- 8 mesi fa
Categoria
📺
TVTrascrizione
00:00Buongiorno, buongiorno agli amici di TeleTutto, connessi da questo momento con Radio Brescia 7 per il nostro incontro quotidiano.
00:21Sono felice perché oggi ospitiamo un amico che tanto ha dato al mondo dello sport e al mondo del basket in particolare, da giocatore, da allenatore e adesso ci ha messo anche una versione pro perché è anche mental coach.
00:36Signori, diamo il benvenuto a Fabio Fossati. Buongiorno Fabio, come stai?
00:40Buongiorno, grazie per la tua presentazione, è sempre un piacere essere con voi.
00:44Allora, è solo una sintesi e adesso ti metto nelle condizioni di rispondermi alla prima domanda che è la più difficile.
00:53Quando ti dicono, bene Fabio, i momenti più importanti della tua vita professionale, come li sintetizzi?
01:00Lo riesci a fare in due minuti perché, ripeto, tu hai molto giocato, molto vinto, molto allenato, ti sei proprio dedicato a quello che è il tema del basket.
01:10Prima di dirmi quello, raccontami come hai incontrato il basket nella tua vita.
01:15Io l'ho incontrato da ragazzino, io faccio parte della generazione dei giocatori che nascono a l'oratorio, campionati del CSI.
01:25Ed è lì ho iniziato, anche se devo dire che il primo amore è stato il calcio.
01:30Ecco, guarda, volevo che tu non mi rispondessi così e invece anche tu sedotto dal calcio e poi, però, insomma, la storia è andata diversamente.
01:39Sì, però il calcio era una cosa importante perché da ragazzino io giocavo, loro si chiamavano Pulcini, giocavano i Pulcini dell'Inter.
01:47Poi dopo c'era anche un problema perché vivendo, non a Milano, vivendo in Brianza, a Lissone, non era semplice portare.
01:56Lo spostamento.
01:56E in più poi dopo anche qualche problema fisico, allora a un certo punto ho cambiato e sono andato al basket.
02:02Però questo ci fa anche pensare che chi ha la mentalità, poi di mentalità parleremo molto, per lo sport, probabilmente riesce bene anche in altri sport, non quello che magari lo fanno diventare il grande campione.
02:18Quello che lo fa diventare il grande campione.
02:20Sì, assolutamente, poi anche perché, voglio dire, a quei tempi là, che cosa potevi fare? Potevi giocare? Era l'unica alternativa, giocare? Poi c'era la possibilità di andare all'oratorio e questo è stato sicuramente una cosa importante nella crescita come persona.
02:39Poi dopo c'era il sogno, a un certo punto, di magari diventare un giocatore di Serie A nel basket e questo è successo.
02:46Questo è successo.
02:47Per molti era stato un sogno, per te è diventato una realtà. Che cosa ha fatto la differenza? Più il talento o più l'abnegazione?
02:55No, guarda, io non ero un giocatore col talento, io mi definisco un mestierante, però piacevo agli allenatori perché un po' rispecchiavo quello che era il gioco di allora, adesso è totalmente differente.
03:10Per cui un giocatore dentro la squadra, quindi era un playmaker, quindi passavo. Io credo che le squadre che vincono sono quelle che si passano la palla.
03:18E quindi è stata la dedizione e anche, ripeto, il sogno che avevo di poter essere un protagonista nello sport.
03:32In più c'era un altro aspetto, Maddalena, che vedevo che i giocatori andavano un po' in giro per le città, per il mondo.
03:39Questo aspetto qua è una cosa che sicuramente è stata una grossa motivazione.
03:42Ti ha sedotto perché era una vita estremamente affascinante, per così dire. Quindi cominci a crescere nell'ambito del basket.
03:53Sai che cambia un attimo tema perché hai parlato di com'è cambiato il modo di giocare di allora del basket europeo, immagino, lasciamo fuori l'NBA per un momento, rispetto a quello di adesso.
04:03Ho guardato recentemente un'intervista a un mito che è Dan Peterson, che ha appena compiuto 90 anni, il quale ha detto io abolirei il tiro da tre.
04:12Che ne pensi tu?
04:14Assolutamente d'accordo.
04:15Anche tu?
04:17Ma perché facciamo parte dei giocatori, allenatori di un'altra epoca, nel senso che il tiro da tre ha cambiato totalmente le regole.
04:29Poi in questo momento qui, tra l'altro, rispetto al passato c'è una fisicità incredibile.
