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Il piacere della lettura: l'intervista di Giulia Carla De Carlo a Yari Selvetella
Quotidiano Nazionale
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08/05/2025
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00:00
Benvenuti a Il piacere della lettura, il podcast di Quotidiano Nazionale dedicato ai libri, agli scrittori, alle scrittrici e alle storie.
00:08
Con noi, Iari Selvetella.
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Buongiorno, ben trovata.
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Buongiorno. Il libro di oggi è La mezz'ora della verità, edito da Mondadori.
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È un libro molto ampio, molto complesso, anche di un respiro ampio.
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Sono quattro settimane scandite, capitolo per capitolo, giorno per giorno.
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E fulcro di questo romanzo è un'applicazione, un'app, che si chiama Varami, che verifica la veridicità delle informazioni
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e si diffonde tra gli utenti, soprattutto sedicenni, e poi diventa macchia d'olio, diciamo, un'app che hanno tutti.
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Da dove nasce l'esigenza di scrivere questo romanzo?
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C'è un'app che dice la verità, una specie di sogno archetipico dell'umanità che oggi sembra a portata di mano.
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Cioè abbiamo tantissime fonti di informazioni che sembrano essere in grado di avvicinarci alla verità.
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Però più siamo vicini tecnologicamente a questo concetto e più ci sembra che la sua essenza si allontani.
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Ed è quello che ho constatato un po' negli ultimi anni e che è stato d'ispirazione per questo romanzo.
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Diciamo che a me piacciono molto le trame che cominciano con uno spunto da commedia.
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Infatti mi sono un po' ispirato a un film del 1961 di Vittorio De Sica scritto da Cesare Zavattini
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che si intitolava Il giudizio universale.
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Alle 18 inizia Il giudizio universale.
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Qui invece alle 18 tutti i giorni la mezz'ora della verità si prende la briga di dirci la verità su tutte le questioni umane.
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La verità è appunto il fulcro perché in realtà all'inizio non è proprio una mezz'ora.
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All'inizio dice la verità, questa applicazione dice la verità, gli fai delle domande e lei ti risponde vero o falso.
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Si chiama Varami.
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Il nome da dove deriva?
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Varami è una etimologia presunta, forse una pseudo etimologia della parola verità.
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Cioè cercando un po' in rete, tra le tante verità che ci dà il web, c'è anche questa.
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Cioè che la parola verità deriva da un sanscrito Varami che significherebbe scelta.
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Quindi mi sembrava molto curioso intanto che la verità avesse anche delle pseudo etimologie.
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E questo dice molto del nostro tempo.
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E poi che al concetto di verità si legasse il concetto di scelta.
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E poi io ho ragionato un po' come fanno i commerciali.
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Mi sembrava un nome che funzionava.
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Insomma un'app del genere io la scaricherei.
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Solo che nel romanzo, la mezz'ora della verità, le cose man mano, come dicevi giustamente tu, di settimana in settimana,
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prendono una piega in attesa.
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Prima il risponso arriva, diciamo così, di questo oracolo contemporaneo,
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arriva contemporaneamente alla domanda che facciamo.
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Poi la intelligenza di questa app diventa sempre più scaltra e anche sempre più complessa.
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E quindi inizia a fornire i suoi responsi servendosi di tutti i device, di tutte le casse acustiche che abbiamo.
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Quindi quando meno ce lo aspettiamo arriva la risposta a una domanda che abbiamo fatto.
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E poi arriva alla mezz'ora appunto una sorta di bollettino quotidiano in cui ci sono così le risposte alle verità umane.
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Insomma è un romanzo in cui si parla tanto di risposte ma che in realtà ha il suo fulcro nelle domande.
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Perché le verità più autentiche sono quelle che riusciamo a raggiungere facendoci le domande giuste.
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Ma questo non è affatto semplice.
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Penso che nella nostra epoca questa cosa sia molto sottovalutata.
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Tu dicevi che sei partito dalla commedia però all'interno a metà più o meno citi Phil K. Dick e Orwell.
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Un pochino c'è questo alone distopico anche se non lo è.
