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  • 9 minuti fa
Torino, 2 nov. (askanews) - Sono tra le opere più note di Yayoi Kusama e per entrarci c'è sempre da fare la fila. Il principio alla base delle Infinity Room è semplice, una stanza interamente specchiata, dove ogni cosa si riflette senza limiti. Eppure la sensazione è ogni volta di respiro, di liberazione dai vincoli, quasi ci trovassimo per un attimo perdonati dalla gravità. Quelle luci colorate, quelle prospettive da sogno o, addirittura, da paradiso forse. Succede così anche nella Infinity Room che è parte della mostra The Quantum Effect alle OGR di Torino. "Si entra in una stanza relativamente piccola - ha detto il curatore dell'esposizione, Daniel Birnbaum - ma pensiamo davvero di trovarci dentro l'infinito".Forse oggi, riflettendo sul bisogno che abbiamo di entrare in quel dispositivo artistico della Kusama, l'aspetto più importante è proprio la piccola dimensione della stanza, la sua normalità, l'essere, da fuori, quasi anonima. Non solo per l'effetto sorpresa poi, soprattutto perché non spaventa, non evoca un sublime kantiano irraggiungibile, ma solo quel frammento di una grandezza inimmaginabile, che, soffocati come siamo dall'iper-capitalismo digitale, probabilmente non avremmo la forza di reggere per più dei pochi minuti concessi dentro l'opera. Minuti che, quindi, diventano ancora più preziosi.

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00:00Sono tale opere più note di Ioi Kusama e per entrarci c'è sempre da fare la fila.
00:05Il principio alla base delle Infinity Room è semplice, una stanza interamente specchiata
00:09dove ogni cosa si riflette senza limiti.
00:11Eppure la sensazione è ogni volta di respiro o di liberazione dai vincoli, quasi ci trovassimo
00:16per un attimo perdonati dalla gravità.
00:18Quale luci colorate, quelle prospettive da sogno o addirittura da paradiso forse.
00:23Succede così anche nelle Infinity Room che parte della mostra The Quantum Effect alle
00:27OGR di Torino.
00:30Si entra in una stanza relativamente piccola, ha detto il curatore dell'esposizione Daniel
00:34Birnbaum, ma pensiamo davvero di trovarci dentro l'infinito.
00:39Forse oggi, riflettendo sul bisogno che abbiamo di entrare in quel dispositivo artistico della
00:43Kusama, l'aspetto più importante è proprio la piccola dimensione della stanza, la sua
00:48normalità, l'essere da fuori, quasi anonima.
00:51Non solo per l'effetto sorpresa poi, soprattutto perché non spaventa, non evoca un sublime
00:55cantiano io raggiungibile, ma solo quel frammento di una grandezza inimmaginabile che, soffocati
01:01come siamo dall'ipercapitalismo digitale, probabilmente non avremmo la forza di reggere
01:05per più dei pochi minuti concessi dentro l'opera, minuti che, quindi, diventano ancora
01:11più paziosi.

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