- 3 mesi fa
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TVTrascrizione
00:00Il mio benvenuto a tutti voi che avete acceso la televisione su TeleTutto perché da questo
00:19momento inizia un viaggio condiviso radio e tv insieme per un'altra puntata del magazine.
00:26Oggi mettiamo al centro una forma di comunicazione artistica come la fotografia che può andare
00:34a toccare anche corde molto dolorose ma che sa raccontare bene la gamma di emozioni attraverso
00:40questi scatti e da farlo è l'artista, regista teatrale, art director e molto altro Pietro Arrigoni
00:47che per la prima volta arriva nel magazine, se non mi sbaglio non ci siamo mai incontrati
00:51mai incontrati in questo luogo sublime della parola, dell'ascolto, del dire assolutamente
00:56grazie dell'invito
00:57grazie a te per averlo accettato perché ci consente di parlare di questa mostra fotografica
01:03che si chiama 33 cicatrici indelebili che è appunto dedicata ai familiari delle vittime
01:08della strada e che inaugura il 29 di ottobre poi resterà lì fino al 15 novembre
01:14lì dove lì alla galleria dei quadri degli spedali civili che diventa luogo che accoglie
01:21anche l'arte per esprimere evidentemente. Mi racconti come è iniziato il viaggio che
01:29poi porta all'esposizione?
01:32Ma è iniziato circa dieci anni fa io ho messo in scena uno spettacolo dedicato a raccolti
01:37per strada sulle vittime degli incidenti stradali che è davvero una ferita dolorosa, è uno
01:42scavo di profondità pazzesco e quindi ho messo in scena uno spettacolo teatrale
01:48quindi che è rivolto alle scuole e andava nella direzione di una didattica, di una formazione
01:52di una conoscenza
01:53E quello che si chiama teatro sociale, no?
01:56Esattamente, esattamente. Ed è la cosa interessante vedere perché tuttora va ancora in replica
02:00vedere quando vanno alle scuole con 500-1000 studenti all'inizio quando c'è buio c'è un
02:06caos incredibile, dopo 18 secondi cale il silenzio e per 52 minuti c'è un silenzio
02:12si accendo le luci e vedi i ragazzi piangere, ma non perché io voglio farli piangere, io
02:17voglio farli riflettere, che se non ti allacci il casco, se bevi una birra, se ti fai uno
02:21spinello e guidi la macchina o la moto ci sono delle conseguenze per te e per gli altri
02:27Evidentemente, ed è un tema che li tocca molto anche perché purtroppo è di strettissima
02:32attualità, oggi come lo era vent'anni fa
02:35Assolutamente. E poi a un certo punto, adesso io da tre anni ho intrapreso un nuovo viaggio,
02:40un nuovo sguardo, un nuovo conottico e ho deciso di lavorare sulla fotografia e sull'immagine.
02:47L'immagine è restanza, l'immagine è lo specchio di un'immediatezza delle cose e leggevo
02:53prima, mi è piaciuto molto quando Kafka a un certo punto scrive alla sua fidanzata perché
02:58loro li chiamano i ritrattini, ti penso con il mio ritrattino in mano, è meraviglia,
03:03quindi l'atto prensile, la fotografia è la restituzione di un vero, di un vero da questo
03:08punto di vista. In un momento in cui la fotografia è spesso un falso assoluto.
03:13Addirittura adesso puoi manipolarla, quindi davvero c'è un gioco scorretto su questa cosa
03:19perché la fotografia, sto pensando a Lumezzano, ha fatto un progetto sulla homeance, praticamente
03:24a Lumezzano dicevano, vedo a Breha fa la sua homeanza, non so se sono io, non ho questa
03:30certezza, quindi la fotografia era una distanza, un'incertezza di qualcosa.
03:34Sai che non sapevo che la fotografia venisse chiamata, adesso io bene come te non lo so dire,
03:40dimmelo tu, ecco bravo, lo delego a te, perché il bresciano sì, il Lumezzanese è un'altra
03:47cosa, ma perché loro mettono tutte le vocali, con questo aspirato che è l'aspirato del bisogno
03:53del respiro, no? Certo. Ed è stato interessante come mi ha raccontato questo, cioè la gente
03:57partiva per un viaggio, per avere un riconoscimento, perché l'anagrafe gli chiedeva la fotografia,
04:03no? C'erano anche allora i ritocchini, perché io ho una foto meravigliosa di mia mamma,
04:08credo in terza elementare, non so, con le labbra dipinte in post-produzione, come si direbbe
04:17adesso, di rosa. Era il Photoshop del possibile, insomma.
