti gli istanti della vita. Come non riconoscere nel portiere che vi apre la porta un fratello di qualche personaggio della Commedia dell'Arte?»[2]
Commenti