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  • 3 mesi fa
In occasione della presentazione in Concorso a Venezia 77, ecco Claudio Noce e Pierfrancesco Favino che parlano di Padrenostro.
Trascrizione
00:00Allora, la memoria è importante tantissimo, ma mi viene da dire la nostra, non per forza quella legata a un periodo storico, che ovviamente in questo caso sono gli anni 70 e quel periodo lì che è una ferita tanto aperta ancora per noi.
00:18Quindi la risposta è, è importante la memoria nostra privata e trovare il modo di attraversarla in qualche modo, quindi questo.
00:28Ma pensa, io addirittura credo che non parli degli anni 70, per cui forse mi sbaglio, no, credo che invece l'ambientazione sia un'ambientazione degli anni 70, ma invece il film parla di cose che esistono da prima degli anni 70 e che esisteranno nel nostro futuro ancora a lungo,
00:46che è fondamentalmente questo rapporto tra padre e figlio e anche questo senso di paura che ci circonda, basta guardarci intorno e che forse per alcuni di noi, apparteniamo a quella generazione, è iniziata lì ad essere presente
01:02e che nel frattempo si è sviluppata anche in una quotidianità che oggi viviamo in un altro modo, però non era nostra intenzione raccontare quegli anni, era un'ambientazione ideale per poter raccontare
01:18il percorso di crescita accelerato di un bambino che piano piano è costretto a diventare uomo.
01:24Allora, il personaggio di Valerio vive una realtà privata molto legata all'immaginazione ed è l'aspetto più favolistico del film, l'amico immaginario che fra l'altro è un ricordo tuo che ha suggerito nel momento in cui stavamo scrivendo,
01:48visto che abbiamo fatto un percorso anche proprio di sviluppo bello anche sulla sceneggiatura e quindi sì, poi ovviamente il film racconta proprio una dicotomia molto chiara
02:01fra quell'aspetto lì e la realtà e quindi è attraverso le due cose Valerio cresce, incontra il padre e diventa uomo.
02:12E dimentica l'amico immaginario?
02:14E dimentica l'amico immaginario? Sì, in realtà dimentica, in realtà viene da dire non lo dimentica, perché per come chiudiamo il film anche no?
02:26Io avevo un amico immaginario che si chiamava Marco e costringevo mia mamma a fare due merende.
02:34Che stupendo.
02:35All'inizio mia madre ha detto vabbè, poi sei anche un po' iniziata a preoccupare, poi io non la toccavo la merenda di Marco,
02:42cioè io dicevo ma Marco non l'ha voluta, il caso ha voluto o la sfiga nel caso specifico per quello che riguarda questo povero ragazzo
02:49io incontrassi all'asilo uno che si chiamava Marco e io ho fatto credo il primo copia in colla della storia
02:57per cui il povero Marco malcapitato sempre ha preso corpo in questo che l'unica colpa che aveva è che si chiamava Marco
03:04però per me Marco era assolutamente vero ed era completamente diverso da me
03:12bello
03:13era biondo, era spavaldo
03:15certo
03:16come?
03:19come succede a Valerio
03:21come Cristian
03:22e però che cos'era Marco? Marco era quello che non ero io e Marco era il mio bisogno di condividere con qualcuno di più vicino a me
03:31io avevo delle sorelle più grandi e avevo bisogno di qualcuno che mi consentisse di potermi permettere le cose che io non mi potevo permettere
03:41Marco era fichissimo infatti e poi però ho incontrato uno biondo con gli occhi azzurri e poi Marco è diventato quella cosa lì
03:48ora non so che fine abbia fatto ma credo poverino che stia ancora scontando la schizofrenia di Pierfrancesco Farin
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