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Sì, lo cito in maniera un po' ironica perché a un certo punto ci sono gli intellettuali che vengono interpellati per dire la loro su Varami
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e subito tirano fuori Phil K. Dick e Orwell.
04:04
Diciamo un po' anticipato quello che mi avrebbero detto sul romanzo.
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Che ha delle reference, come si dice oggi, molto più ampie.
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Quando io intendo commedia non mi riferisco tanto a un qualcosa che fa ridere
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quanto a un qualcosa che nasce dall'osservazione della realtà quotidiana
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e su questo aspetto innesta le vicende di alcuni protagonisti presi dalla viva realtà quotidiana.
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Come è in questo romanzo, in un condominio ci sono delle famiglie, ci sono degli studenti,
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ci sono degli intellettuali, degli operai, tutti alle prese con questa tecnologia così invadente
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e non mi pare che questa sia distopia più vicino a quello che viviamo quotidianamente.
04:49
Quando ci raggiunge un nuovo strumento tecnologico e tutti quelli che non sono esattamente dei ragazzini
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come quelli del romanzo cominciano a farsi un sacco di domande, a avere un sacco di dubbi, tante paure
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a volte fondate, altre volte meno fondate, ma sicuramente basate sul fatto che ognuno di noi
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è poi allineato con una certa idea di tecnologia, di tempo e insomma così di vita.
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La struttura della narrativa è anche molto particolare, quattro parti, giorno per giorno i capitoli,
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un'avvertenza iniziale. Come hai lavorato con la struttura?
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A me piaceva molto l'idea di questa app che man mano diventa sempre più intelligente
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tanto quasi da fuggire al controllo di chi l'ha pensata e nel libro non sappiamo bene
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chi c'è dietro. La domanda tipica che ci facciamo tutti noi o tanti di noi a volte in maniera anche patologica
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chissà cosa c'è dietro, no? Chissà cosa c'è dietro Varami.
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E Varami è una forza che a un certo punto sembra quasi sfuggire di mano perché la verità è questo.
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Io non sono dell'opinione che le verità non esistono, non sono un relativista che ha scritto questo romanzo
06:01
per dire tutti hanno la loro verità, vogliamoci bene. No, penso che la verità sia in fondo una forza
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rivoluzionaria all'interno di un corpo sociale che vaga, si annida nelle parti meno note, meno esposte
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e che però avrebbe il potere di sovvertire tante cose. Anche nella storia del nostro paese e nelle verità
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mediatiche che contribuiamo anche un po' a formare giorno dopo giorno, vediamo che ci sarebbe questa
06:35
possibilità. Se noi sapessimo la verità su tante cose, ma una verità interiore, una verità condivisa,
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una verità relazionale, questo ci aiuterebbe a scalzare invece tante verità superficiali,
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tanti ragionamenti che invece si fermano solo diciamo alla prima patina di questo grande corpo
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che invece è la verità. Ed è importantissimo la domanda che fai per sapere la verità.
07:02
Sì, sono molto d'accordo su questo, cioè penso che il buon oracolo dipenda dalla buona domanda
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e questo lo vediamo molto bene occupandoci di letteratura. Più leggi, più studi e più diciamo
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cambiano le domande. Chi ha un approccio superficiale alla realtà, alla storia, alle relazioni umane,
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poi alla fine si fa delle domande che sono, come il suo pensiero, superficiali. Più studi,
07:29
più leggi, più vai avanti e più ti si aprono delle praterie di domande. Quindi può sembrare
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una cosa un po' masochistica, no? Cioè nel senso più vai avanti e più ci sono delle domande
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a cui non hai risposte, ma è il senso proprio del nostro cammino.
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Il protagonista Valentino Ricci arriva a pagina 88 ed è colui che narra, quindi in prima persona,
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però in realtà per tanto tempo non te ne rendi conto perché arriva a pagina 88 e dice a un certo punto
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ah comunque io sono Valentino Ricci. Come mai hai deciso di far arrivare Valentino così tardi nella storia?