04:33Che non c'era allora.
04:35E dico che le squadre a quel tempo erano forse più squadre, nel senso che erano squadre che avevano una filosofia di gioco.
04:48Adesso è molto lasciato, soprattutto all'iniziativa personale, ripeto, alla fisicità.
04:54Quindi quasi sempre una conclusione in assidere il fatto che un giocatore forte fisicamente attacca canestro.
04:59Certo.
05:00Veniamo invece alla prima domanda, perché in realtà poi come al solito io mi perdo, perché sono suggestionata dalle risposte e quindi mi nascono altre domande.
05:09Ma la tua carriera in sintesi da giocatore, poi ci prendiamo 30 secondi e mi racconti la sintesi del mondo dell'allenamento.
05:17Perché un bravo giocatore non necessariamente è un bravo allenatore, ma lì ci arriviamo.
05:22Ma io innanzitutto dico che ho avuto un dono e il dono è stato quello di poter giocare in Serie A, di aver avuto dei grandi allenatori.
05:35E questa cosa poi dopo, da allenatore, mi è sembrato che fosse importante restituire questo dono.
05:43Ecco perché mi sono dedicato all'allenamento e a diventare allenatore.
05:51C'è da dire che gli allenatori che ho avuto sono stati veramente molto importanti, non soltanto per la mia crescita gestistica, ma per la mia crescita soprattutto come uomo.
06:01E questo credo che sia indiscutibile, che non può essere disgiunto, no?
06:08Assolutamente, assolutamente.
06:10E' ovvio che...
06:11Ma quali sono le squadre che ti ricordi con più piacere?
06:15A partire dalla Stella Azzurra che credo sia stata la tua prima squadra.
06:18Sì, la Stella Azzurra anche perché tu devi immaginare un brianzolo di un piccolo allora paese come Lissone.
06:26Lissone a 19 anni e mezzo si ritrova seduto a Piazza di Spagna perché Piazza di Spagna era la sede della Stella Azzurra.
06:34Ancora adesso, permetti di dire, ogni tanto quando vado a Roma faccio un giro emozionale dove ho vissuto.
06:39Il tour emozionale è fantastico.
06:42Però siccome forse è anche l'età in cui le emozioni sono veramente molto forti, io non nego, lo posso dire, quando arrivo lì piango.
06:52Piango a Piazza di Spagna, piango a Montemario, piango a Periori, piango a Lolliata, dove sono stato.
07:01Ma piangi nostalgico oppure piangi consapevole che hai vissuto delle cose che meritano la tua emozione?
07:08No, no, no, cose come giustamente stai dicendo che mi hanno dato grande emozione perché, ripeto, è stato un percorso incredibile in Roma e poi dopo ovviamente ci sono state altre squadre.
07:23Adesso noi siamo a Brescia.
07:24Brescia è stato poi il momento, diciamo, importante perché ero in quella squadra il meno giovane.
07:32E allora avevo questa grande responsabilità di essere un po' anche il, non dico il papà, ma insomma il fratello maggiore dei giocatori, sì.
07:41Sì, diciamo anche un po' di esempio, no?
07:44È giusto, è giusto.
07:46Diciamo che questi sono stati periodi importanti, poi dopo io ho giocato a Udino, ho giocato a Napoli e ho bellissimi ricordi di ambedue le città.
07:53Ti dico, se dovessi scegliere una città che non sia Brescia dove andare ad abitare, andrei ad abitare a Napoli.
08:01Ma quanto sono d'accordo.
08:02Per me Napoli è la città più bella del mondo e quindi è proprio una questione anche di cuore dei napoletani che fanno vivere la città in un modo differente.
08:11Su questo non c'è ombra di dubbio.
08:13Fabio, ci fermiamo per 30 secondi, salutiamo gli amici di Centrale del Latte che supportano anche questa stagione il nostro magazine
08:19e poi parliamo invece della parentesi allenamento ma poi parliamo del tuo contemporaneo che è molto interessante
08:25perché sempre più lo sport diventa esempio all'interno delle aziende, all'interno dei gruppi, insomma diventa la filosofia che si può adattare alla vita di ognuno di noi.
08:37Fra poco.
08:38Rieccoci insieme a Fabio Fossati, l'ospite di oggi.
08:41Abbiamo parlato nella prima parte di quello che è il suo avvio e la sua storia da cestista
08:47e poi succede che smetti di giocare e cominci ad allenare.