04:21Era l'allora Photoshop. Veramente, ti rendi conto? No, ti rendi conto di come, e poi fra l'altro
04:26tutte le sedere che stavano dietro, no? C'era tutto proprio un impianto scenico, molto teatrale,
04:32che connotava la figura, ma soprattutto bellissime le posturalità, c'è questa idea molto rigorosa,
04:37no? C'è come gli indiani d'America che si mettevano in posizione. E' come no? E' questa roba
04:42qui, è un mondo, è un mondo di complessità meravigliosa. Quindi nel tuo mondo variegato
04:48di forme espressive d'arte, la fotografia arriva dopo? Arriva dopo, sì. Prima anche
04:53io scattavo, come tutti, nei viaggi, cioè diventava un elemento di ricordo, no? Fra l'altro
05:00io le mie fotografie le mettevo nella scatola delle scarpe. Come si faceva una volta, però.
05:05Esattamente. I ricordi andavano in una scatola, spesso era una scatola delle scarpe. E se ci
05:10pensi, ci rifletti, perché la scatola delle scarpe? Perché la scatola delle scarpe contiene
05:14le scarpe che sono il viaggio. Quindi la certezza di andare lontano. E tu cosa fai? Il tuo lontano
05:20lo costruisce nel tuo viaggio la scarpa che ti protegge dalle piaghe, dalle ferite. Ma
05:25nel contempo diventa il custode di quello che tu hai visto. Pensa che è il doppio rimando
05:29meraviglioso. Ma facciamo una puntata di quattro ore con te. No, ci sono aspetti simbolici
05:34che vanno ragionati sulle cose. E prima ascoltavo il vostro telegiornale sulla finzione e il
05:40timore della pigna nell'acqua nel lago di Garda. Cioè vedono giù un qualcosa che disorienta.
05:46Certo, spaventa. Spaventa perché l'acqua davvero è la profondità, è la placenta del
05:50dubbio, no? Ma anche dell'atto di vita da sta roba qua, secondo me. Vedi come è possibile
05:55prendere un'informazione e vestirsela addosso e anche, come dire, vestirla di un sentimento.
06:02Ci prendiamo 30 secondi, poi Pietro torniamo e entriamo un po' nel merito della mostra,
06:09ma anche, se me lo consenti, un po' anche nel merito della tua storia. Ci stai?
06:13Sì, sì. Tra poco. Una delle domande che Pietro mi piace più fare agli ospiti che
06:18quotidianamente passano da qui è che cosa ha determinato l'essere il Pietro Arrigoni di
06:26oggi nella tua vita? Quando si è trattato di scegliere di essere quello che sei riuscito
06:32a essere ora, ammesso di aver fatto una scelta perché tante volte è la vita che ti porta
06:36da qualche parte. Per te com'è stata?
06:39Beh, è stato l'inaspettato. Mi ricordo di aver visto, tanti anni fa, uno spettacolo
06:43casuale su Bertolt Brecht, l'eccezione e la regola. E mi ricordo che mi aveva colpito
06:49tantissimo questa idea di dire qualcosa distante da te ma vicino a te. Questo mi aveva colpito
06:54tantissimo. Allora vuol dire che tu puoi essere anche altro, quindi avere questa immedesimazione
06:59sulle cose, ma soprattutto era credibile perché vedevo le persone che ascoltavano con
07:03attenzione. Quindi c'è un'attenzione nel dire, dipende come lo dici. E poi ho permeato
07:09la mia vita davvero da questa volontà dell'inaspettato, di aprire un immaginario nelle cose. Ma anche
07:15la scelta adesso di chiudere con il teatro e andare nella fotografia.
07:19Chiudere definitivamente io non ci credo.
07:23ci provo, ci provo. No, perché quando uno diventa agé, io ci ho pensato attentamente.