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Allora questo protagonista lo vediamo proprio solo all'inizio, in un flash, proprio all'inizio del libro,
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poi dopo scompare nel racconto di tutti gli altri e poi torna a se stesso perché è un personaggio che appunto
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sente di avere un senso solo se guarda agli altri, solo se si immedesima negli altri, solo se si occupa degli altri
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anche in maniera un po' nevrotica ed è quello penso che sperimentano tanti di noi.
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Cioè quante persone per esempio consultano i social per sapere tutto degli altri senza magari neanche intervenire, no?
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Siamo molto ossessionati da quello che fanno gli altri, forse perché nelle relazioni quelle concrete, reali,
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in carne e ossa ci sentiamo invece sempre più soli, sempre più deficitari e allora cerchiamo di compensare un po' in questo modo
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ed è quello che fa questo Valentino Ricci, ma è un modo in fondo per lui anche per cercare di capire qualcosa in più dell'umanità, no?
09:01
In fondo che cos'è leggere delle storie come appunto quelle che sono contenute nei romanzi,
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se non occuparsi di quello che sono gli altri e attraverso gli altri capire noi stessi, no?
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È un po' il gioco che fa lui in questo romanzo.
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Tu scrivi, i bambini non sanno la verità, per questo sono la verità.
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Sì, nell'esergo c'è questa citazione di un grande scrittore francese, Michel Tournier, che dice
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guardatevi dalla purezza e il vetriolo dell'anima.
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E mi interessava molto questo rapporto che c'è tra purezza e innocenza e la capacità di rivoltare il mondo.
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Un qualcosa che oggi sembra piuttosto anacronistico oppure molto soffocato, no?
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Tutti chiusi nel loro guscio.
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Eppure io riconosco anche alla gioventù di oggi la capacità, nel bene e nel male, di rivoltare il mondo in cui siamo.
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E penso che ritornerà il tempo in cui i giovani saranno protagonisti.
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Parlando invece di speranza, la speranza del futuro, ma la speranza in generale,
10:00
tu scrivi, la speranza è il muro stesso, la convinzione passiva,
10:05
che prima o poi le cose andranno per il meglio e ci fiacca, ci fa perdere tempo,
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ci metti in una prospettiva sbagliata.
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Vorrei sapere se il tuo pensiero, secondo te, la speranza è una farsa?
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Diciamo che per me quello che conta, specialmente nel mestiere di scrittore, nei romanzi,
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è l'immaginazione più che la speranza.
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Credo che l'immaginazione sia la forza che ci permette già di vivere nel domani, no?
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Di vivere un'altra realtà.
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La speranza mi dà il senso di un'attesa che si compia la beata speranza, appunto.
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Invece, laicamente, direi che l'immaginazione è un valore da recuperare un po'.
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Se ne è straparlato, no?
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Di questa immaginazione al potere addirittura.
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Diciamo che, forse, anche senza esagerare, è una bellissima idea quella di pensare a un futuro
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che può essere immaginato.
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Oggi, invece, siamo abbastanza assediati dalla paura.
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Pensare al mondo tra un secolo, tra due secoli, è un elemento di angoscia e questo ci deve far riflettere.
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È molto interessante, non l'avevo mai pensato, però in effetti è così.
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Ci sono dei dolori moderni, contemporanei, che tra questi è la perdita digitale.
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Cioè, quando perdiamo dei file al computer è un lutto, un vero lutto.
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Eh sì, questa è una cosa che, diciamo, ci mostra un po' qual è il meccanismo, a volte, delle tecnologie, no?
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Arrivano dicendo che adesso tutto sarà migliore e poi, dopo un po' di anni, ci accorgiamo che abbiamo perso tantissime cose.
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Altre ne abbiamo guadagnato, sicuramente, sul piano, diciamo, della quotidianità.
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Ma sul piano, poi, dell'occhio letterario, il fatto che non ci siano più tante cose è veramente una perdita gravissima,
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che per me non compensa i vantaggi accumulati.
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E faccio alcuni esempi.
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Non esisteranno i carteggi, no?
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I carteggi che sono uno dei tesori della letteratura.
12:01
L'idea che ci sarà un domani in cui non si potrà più studiare cosa si dicevano tra loro le scrittrici, gli scrittori intellettuali,
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è qualcosa che così un po' mi atterrisce.