08:52La premessa ancora all'inizio della trasmissione è stata
08:54non è che uno necessariamente che gioca bene poi diventa un bravo allenatore.
09:00Tu come hai fatto a capire di avere quelle caratteristiche più giuste per entrare in connessione con un gruppo,
09:06dirigerlo e farlo girare bene come si suol dire?
09:09Allora ti dico, quando giocavo alla fine di ogni allenamento mi piaceva prendere degli appunti
09:16su quello che avevamo fatto.
09:19Ovviamente non ero sempre d'accordo con quello che mi facevano fare gli allenatori.
09:26E allora consideravo che l'allenatore era una parte marginale del gioco.
09:34Poi dopo diventando allenatore invece ho capito che sì, è una parte marginale,
09:38però è una parte che sicuramente può essere importante nella gestione soprattutto degli atleti.
09:45Qui faccio una premessa, spesse volte gli atleti vengono visti semplicemente come delle macchine
09:51e ci si scorda che sono degli esseri umani.
09:53Eh mannaggia, altro che.
09:55E allora questo ti porta magari a prendere in considerazione il fatto che le tue conoscenze
10:03devono essere tecniche perché se non conosci la tecnica non puoi allenare.
10:07Però c'è l'altro.
10:09C'è l'aspetto psicologico, il rispetto di ogni identità credo dei giocatori.
10:14Perché tu puoi avere chiaramente da allenatore un tuo modo di allenare e un tuo modo di approcciarti.
10:19Ma sicuramente diventa importante io credo anche comprendere che un giocatore può avere un carattere,
10:26deve essere preso in un certo modo, l'altro magari no.
10:28Ma mi svegli un segreto, io guardo sempre le panchine che sono fatte dal capo allenatore
10:32e in più ci sono, non so come si chiamano, gli aiutanti.
10:35Gli assistenti.
10:36Gli assistenti.
10:37E quando parlano fra di loro vanno sempre d'accordo oppure anche proprio in chiave di interpretazione
10:45della partita può succedere che all'interno del team di allenamento, di coaching c'è qualcosa
10:53che separa.
10:56Ma io credo che questo aspetto che tu stai notando per esempio durante il time out una volta non
11:02era così, nel senso che una volta c'era soltanto un allenatore, un vice allenatore e si parlava
11:08subito.
11:08Adesso tu vedi che durante il time out i primi 30 secondi si raggruppano e parlano tra di
11:14loro.
11:16Ovviamente non so se si può dire che sono d'accordo, però gli assistenti danno sempre
11:21delle indicazioni dal loro punto di vista.
11:24Poi alla fine è l'allenatore che decide.
11:26Giustamente qualcuno si deve assumere la responsabilità.
11:28Anche perché sai, sei occhi mi dono molto meglio di due.
11:33In più il basket di oggi ha una caratteristica che ogni vice allenatore nel corso della partita
11:41fa riferimento a due o tre giocatori.
11:44Per cui alla fine lui può portare l'esempio, può portare un suggerimento a proposito di un
11:50giocatore che è in campo o che non è in campo.
11:53Per cui c'è sicuramente collaborazione.
11:55Ovviamente qualche volta non si è d'accordo, però in quel momento lì la decisione del
12:01allenatore è quella che conta di più.
12:03Del capo allenatore è quella che conta di più.
12:04Come è giusto che sia insomma.
12:06Oneri e onori come si suol dire.
12:08Qual è la squadra più forte secondo te adesso del campionato italiano?
12:14Escludi Brescia dai.
12:15Diciamola per scontata quella perché sennò ti metto in difficoltà.
12:18Allora io forse perché ho lavorato per tre anni come mental coach ma in questo momento
12:24è la Virtus Bologna ma non per il livello tecnico.
12:31Quello che in questo momento balza l'occhio è la compattezza di questa squadra e io penso
12:38che Ivanovic, l'allenatore, abbia fatto un grandissimo lavoro perché rispetto al passato
12:43c'erano grandi giocatori di grande livello, anche grandi uomini.
12:47Adesso sono giovani e però hanno una fisicità e hanno una mentalità che sicuramente le
12:53porterà molto lontano.
12:54Lo si vede in Neurolega e lo si vede anche in campionato soprattutto.
12:57Allora tornando a te che finisci gli allenamenti da giocatore e prendi appunti e magari non
13:03eri sempre d'accordo con il coach e poi da lì a farti diventare allenatore che accade?
