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  • 2 giorni fa
Passato e Presente, il programma di approfondimento storico condotto da Paolo Mieli. L'appuntamento quotidiano che racconta la Storia nelle diverse epoche confrontandole con i nostri tempi.



BRUTALISMO. LA VIA ITALIANA: A Roma c'è un edificio lungo quasi un chilometro. Una gigantesca struttura di cemento che domina la periferia ovest della città. Per alcuni è un'utopia abitativa. Per altri, un ecomostro. È il Corviale, il simbolo più noto del brutalismo italiano. Figlio del secondo dopoguerra, il brutalismo porta idee radicali in architettura: cemento a vista, strutture esposte, edifici pensati come organismi collettivi. Non solo un'estetica, ma anche un progetto etico. Dalle intuizioni di Le Corbusier fino alle sperimentazioni italiane, questo linguaggio architettonico prova a rispondere alle grandi trasformazioni sociali del Novecento: la ricostruzione, l'espansione urbana, il bisogno di immaginare nuove forme dell'abitare. Ne seguiamo le tracce a Roma, con Charlotte Marincola, dal Corviale all'Ambasciata britannica, fino alla visionaria Casa Albero di Fregene, dove il brutalismo assume una forma originale, sospesa tra modernità e dialogo con la storia. Architetture nate per immaginare il futuro e che, ancora oggi, continuano a interrogare il presente.


Con: Maria Clara Ghia, Charlotte Marincola, Carla Oppo, Gianmarco D'Astolto.



LIBRI CONSIGLIATI SULL'ARGOMENTO:

- "Il Nuovo Brutalismo" di Reyner Banham (Pendragon, 2025).
- "Architettura Estrema. Il Neobrutalismo Alla Prova Della Contemporaneità" di Anna Rita Emili (Quodlibet Studio, 2011).
- "Forgotten Architecture" di Bianca Felicori (Nero Editions, 2024).



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Trascrizione
00:18Oggi una puntata molto particolare di Passate Presente, parliamo di brutalismo, non vi mettete
00:25paura, non parliamo di bruti, ma di uno dei più grandi fenomeni culturali del Novecento,
00:31ma prima di parlarne guardiamo i momenti salienti della storia del brutalismo.
00:391952, a Marsiglia, le Corbusier costruisce l'Unité d'Abitation, un progetto che diventa
00:45un punto di riferimento per il brutalismo. Sarà un modello per il complesso del Corviale a Roma.
00:531971, Roma, viene inaugurato l'Ambasciata Britannica, un edificio brutalista in pieno
01:00centro storico. A Milano, poco più di dieci anni prima, è solta la Torre Velasca, è la
01:07via italiana al brutalismo. 2019, iniziano i lavori di riqualificazione
01:14del Corviale. Tra utopia e realtà qualcosa si è incrinato.
01:24Del brutalismo parliamo con la professoressa Maria Clara Ghia. Professoressa Ghia, quei
01:31pochi tra i nostri telespettatori che hanno fatto un sondaggio che sanno qualcosa del brutalismo
01:36è perché hanno visto un film di qualche tempo fa che si chiama The Brutalist, in cui
01:41si racconta la vicenda di un architetto molto particolare. Rende a pieno quel film l'idea
01:50del brutalismo?
01:51Allora, devo dire che forse ha contribuito a fare un'ulteriore confusione nell'indagine
01:58degli ismi del Novecento. Intanto tutti gli ismi nella storia dell'architettura e
02:03nella storia dell'arte vanno presi con le pinze perché sono enormi parole cappello
02:08che raccolgono sotto questo ombrello differenze di epoche, opere, interventi di architetti
02:19e architette molto diversi tra loro.
02:20Ma perché? Cos'è il brutalismo?
02:21Il brutalismo, allora, innanzitutto, come lei ha giustamente detto, non ha niente a che
02:27vedere con la brutalità, piuttosto a che vedere con la sincerità, quindi l'opposto.
