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  • 4 mesi fa
La Francia di oggi sembra ripercorrere la strada dell’Italia di 15 anni fa, affrontando una crisi della finanza pubblica senza precedenti. Con un deficit fuori controllo e un debito pubblico che ha raggiunto il 115% del PIL, Parigi è esposta al rischio spread, ovvero al peso crescente degli interessi sul debito da pagare.Un tempo la Francia godeva di una certa “immunità” politica e geopolitica che la proteggeva dai mercati finanziari, ma oggi questa stabilità si sta incrinando, con crisi che ricordano quelle italiane. Per uscire da questa impasse, il Paese avrebbe bisogno di un primo ministro capace di adottare misure drastiche, simili a quelle attuate da Mario Monti in Italia nel 2011: ridurre pensioni e sussidi, aumentare le entrate fiscali e tagliare la spesa pubblica.Tuttavia, il sistema istituzionale francese, basato sul semipresidenzialismo, si sta dimostrando meno flessibile e resiliente rispetto al modello parlamentare italiano. Nel 2011, il presidente Napolitano poté nominare un governo tecnico sostenuto da una larga coalizione, mettendo al centro l’interesse nazionale rispetto agli interessi politici di parte. In Francia, invece, sostenere un governo significa appoggiare Emmanuel Macron, oggi fortemente osteggiato dalla maggioranza dei partiti, che ne chiedono le dimissioni e elezioni anticipate.Così, il parlamentarismo italiano, spesso criticato, sembra ora più efficace nel gestire crisi profonde, garantendo maggiore equilibrio tra istituzioni e interessi nazionali in momenti critici.

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Trascrizione
00:00La Francia di oggi è come l'Italia di 15 anni fa. Così come accadde a noi allora,
00:09il sistema politico parigino non regge a una crisi della finanza pubblica senza precedenti.
00:15Deficit fuori controllo, un debito pubblico accumulatosi soprattutto negli ultimi 20 anni
00:22che ha raggiunto il 115 per cento del PIL, espongono infatti quel paese al rischio spread,
00:28cioè al rischio di essere travolto dal peso degli interessi da pagare sul debito. Un tempo si diceva
00:37ma la Francia è la Francia, per intendere che comunque la stabilità politica interna e la
00:42importanza geopolitica in Europa mettevano quel paese al riparo dai mercati. Così non è più. Ed ecco
00:51spiegate il succedersi di crisi all'italiana a Parigi. Ci vorrebbe un primo ministro che faccia
00:59il lavoro sporco. Un po' come quello che fu chiamato a fare Mario Monti in Italia nel 2011,
01:05cioè comprimere pensioni e sussidi, accrescere le entrate fiscali e tagliare drasticamente la spesa
01:14pubblica. Ci ha provato Beirut con una manovra da 44 miliardi di euro. Ci dovrebbe provare comunque
01:21un eventuale quinto premier in tre anni. Ma il problema è che il sistema istituzionale francese,
01:29a lungo esaltato per la garanzia di stabilità politica che forniva il semipresidenzialismo,
01:36in realtà si sta dimostrando molto meno flessibile, meno resiliente in una crisi come
01:44questa. Nel 2011 il Napolitano potè nominare Mario Monti a capo di un governo tecnico sostenuto
01:53da una grande coalizione che andava da Berlusconi a Bersani perché in Italia il Presidente della
01:59Repubblica non è una carica elettiva, non viene eletto direttamente. Dunque fuori, e si deve
02:05tener fuori dalla lotta politica e può separare così più facilmente l'interesse nazionale nei
02:11momenti in cui bisogna salvare il paese dall'interesse di parte, cioè dall'interesse dell'elettorale
02:19politico del momento. Nell'Assemblea francese invece oggi sostenere un qualsiasi governo vorrebbe
02:26dire sostenere Macron che invece la maggioranza dei partiti vuole mandare a casa con un voto anticipato.
02:35Insomma il tanto vituperato parlamentarismo all'italiana forse è più efficiente, funziona
02:43meglio quando la casa brucia.
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