13:07E accade che a un certo punto senti la necessità di cercare di fare quello che hai imparato.
13:18Prima dicevo che era stato un dono, poteva essere anche un dono il fatto di dover iniziare
13:23a fare l'allenatore.
13:25Poi io sono stato fortunato perché, per certi aspetti fortunato perché sono diventato
13:30subito vice allenatore, magari i tifosi un po' datati si ricordano, di Arnaldo Taurisano,
13:38proprio a Brescia.
13:39Era stato il mio allenatore a Napoli ma mi aveva chiesto se voleva fare l'assistente
13:43a Brescia, era come aprire una strada.
13:45Forse è stata un po' troppo veloce perché ci voleva un certo tipo di percorso.
13:53Poi dopo sono diventato capo allenatore, però quello che dico è che il percorso doveva
13:58essere un po' più lungo.
13:59Tu hai allenato anche tanto all'estero e a dei livelli molto alti, come andare via
14:05dall'Italia per allenare?
14:07In un'altra lingua, in inglese parlavate con i giocatori?
14:10Sì, si parla l'inglese, l'inglese è la lingua, diciamo, universale del basket, certo.
14:16Ma io sai, le mie esperienze sono state, quella più importante sicuramente è stata in
14:22Russia presso la Dinamo Mosca.
14:24Tu dimmi cosa vuol dire prendere e andare in Russia, quando tra l'altro, no?
14:29No, no, sono stato il primo allenatore italiano che è andato in Russia.
14:33Capito?
14:33Che anni erano?
14:34Sono andato in Russia nel 2003.
14:39Vabbè, quindi sono passati un pochino di anni, più di vent'anni mi viene da dire.
14:44Che esperienza è stata in una Russia che non era ancora la Russia di adesso?
14:48Sì, l'esperienza...
14:51Allora, devi pensare...
14:53Rido perché so degli aneddoti che non so se racconteremo, però insomma...
14:58Che quella squadra, quella squadra era la squadra del KGB.
15:05Capito?
15:05Dei servizi segreti, per cui i primi periodi sono stati...
15:09Io sono stato formato come...
15:12Non dico un agente del KGB, perché assolutamente...
15:15Però la formazione per...
15:16Il metodo, come dire, era quello lì?
15:20Assolutamente sì.
15:21Rigoroso mi viene da dire.
15:22Assolutamente sì.
15:24Poi era una Russia che usciva dal periodo sovietico, no?
15:29Per cui si cercava di scimiotare un po' gli Stati Uniti, così...
15:33Però, diciamo, certe filosofie te le portavi avanti.
15:37Per esempio, io dovevo gestire un gruppo di 30 persone, a parte gli atleti, perché c'era
15:47quello che apriva la porta, quello che chiudeva la porta.
15:50Era una cosa incredibile.
15:52Per un italiano arrivare lì è stato veramente incredibile.
15:55Hai dovuto proprio cambiare...
15:57Sì, però poi è stata un'emozione incredibile perché nei anni successivi sono ritornato
16:02lì per delle partite di Eurolega e ho chiesto di poter allenarmi alla Dinamo Mosca e quando
16:12sono arrivato, adesso ti dico questa cosa perché sono arrivato, sono venuto a prendermi
16:17col pulmone, andiamo al centro della Dinamo, così scendono tutte, perché allora allenavo
16:22la scuola femminile dello Schio, scendono tutte le giocatrici e io da lontano vedo tutte
16:29quelle che erano le persone con cui avevo lavorato sull'attenti.
16:34Erano lì che ti aspettate, che emozioni.
16:36Io sono sceso e tutti mi hanno detto, dopo ho avuto il gaspio di Fabio, lacrime.
16:42Traducilo anche per noi.
16:44Buongiorno, signor Fabio.
16:47Ed era lì, aspettaci, credo.
16:48Lì sì, erano proprio le lacrime meglio spese.
16:51Assolutamente, poi che non ci eravamo neanche lasciati tanto bene, perché alla fine io
16:56avevo fatto una buona stagione, però poi dopo ho avuto la possibilità di andare a allenare
17:02una squadra in Italia che non aveva mai vinto, che mi aveva chiesto quindi una sfida e lasciarli.
17:07Non l'hanno presa bene.
17:09Assolutamente no.
17:10Non l'hanno presa bene.