07:29Tu lo dici con un compiacimento, come io oggi divento un po' più agé, allora sai, ti ascolto
07:39con attenzione. Quindi quasi diventa agé. E' bello agé davvero è un non tempo. E poi il francese ha questa
07:44leggerezza per dire anche le cose complesse, no? E' vero. Per dire diventi vecchio e fa un po' più
07:49fatica. Eh sì, anziano, è terribile. Fa fatica, fa fatica, no? Esatto. Quindi quando diventi agé stavi
07:54dicendo? Ma è come nel giardino dei ciliegi quando l'iuba dà del parvenu all'altro. La parola che vuol dire è
08:00è pazzesca, però la dice con una leggerezza che dà una legnata micidiale senza farvelo capire, no? Diventi un
08:07parvenu. E praticamente ho trovato davvero una fotografia e la restanza di me. Perché chi fa teatro come me
08:15noi siamo più fragili e mortali. Perché quando si chiude il sipare noi moriamo. E poi c'è una risurrezione
08:20quando si apre. Dopo 40 anni di onorata carriera come attore, regista, organizzatore di eventi mi sono
08:26accorto che non ho nulla di me. Non ho nulla di me. E allora perché ci sto pensando in questi giorni
08:32perché mi sto dedicando così tanto alla fotografia ma ha maggior ragione i volti alle persone. Quindi
08:38sono un po' pirandelliano da questo punto di vista, no? Perché quando sono stato in Giappone ho visto
08:43che nei cimiteri giapponesi non esistono le fotografie. Ah ecco, questo non lo sapevo. E quindi questo è
08:48interessante. Invece nella nostra cultura la fotografia è la certezza di te. E allora mi sono detto io sto
08:54cercando delle certezze per arrivare a una morte ragionata per un'immortalità presente.
09:00Quindi mi piace questo. Non so quando accadrà. Non mi interessa questo. Però non l'ho fatto
09:04per fare delle cose. È proprio nato casualmente, alcuni anni fa, dove, tre anni fa, dove a un certo
09:11punto ho preso, avevo questa fotografia, mi ricordo che ho fatto uno scatto su una cosa e mi sono
09:17detto ma questa è una wunderkammer, questa è eccezionale perché ti dà l'immediatezza della
09:23cosa ed è un piccolo palcoscenico. Cosa avevi fotografato perché sono curioso? Un albero,
09:29un albero. Ci sono rimasto basito perché quell'albero l'ho visto centinaia di volte, me l'ha
09:35restituito con un'essenza diversa. E da lì mi si è aperto un mondo e ho detto ma perché
09:41allora non aprire questo fronte? E piano piano ho aperto questo scavo. E come arriviamo
09:47alla mostra così potente? Perché evidentemente hai deciso di immortalare chi ha fatto un viaggio
09:56di un dolore incredibile. Guarda, posso dirti, la fotografia ti restituisce aspetti esperienziali
10:02perché è la parola. Io prima di scattare parlo. Mi interessa davvero il dialogos e soprattutto
10:08stabilisco anche una regola di correttezza. Se la fotografia non ti piace io la cancello.
10:13Cioè voglio che sia davvero un atto di libertà, non devi temere, tu devi riconoscere e accettare
10:18perché tu mi doni qualcosa e io per rispetto ti dico ti va bene questo? Lo facciamo. Quindi questo
10:24davvero è un principio per me importante di rispetto della persona e anche che cose espongo
10:28te lo chiedo perché non voglio saccheggiare. Ha maggior ragione sul dolore. Certo. Cioè allora ti dico
10:34tutto. Io lì ora ho ancora la pelle d'oca perché queste persone hanno bisogno della parola.
10:40Certo. Devono raccontare. Anche per una piccola mia esperienza personale ti dico che trasferire
10:46agli altri l'esperienza che hanno avuto diventa il loro modo per anche come dire canalizzare un
10:52dolore e cercare di renderlo utile agli altri. Non so come spiegarti meglio di così. Perché sai
10:59hanno la parola ma hanno una parola pesante, una parola di dolore, una parola dolorosa perché
11:06è un non risolto, perché non hanno ancora parlato con i loro morti e quindi questa cosa
11:11vive una condizione sospesa, non chiarita. Io mi auguro che con questa fotografia non voglio
11:16cambiare il mondo, assolutamente, però voglio che chi la guarda ma loro stessi si sono rivisti.