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Lo stesso vale per le memorie familiari, no?
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Per le lettere d'amore, le cartoline.
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Quante volte ci ritorniamo ad aprire una vecchia scatola?
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Poi, gli scrittori, in questo momento, mi pare che siano molto interessati alle vecchie scatole di famiglia.
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Ci sono tante storie che vanno a parlare dei nonni, dei bisnonni, dei padri.
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Quale scatola apriranno, diciamo, i nostri figli, i nostri nipoti?
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A volte è una perdita che si manifesta proprio attraverso un supporto, anche per i giornali, ad esempio.
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Cioè, è molto più facile trovare delle vecchie copie, magari cartacee, laddove invece sono state buttate via,
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l'archivio digitale è andato perduto.
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Ed è una cosa veramente su cui non stiamo facendo la dovuta attenzione.
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Ma penso appunto alle fotografie, insomma, a tutto quello che è un po' il nostro racconto personale,
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viene un po' a mancare. Insomma, non so cosa venderanno i mercatini delle pulci tra un secolo.
13:15
Forse quei vecchi cd che ci avevano detto che avrebbero contenuto tutte le foto,
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adesso quando li andiamo a mettere sono smagnetizzati, troveranno il modo di rimagnetizzarli.
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Può essere.
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Parlando di applicazioni e di futuro, ovviamente il mio pensiero è andato all'intelligenza artificiale.
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Volevo sapere un tuo parere, perché è un tema molto dibattuto, se pensi che le applicazioni possano definire cos'è o non è l'arte
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e se l'intelligenza artificiale può fare arte.
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Quello che fa per ora l'intelligenza artificiale è fare paura alla gente, sostanzialmente.
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Perché tutti noi, partendo, noi dico persone adulte, partendo da posizioni comunque di sospetto nei confronti di uno strumento,
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sospetto che, comunque abbiamo detto poco fa, non è che ce lo siamo inventato,
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pensiamo dov'è la sola, come si dice a Roma, dov'è la controindicazione di tutto questo.
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Per i ragazzi probabilmente invece è possibile che sarà uno strumento anche questo di creatività, di innovazione.
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Il problema vero è che si tratta di sovrastrutture che non vanno a incidere su quella che è la struttura della società.
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Quindi se le tecnologie vengono fatte per massimizzare il profitto, per lavorare sempre di più ma spendendo sempre di meno,
14:43
alla fine, prima o poi, ci sarà un uso che probabilmente si rivelerà negativo.
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Può fare arte.
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Io attualmente non mi sembra, cerchiamo anche un po' di burlarci delle cose,
15:00
avete visto le immagini dell'intelligenza artificiale,
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possono piacere giusto a uno che non capisce niente, né d'arte, né di grafica, di estetica,
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però diciamo in futuro sicuramente è sbalorditivo quello che riesce a fare
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ed è per questo che noi anche nell'arte e nella letteratura dobbiamo cercare di coltivare la bellezza,
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la complessità, perché quello sarà il metro per cui noi dovremo essere inseguiti dall'intelligenza artificiale,
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a fare una trama piana, un po' stupidina e molto catchy, ci riuscirà tra tre mesi.
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Anche meglio di noi probabilmente.
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Anche meglio di noi.
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Oggi al piacere della lettura abbiamo parlato della mezz'ora della verità di Yari Selvetella,
15:46
edito Mondadori, e tu Yari quale libro ci consiglieresti per il piacere della lettura?
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Guarda, io ho qui, non tanto per caso, questo libro di poesie di Alicia Gallien,
15:59
che era una ragazza degli anni Ottanta, che era gravemente malata, poi purtroppo è venuto a mancare,
16:05
e mentre era malata ha scritto delle poesie stupende, che sono state pubblicate pochi anni fa in Francia,
16:12
hanno avuto un grande successo editoriale.
16:15
Io l'ho letto un po' attratto dalla storia sua personale,
16:19
ma poi ho scoperto una poetessa che veramente vale anche al di là della sua storia,
16:26
e questo è sempre un qualcosa di prezioso.
16:28
Grazie mille.
16:29
Grazie a te.
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