02:32La parola avviene da Beton Brou, quindi dal calcestruzzo armato lasciato grezzo e questo
02:39avviene dal secondo dopoguerra in poi. Molti architetti decidono di lasciare la verità
02:45del materiale percepibile e in realtà il procedimento del calcestruzzo armato è favorevole, è propizio
02:56a lasciare vedere le cicatrici del materiale perché quando si getta un'opera, quando si
03:01prepara un'opera in calcestruzzo armato si getta il calcestruzzo fresco dentro le casse
03:05forme e poi si aprono le casse forme e restano le cicatrici.
03:08E allora vedremo adesso nel primo capitolo della nostra storia perché a un certo momento,
03:13stiamo parlando dell'inizio degli anni 50, alcuni geniali architetti scelsero questa via
03:21del calcestruzzo e lo vediamo con Charlotte Marincola che sta sui luoghi dove stanno queste
03:28opere d'arte, io le definirei così.
03:43Qui alla periferia sud ovest di Roma, tra l'Eur e il grande raccordo anulare, il cemento disegna
03:50una linea lunga, quasi un chilometro. È il Corviale, un unico gigantesco edificio. Per i romani
03:56è il Serpentone, 1200 appartamenti su nove piani, 75 ascensori e due livelli interrati
04:04per il garage. Nasce negli anni 70 ed è uno dei simboli più iconici e controversi del brutalismo
04:11a Roma. Ma la sua storia in realtà comincia 30 anni prima.
04:21Il modello di riferimento è l'unité d'abitation. Nel 1952 l'architetto Le Corbusier realizza
04:30a Marsiglia un complesso residenziale innovativo. È pensato come un unico edificio che contiene
04:36un'intera città, appartamenti, negozi, servizi, spazi comuni. Sul tetto giardino trovano spazio
04:44una piscina, un solarium e aree gioco per i bambini della scuola materna. Tutto concentrato
04:50in un solo fabbricato, autonomo ed efficiente. Un'utopia concreta, un progetto che diventa
04:57un punto di riferimento per il brutalismo.
05:07Il Corviale nasce da quella stessa idea, ma in scala ancora più ambiziosa. Farà 3-4 volte
05:13il modello francese. A firmare il progetto è l'architetto Mario Fiorentino. Qui, ai margini
05:18della metropoli, immagina una vera e propria città satellite. Un unico edificio capace di tenere
05:24insieme, case, servizi e vita quotidiana. Il cuore del progetto è il quarto piano, concepito
05:35come una strada interna sospesa, con negozi, laboratori, spazi comuni. Il luogo di incontro
05:42della comunità. Il Corviale non è un caso isolato. A Roma, nel terzo municipio, c'è
05:54Vigne Nuove e nel quadrante sud troviamo Laurentino 38. Tra gli anni 60 e gli anni 70, in molte città
06:02italiane nascono interi quartieri di edilizia pubblica, progettati su scala mai vista prima.
06:07E c'è un materiale che torna ovunque, il calcestruzzo. Non è solamente una scelta
06:13tecnica, diventa un linguaggio.
06:23Alla fine della seconda guerra mondiale, l'Europa deve ricostruire in fretta. Le città
06:28sono danneggiate, gli alloggi insufficienti, le risorse limitate. In questo contesto, il
06:34calcestruzzo si impone come materiale decisivo. È economico, facilmente reperibile e veloce
06:40da lavorare, adatto alla costruzione di edifici molto grandi. In architettura, le Corbusier
06:48è tra i primi affari del calcestruzzo, un elemento distintivo. Con l'unité d'habitation,
06:54introduce una novità radicale per l'epoca. Esalta le componenti estetiche del cemento lasciato
07:01a vista.
07:07Il cemento lasciato così com'è una scelta. Niente in tonaco, nessun rivestimento. Restano
07:13visibili le singole colate, le impronte delle casseforme. Le Corbusier dà un nome a questa
07:18pratica. Beton brut, cemento grezzo. Diventerà il segno più caratteristico del brutalismo.
07:32Il termine New Brutalism si diffonde in Inghilterra all'inizio degli anni 50. Lo adottano gli architetti
07:39inglesi Ellison e Peter Smithson. Nel 1955, il critico Rainer Banham ne dà una prima definizione
07:49teorica. Parla di un'architettura che utilizza i materiali così come si trovano, as found.
