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  • 2 giorni fa
Valentino Garavani non ha mai vestito semplicemente corpi. Ha vestito un’idea di donna. Per l’imperatore della moda, la bellezza non è mai stata una questione di misure o proporzioni. È, piuttosto, qualcosa che nasce da dentro: una grazia interiore, silenziosa ma potentissima. Dalle icone del Novecento alle star contemporanee, le donne di Valentino sono belle, aggraziate, carismatiche, aristocratiche nello stile ma mai remissive nello spirito. Donne che abitano la bellezza senza subirla. Che hanno trovato nello stile della maison uno spazio di espressione e libertà.
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Prima di Jackie, Jacqueline
Prima ancora che Jacqueline Kennedy entrasse nella storia di Valentino, ci fu un’altra Jacqueline a segnare l’inizio di tutto: Jacqueline de Ribes. Filantropa, mecenate, ma soprattutto figura magnetica di grande rilievo tra la borghesia parigina , fu la prima vera cliente del couturier negli anni Cinquanta. I due i incontrarono a Parigi nell’atelier di Jean Dessès. De Ribes apparteneva a quel mondo rarefatto e cosmopolita fatto di titoli nobiliari, cultura, mondanità internazionale e libertà intellettuale: una femminilità colta, dominante, poco decorativa. 
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L’aristocrazia come stile di vita: Diana Vreeland
Con la sua eleganza innata e un carattere che univa disciplina e teatralità, Jacqueline de Ribes divenne presto una presenza fissa nella vita di Valentino. Viveva tra Parigi, Capri e Ibiza, frequentava editori, fotografi, e rappresentava perfettamente quell’universo di artisti bohémien che avrebbe nutrito l’immaginario di Valentino. In questo contesto apparve Diana Vreeland — leggendaria fashion editor di Harper’s Bazaar e poi direttrice di Vogue — che intuì il genio di Valentino e chiese a Jacqueline di posare per il celebre fotografo Richard Avedon indossando i suoi capi. Nacquero immagini leggendarie, che la consacrarono tra quelle bellezze fuori dagli schemi amate dal fotografo e celebrate da Truman Capote. Diana non fu una classica musa Valentino, ma un’alleata culturale, capace di legittimarlo nel sistema moda internazionale.
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Jackie Kennedy: l’archetipo
È Jackie Kennedy Onassis a incarnare più di tutte la donna Valentino delle origini. Sobria, moderna, colta, mai eccessiva. Valentino le disegna abiti che parlano il linguaggio del loro tempo e insieme lo superano. Il loro sodalizio — culminato nell’abito da sposa del 1968 — fissa un canone preciso: la donna Valentino è autorevole, non appariscente; sofisticata, non distante.
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Le dive di Hollywood: forza e femminilità
Accanto a Jackie, arrivano le grandi muse del cinema: Sophia Loren, con la sua sensualità fiera e mediterranea; Elizabeth Taylor, regina dell’eccesso controllato; Audrey Hepburn, emblema di una grazia essenziale. Donne diversissime, unite da una stessa consapevolezza: l’abito non le definisce, le accompagna.
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Zendaya: la nuova donna Valentino
Sotto la direzione creativa di Pierpaolo Piccioli, Valentino diventa spazio di inclusione e pluralità. La donna non è più un modello unico, ma una costellazione di identità. Zendaya incarna perfettamente questa trasformazione: giovane, colta, politicamente consapevole, fluida nel suo stile. In Valentino alterna couture monumentale e minimalismo sofisticato, dimostrando che la femminilità oggi non è una formula, ma una possibilità. Con lei, il romanticismo diventa contemporaneo, il lusso dialoga con la realtà. Accanto a Zendaya, figure come Florence Pugh, Anne Hathaway e Naomi Campbell raccontano una Maison che non teme il cambiamento e che ama la diversità.

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