11:24Hai presente cosa ti restituisce il dentro, il pieno alla fotografia se non è per fare
11:30i selfie che ci stanno e non ho nulla contro. Però secondo me la fotografia ha ancora un
11:35valore intrinseco potente di relazione umana, di aiuto e di conoscenza per me.
11:41Entriamo adesso davvero nella parte come dire più di narrazione pratica. Quante opere
11:48sono, quante persone ha incontrato, grazie a chi le ha incontrate? Grazie a Roberto Merli
11:55che è il presidente dell'associazione Condivide la strada, fa un lavoro straordinario, c'è
12:01di raccolta di queste persone che dopo la telefonata, che davvero cambia il mondo, lui diventa l'atto
12:06di accoglienza. C'è uno spazio davvero di protezione che purtroppo non c'è. Queste persone
12:11sono lasciate nella situazione più totale di disordine. Lui li ricostruisce, questo è bravo,
12:18e soprattutto il lavoro che fa nelle scuole, di preparazione, di prevenzione da questo
12:23punto di vista. Ho incontrato dieci famiglie e ho chiesto ad ogni famiglia di portarmi un
12:29oggetto, che è davvero l'aspetto transizionale, cioè ti porto qualcosa evocativo, io ho fotografato
12:36loro con questo oggetto che è il loro aspetto iconico, è il loro riconoscimento del figlio
12:41perduto. C'è qualcosa che ti ha stupito in particolare fra gli oggetti che ti hanno portato?
12:46Sì, sì, sì, sì, lo dico. C'è una mamma che si è fatta dare in questura l'oggetto
12:54principale, quello che è rimasto della figlia, perché ha voluto fotografare. Non vi dico
12:59quale, cercatela, ma la capite subito. Perché è la conseguenza di questa ragazza che si è
13:05trascinata per venti metri sotto un camion per andare a scuola sulle strisce pedonali,
13:09di come la lacerazione di un corpo, cioè se l'abito copre la nudità del corpo, lì
13:15l'ha svelata, l'ha ferita, ha fatto davvero dentro delle fratture pazzesche e lei ha voluto
13:21questo perché dice questa è quello che io ho l'immagine di mia figlia e quindi lei
13:26rivedersi ha detto per me comincio a chiarirmi delle cose, hai capito? L'aspetto terapeutico
13:30che può avere di aiuto da questo punto di vista. Non cambia il mondo perché la ferita
13:36resta, non si cancella, però se è un granellino io sono contento di questo.
13:41Hai parlato tanto con loro evidentemente per riuscire poi a scattare qualcosa che disvelasse
13:48un po' l'anima di queste persone e della loro sofferenza e del loro sentimento. C'è
13:56un comune denominatore tra quello che ti hanno detto tutti loro?
14:00Sì, il bisogno di raccontare, l'atto narrativo, davvero il logos, il dire e hanno bisogno
14:06di qualcuno che ascolti loro. Gli manca questo aspetto perché hanno dentro tanto perché c'è
14:12una solitudine profonda e questa solitudine necessita davvero attraverso l'atto del respiro
14:19l'esercizio della parola che va fuori, c'è un atto liberatorio, davvero un'anima che
14:23vola. Come mai avete scelto di mettere le fotografie che poi credo avranno
14:30mille vite diverse in tanti contesti diversi, ma come mai avete scelto di inaugurare la mostra
14:36e di tenerla fino al 15 di novembre, quindi dal 29 di ottobre al 15 di novembre alla galleria
14:42dei quadri degli ospedali civili?
14:44Perché l'ospedale è il luogo della speranza, hai capito? Se una comunità decide di avere
14:49la farmacia, di avere la scuola, di avere il comune, di avere l'ospedale perché fa all'interno
14:54di un atto democratico di opportunità. E l'ospedale davvero è il luogo del bisogno, è il luogo
15:00che accoglie, della cura, della guarigione, ma anche della consapevolezza. E quindi l'idea
15:04che chi va dentro, perché è un atto di speranza, o vai a trovare qualcuno che dentro
15:09le vive una condizione, o tu per avere una risposta, l'idea che lì dentro consapevolmente
15:14dieci persone si sono esposte, ad avere una passiocristi esposta per essere, per raccontare
15:21di sé da questo punto di vista, secondo me è significativo.