07:55Non solo cemento, ma anche strutture e impianti lasciati visibili. Non solo un'estetica, ma
08:02anche un progetto etico.
08:05Dal Regno Unito si diffonde in tutto il mondo, assumendo forme diverse. Negli Stati Uniti il
08:12brutalismo diventa più spettacolare e opulento. In Europa orientale, invece, resta essenziale,
08:19ma monumentale. Gli edifici parlano il linguaggio della politica.
08:28In Italia il brutalismo assume un significato ancora diverso. Qui il cemento armato è anche
08:34una presa di posizione. Nel 1936 il fascismo ne vieta l'utilizzo, perché è considerato
08:40poco autarchico. È un paradosso per un materiale diffusissimo nel paese.
08:51Dopo la guerra il divieto cade e cade anche la maschera di rivestimento lapidio imposta
08:57dall'architettura ufficiale. Quando si comincia a ricostruire, l'uso del cemento diventa quindi
09:03anche un segno di rottura, dal valore anche politico.
09:14Professore Saghia, c'è un elemento che accomuna quel film di cui abbiamo parlato
09:19all'inizio, Brutalist, con il nostro filmato. Il rapporto con la Seconda Guerra Mondiale?
09:26È così, è esattamente così. E se pensiamo che il più grande, forse, maestro del movimento
09:31moderno, lo stesso Le Corbusier, che era colui che parlava dei volumi puri sotto la luce,
09:36è colui che nel secondo dopoguerra realizza il convento della Tourette o la cappella di
09:42Ronchamp, che viene descritta come l'urlo di Le Corbusier di fronte all'orrore dell'olocausto.
09:48In realtà tutto quello che Anna Arendt scrive in vita attiva, che dopo i bombardamenti nucleari
09:55atomici non si poteva più credere in un'idea di progresso lineare, nella possibilità di migliorare
10:01la società attraverso l'arte e l'architettura, crollano tutte le certezze.
10:06Quindi anche coloro che fino alla Seconda Guerra Mondiale avevano pensato alla città in un certo
10:11modo e all'architettura in un altro modo, mettono tutto in discussione. E così interviene
10:17una nuova generazione di architetti più giovane, il Team 10. Alison e Peter Smithson, che abbiamo
10:23visto nel documentario, sono tra i membri e anche Giancarlo De Carlo, italiano, è tra
10:28i membri. E mettono in discussione tutto. Il brutalismo non va contro il movimento moderno,
10:33ma è sicuramente una radicalizzazione di alcuni temi della modernità. Tira fuori
10:39la verità e soprattutto tira fuori il rapporto strettissimo tra architettura e politica, tra
10:45architettura e necessità sociali. Bisogna costruire nuove case, bisogna farlo in fretta, bisogna
10:51dare uno spazio più giusto alle persone che devono vivere nelle nostre città. Si parte
10:57dall'unità di abitazione, quindi dall'idea che un edificio possa contenere una città
11:02con tutti i servizi che nella città sono fondamentali. Molti di questi quartieri sono stati poi dei
11:07fallimenti perché l'oggetto architettonico è stato realizzato, ma non gli è stata realizzata
11:13la città intorno. Quindi sono diventate dei dormitori senza i servizi per vivere bene
11:18in quegli spazi. Quindi è stato imputato al brutalismo il fatto che sono diventati dormitori
11:24che non c'entrava niente con la concezione originaria. No. Ma adesso entriamo nel secondo
11:29capitolo, vediamo sempre in compagnia di Charlotte Marincola che è sui luoghi, la via italiana
11:36al brutalismo.
11:45Siamo nel centro di Roma, a due passi da Porta Pia. Qui a sede l'ambasciata britannica.
11:51Nel 1946 il palazzo Torlogna che la ospitava viene gravemente danneggiato da un attentato.
11:57Quindi si decide di costruire una nuova sede. Il progetto viene affidato all'architetto
12:07britannico Basil Spence e quando arriva a via 20 Settembre deve affrontare una sfida difficile.
12:13Il suo drimpettaio Michelangelo. I segni sono chiari, il cemento a vista, la struttura esibita,
12:21sollevata da terra, il rigore, l'assenza di orpelli. È un edificio con chiare fattezze
12:26brutaliste, in pieno centro storico.
