Dove finiscono le parole, inizia la musica. Dove le parole sono vietate, la musica è rivoluzione. E a guidarla è Paniz Faryoussefi: la prima donna a dirigere un’esibizione dell’Orchestra Sinfonica di Teheran. In un Paese in cui a una donna è proibito cantare da sola davanti a un pubblico misto, Paniz dirige 50 musicisti da sola. Ha 42 anni, è una violinista iraniana ed è la prima direttrice d'orchestra dalla Rivoluzione Islamica del 1979. Non ha infranto la legge: ha oltrepassato un limite culturale e politico che nessuna, prima di lei, aveva mai superato. «Spero che questa sia l’inizio di una nuova era per le giovani iraniane e che capiscano che non bisogna avere paura di affrontare i rischi. È l’unica via verso l’emancipazione», ha detto alla stampa dopo le prime esibizioni al Vahdat Hall di Teheran. [idgallery id="248039" title="In Iran le donne sciano senza velo (ma solo se accompagnate)"]
Un’esibizione storica: «Sul palco ho sentito un’immensa responsabilità» Il primo concerto al Vahdat Hall, intitolato Terra di Simurgh, ha unito brani di compositori iraniani come Aftab Darvishi e Golfam Khayam a classici internazionali di Schumann, Sibelius e Khachaturian. «Quando sono salita sul palco ho sentito un’immensa responsabilità», racconta Faryoussefi. «Le giovani donne devono perseverare e seguire i propri sogni». Un messaggio che va ben oltre la musica: è un invito a credere nelle proprie possibilità, anche in un contesto in cui le libertà femminili restano fortemente limitate. Molte giovani musiciste erano presenti per vederla dirigere, testimoniando un momento storico e ispirante. «Mi hanno detto che c’era una bambina tra il pubblico che imitava i miei movimenti», ha aggiunto Paniz. «Spero che questo concerto faccia nascere un sogno dentro di lei e lo lasci crescere». [idarticle id="2675180" title="Goli Kouhkan, l'ex sposa bambina condannata a morte in Iran. Per la grazia deve pagare 100mila euro"]
Chi è Paniz Faryoussefi? Nata in una famiglia di artisti, con una madre che la immaginava già sul podio, Paniz ha intrapreso un percorso fuori dal comune. In Iran le accademie non prevedono studi di direzione d’orchestra, così si è formata in Armenia, per poi tornare in patria e costruire una carriera pionieristica. La sua scelta di restare e affermarsi nel proprio Paese la rende un esempio di resilienza e determinazione. [idgallery id="2535518" title="Iran, la fotografa Forough Alaei dichiara guerra agli stereotipi di genere"]
«Se non posso ballare non è la mia rivoluzione» Come ha scritto Lella Costa, «Se non posso ballare non è la mia rivoluzione». Le donne in Iran vivono ancora dentro un sistema di norme che limita profondamente la loro autonomia. L’obbligo dell’hijab è il simbolo più visibile, ma non è l’unica restrizione: non possono cantare da sole davanti a un pubblico maschile, non possono ballare in pubblico e non possono viaggiare all’estero senza il permesso del marito.La legge consente i matrimoni precoci — possibili già dai 13 anni — e non esiste ancora una normativa sulla violenza domestica.Anche le libertà civili sono costantemente sotto attacco: protestare significa rischiare arresti, intimidazioni e, come dimostrato dalla vicenda di Mahsa Amini, persino la vita. [idarticle id="2598113" title="Corte dell'Aia: i diritti negati alle donne afghane, crimine contro l'umanità"]
Un piccolo spiraglio di cambiamento Il traguardo di Paniz arriva in un momento delicato: sempre più donne iraniane sfidano le restrizioni, spesso pagando un prezzo alto, ma continuando a reclamare libertà. La bacchetta di Paniz Faryoussefi diventa così un simbolo di coraggio, un gesto potente che apre uno spiraglio verso un futuro diverso e migliore per le donne iraniane.
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