15:25Fai l'allestimento, farai questa mostra che è visitabile evidentemente negli orari
15:30in cui è possibile entrare in ospedale. E adesso ti porto a raccontarmi qualcosa d'altro,
15:36poi torneremo sulla mostra, perché ci tengo a svelare un po' chi c'è dietro l'artista
15:43che tutti conosciamo, che è Pietro Arrigoni. Essendo tu qui per la prima volta, ci sono poche
15:52domande comuni, ma ci sono all'interno di questa trasmissione. Una di queste è chi, secondo
15:59te, dei tuoi incontri ha cambiato la tua vita. E la seconda è quali consideri essere
16:06professionalmente i tuoi successi veri, che non sono necessariamente quelli che il pubblico
16:12ha più applaudito, perché ci sono mille motivi, perché non sia necessariamente così.
16:18Magari sì, magari no.
16:20Guarda, sono lontano, io sono del Novecento, sono uno del Novecento. Mi ricordo di essere
16:28stato alla Biennale di Venezia, quella del teatro, nel 1976, quindi è passato tanto
16:35tempo. Io ho conosciuto Grotowski, grande regista polacco, con Mireshka e gli altri, e c'era
16:43uno spazio aperto, un laboratorio, mi sono presentato, mi hanno accolto, io ho fatto uno
16:47stage per un mese a Venezia lì dentro, in questa isola San Giacomo in Palude. È stato fondamentale
16:53per me, vuol dire, quest'uomo dal punto di vista antropologico, rituale, come giocava
16:57con le mele, col tempo. Quindi aveva un rapporto fondamentale, è stato lo spettacolo Apocalittis
17:02con Figuris, che io ho amato, che è stato davvero l'apertura del mio mondo. Poi ho conosciuto
17:08Julian Beckett, il Living Theater, eccetera, sotto a Sant'Arcangelo.
17:11Quindi hai avuto tanti incontri felici, bisogna saperli cercare gli incontri, perché la fortuna
17:17dell'incontro probabilmente non esiste, significa in realtà darsi, aprirsi alle situazioni e
17:24alle persone che ti possono restituire.
17:27Poi per quanto riguarda, ho organizzato tante cose, ma io ho nel cuore Natale nelle piedi.
17:33Che bellissima, che bellissima, che bellissima storia è stata.
17:36L'ultima edizione 90 comuni, dove io a casa ho centinaia, centinaia di manoscritti, quindi
17:43mi piace l'idea di un'idea plurale e vasta, che la comunità bresciana c'era l'atto
17:47della scrittura. C'è la parola scritta che diventa poi dove nella pieve, che ha una
17:52singolarità, una particolarità, durante il Natale era l'atto celebrativo della luce
17:56e della nascita, quindi la pieve della mitria nave. C'è l'ho visto degli spazi, Brescia
18:01è di una ricchezza incommensurabile, è davvero il luogo di un Piero della Francesca da questo
18:06punto di vista, secondo me. E lì dentro io ho preso molto e dato anche molto, perché
18:12nell'ultima edizione c'erano circa 200 artisti che movimentavo sul territorio, quindi
18:17c'era un'idea consapevole, nel periodo stretto del Natale c'era la celebrazione della laicità
18:22e della fede. E il dialetto, scusami, che io amo perché il dialetto è la parola puntuale
18:27con le sue diersi, con i suoi umlaut che arriva e dice le cose, caspita, è questa roba qua
18:33secondo me. È di una verità, come dire, profondissima. A proposito di artisti, come vedi il panorama
18:42artistico contemporaneo? Visto che tu dici, ah io sono Aje, quindi hai vissuto una storia
18:49lunga all'interno di quello che è il mondo artistico. Come siamo messi dal tuo punto
18:55di vista?