17:10Però a quel punto lì, quando sono stato così, probabilmente ci siamo scordati tutti
17:15i problemi.
17:16Veniamo al contemporaneo, perché Fabio dovremmo fare quattro puntate per raccontare la tua storia,
17:22probabilmente non basterebbero, ma vorrei parlare del contemporaneo.
17:25A un certo punto tu capisci e diventi anche consulente di squadre importanti, ne hai citata
17:31una poco fa, la Virtus, per mettere i giocatori nella condizione di esprimersi al massimo.
17:38E lì parte questo tuo progetto di mindfulness per semplificarlo molto.
17:43Sì, succede che a un certo punto io mi rendo conto che non è che non mi piace più
17:49fare l'allenatore, non mi piace più il prima, il durante e il dopo le partite, non mi piaceva
17:53stare in palestra e allora, anche complice così degli episodi che erano successi alla
17:59guida della Nazionale del Camerun, quindi ho cercato di cambiare e restando nello sport
18:05e volevo occuparmi di coaching mentale e così è stato, mi sono formato.
18:09Da quando hai capito che…
18:11Nel 2000, io ho allenato la Nazionale del Camerun nel 2011 e avevamo preso la possibilità
18:21di giocare il preolimpico per le Olimpiadi, però poi dopo il Ministro dello Sport ha detto
18:26che non c'erano dei soldi, mi ricordo, mi chiamò e mi disse, ma poi ti freno, poi
18:30d'argento… e io ho usato un termine, un povero, e allora?
18:37In quasi francese anche lui.
18:39E alla fine questa cosa qua che è stata una batosta, non soltanto per me, ma per le
18:48giocatrici che venivano da tutte le parti del mondo, quindi tornavano nel loro paese, perché
18:53in Africa, penso ancora adesso, ma quel tempo c'era una discriminazione pazzesca fra uomini
18:58e donne, e da lì allora ho fatto questo percorso di coaching mentale che ho iniziato in Italia,
19:07poi sono stato negli Stati Uniti, presso la Robert Neff Academy, che fa riferimento
19:12ovviamente al Training Italy, e così ho cominciato a occuparmi di coaching mentale, in più poi
19:18c'è stato questo ulteriore passaggio dove ho capito che una delle cose importanti era
19:24soprattutto avere consapevolezza di quello che uno sta facendo, e quindi sono arrivato
19:30alla mindfulness.
19:31E adesso non è più solo un tema che leghi allo sport, ma in generale.
19:37Assolutamente sì, assolutamente sì, nel senso che la mindfulness nasce come parte
19:44della tradizione buddista, si chiama Sati, che è proprio consapevolezza e attenzione.
19:51Ovviamente è un qualcosa che ha la sua rilevanza nello sport, ma soprattutto rilevanza nella
19:57quotidianità, nel fatto di cercare di stare bene, di essere consapevoli di quello che si
20:03sta facendo, di saper gestire l'ansia, insomma ci sarebbe veramente tante cose, ho detto che
20:07ci sarebbero quattro incontri.
20:10La cosa importante è che le persone spesse volte pensano che debbano dedicare un sacco
20:19di tempo, e invece bastano dieci minuti al giorno.
20:22E se questo ti consente di stare meglio, meglio connesso a te stesso e al mondo che ti circonda,
20:29non è affatto male.
20:30Sono dieci minuti molto ben spesi.
20:32Dieci minuti, anche perché mi piace dirlo, noi siamo le persone più importanti per noi
20:37stessi, se stiamo bene noi...
20:39Sta bene anche chi ci sta intorno.
20:41Assolutamente sì, assolutamente sì.
20:43Abbiamo finito il tempo a disposizione, c'è un sito da consultare per entrare in questo
20:48mondo tuo?
20:49Ma io c'è quel sito che il mio è www.fabiofossati.com, adesso lo vedo sullo schermo, poi io sono
20:59attivo attivo, non ho più tempo, sennò mi sgridano moltissimo perché si chiude qui
21:03questa chiacchierata.
21:04Grazie Rogero Tavelli per la regia audio e video, grazie a voi che ci avete ascoltati
21:08alla radio, a voi che ci avete guardati in tv, ma grazie soprattutto in bocca al lupo,
21:11ma ci ritroviamo prima della fine della stagione di sicuro a Fabio Fossati, grazie Fabio.
21:16Grazie di cuore, è stato un grandissimo piacere.
21:18Grazie.
21:29Grazie a tutti.
Commenti