18:56Guarda, io vedo un grande underground, un grande piano sotterraneo di giovani. Io amo i giovani,
19:04io li amo profondamente perché veramente hanno lo spirito delle volontà in questa
19:09purtroppo realtà molto Aje che schiaccia molto, non lascia spazio davvero al dire, a capire
19:15le loro, ma anche le loro fragilità. Mi piace pensare che i giovani siano anche il
19:20Kikikomori, c'è quindi il bisogno di stare lontani. Ho seguito un convegno interessantissimo
19:25che parlava proprio del rapporto del tempo che hanno i ragazzi che durante il giorno dormono,
19:32la vita è di notte. A me piace questo baligvas, questo cambiamento delle cose che io non
19:37lo temo perché tutta la terapia vuole riportare dentro nel nostro ordine. Secondo me quello
19:42è un atto rivoluzionario con tutte le problematiche. Però voglio dire nei giovani c'è un atto
19:47rivoluzionario di cambiamento e io li amo per questo. Io spero che riescano, nel rispetto
19:53degli altri chiaramente per l'amore del cielo, c'è una rivoluzione intelligente di cambiamento,
19:59di riposizionare la propria idea in un contesto che a volte discraccia un po', per me.
20:05A proposito di situazioni che hanno a che fare con il futuro, tu sei giovane perché
20:14hai scelto per esempio di cambiare il passo di espressione della tua arte in tempi recentissimi,
20:20quindi non puoi che essere giovane. Ci sono cose che vorresti provare che non hai ancora
20:25provato, c'è qualcosa che ti ispira, che ti spinge a sperimentare dopo la fotografia?
20:31Sì, richiudermi in un monastero e rimanere almeno per un anno lì dentro.
20:35Beh, insomma, niente male.
20:37Sarebbe il mio sogno. C'è l'idea di stare in un tempo, in un luogo del silenzio, del pensiero,
20:42del far decantare, perché ripeto sono agi, io sento la necessità di cominciare a snocciolare
20:47tutte le cose che ho visto e la fotografia davvero, io mi sto preparando la mia fotografia
20:52da mettere nella dipartita, perché mi piace parlare di morte, non dobbiamo temere la morte,
20:58la morte è un atto davvero presente, non lo temo, però lo voglio anche conoscere, voglio
21:03capirlo dove sta, poi mi sorprenderà sicuramente perché è scontato, però che bello, mi piacerebbe
21:09un giorno riuscire davvero a dedicare un tempo, un anno, per far sedimentare, come il vino
21:15nel barrique, deve stare lì.
21:19E non temi quello che fuori resta, le persone che ami, che restano fuori, che in un contesto
21:26come dire di quotidianità mancano nel corso di un anno? Perché vuoi fare proprio quello
21:31che si isola veramente?
21:32Sì, ma se mi capiscono non è un allontanarsi, è una necessità di un bisogno personale davvero
21:38all'interno del plesso solare. Mi piace pensare agli attori del teatro kabuki o del teatro
21:43o no? Loro partono dal presupposto che nel plesso solare, nella zona del diaframma, che
21:47è il nostro unico grande muscolo attraverso funzionale del sistema neurovegetativo, loro
21:52dicono che hanno una palla di piombo avvolta nel cotone, quindi è forza e dolcezza, è lo
21:57ing e lo yang, è sta roba qua, ma anche il fatto di restare solo, questo si riposiziona,
22:03diventa un dialogo fra le cose.
22:06Io ho un'ultima domanda perché siamo a fine del nostro tempo, è la domanda che cosa non
22:11ti ho chiesto sulla mostra che ci tieni a trasferire al pubblico e me lo devi dire in
22:16dieci secondi, erano trenta prima, ma...
22:18Velocissimo, c'è una parola molto bella ebraica perché quando tu perdi la moglie,
22:23sei vedovo, eccetera, eccetera, è l'elemento mancante di chi perde il figlio. Ho parlato
22:27giusto ieri con un carissimo amico teologo che si occupa di cultura ebraica e mi ha detto
22:31c'è questa parola che si chiama shakul e vuol dire, deriva dal contesto vegetale, descrive
22:37il ramo della vite vendemiata, il grappolo strappato, la linfa corla, non sa più dove
22:42fluire, il germoglio si secca perché una parte della vite l'ha abbandonato e queste
22:46sono le famiglie. Quando si trova una telefonata che dice il figlio è morto e lì è la vite
22:52spezzata.
22:53È bruttissimo interromperti adesso ma lo devo fare per forza, quindi prima di salutarci
22:57Pietro, grazie a Ruggero Tavelli per la regia audio e video, grazie a voi che ci avete
23:01ascoltati alla radio, a voi che ci avete guardati in tv, grazie soprattutto all'ospite di
23:05oggi, Pietro Arrigoni, grazie a voi.
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