12:35La tensione tra passato e presente è un tema centrale per molti architetti italiani
12:40del dopoguerra. Nel 1959 Rainer Banham li accusa di una vera e propria ritirata dall'architettura
12:49moderna. Lo stesso anno a Milano viene completata la Torre Velasca, un grattacielo in cemento armato
12:56che richiama una fortezza medievale. Secondo Banham, anche quando utilizzano materiali moderni,
13:03gli architetti italiani tendono a recuperare forme e riferimenti storici, attenuando la rottura con la tradizione.
13:16L'edificio di Spencer è brutalista, ma si misura con la storia della città. Si allinea alle altezze di Porta
13:23Pia,
13:23ricoperto in travertino la pietra tipica di Roma e riprende la struttura dei palazzi italiani,
13:29organizzati intorno ad un cortile centrale.
13:37Alla realizzazione contribuisce anche Pierluigi Nervi, il maestro del cemento armato.
13:42Qui il brutalismo inglese internazionale si intreccia con una tradizione che il cemento lo mescola,
13:49lo contamina e lo rende misura. Insomma, una via italiana al brutalismo.
14:01Il brutalismo non è solo un progetto collettivo, produce anche esperienze individuali.
14:07Negli anni 70 a Roma diventa un linguaggio che interessa anche committenti privati.
14:26Sono edifici sparsi nella città, ma riconoscibili.
14:30Piani di cemento che si incastrano, colate a vista, strutture esposte.
14:35Il linguaggio è lo stesso, ma cambia la scala, cambiano le risorse e cambia l'intenzione.
14:48Il brutalismo come gesto privato diventa anche sperimentazione.
14:52A pochi chilometri da Roma, immersa nel verde di Fregiane,
14:56c'è una casa che sembra sospesa tra gli alberi.
14:59La casa albero.
15:08La casa albero.
15:11A progettare la casa albero, alla fine degli anni 60,
15:15sono gli architetti Giuseppe Perugini e Hugues de Plaisant,
15:18tra l'altro anche compagni di vita, insieme al figlio Reinaldo.
15:29Non ha una forma tradizionale.
15:31È fatta di blocchi di cemento sollevati da terra
15:34e collegati tra loro in una struttura modulare, aperta e stendibile.
15:40Un sistema che può crescere e trasformarsi nel tempo.
15:49Nell'idea di Perugini, abitare non significa occupare uno spazio finito, ma trasformarlo.
15:55La casa, come un giocattolo, si modifica, si adatta, si espone all'uso quotidiano,
16:00in diretto contatto con la natura.
16:02Qui il cemento non è solo struttura, ma diventa superficie e materia plasmabile.
16:17Nel 1995 Giuseppe Perugini viene a mancare e da allora la casa albero non è più abitata.
16:24Oggi le sue forme particolari attirano fotografi, architetti e curiosi.
16:30Un'architettura pensata per essere vissuta diventa un oggetto da contemplare.
16:35È una delle contraddizioni del brutalismo.
16:37Tra utopia e realtà, tra progetto e uso spesso qualcosa si inclina.
16:52Professoressa Ghia, ho notato nel filmato dove ci ha guidato Charlotte Marincola
16:59che nessuna casa brutalista è uguale a un'altra.
17:03È verissimo.
17:04Tra l'altro, appunto, sì, è molto legato all'uso del calcestruzzo armato,
17:10ma addirittura si può dire che non sia l'unico materiale che viene utilizzato.
17:14Il primo a usare il termine brutalismo è Hans Asplund, figlio di Ari Gunnar Asplund,
17:20più celebre architetto svedese.
17:23Hans Asplund parla di brutalist a proposito di una casa in mattoni.
17:29Quindi già l'origine del termine è legata a una disparità di punti di vista e di possibilità.
17:36Quindi la caratteristica comune a tutti questi edifici è una necessità di raccontare la verità
17:45che sta dietro all'architettura di facciata, eccetera.
17:49In molti casi, per esempio, gli impianti vengono portati all'esterno.
17:53Non ci sarebbe stato il Saint-Pompidou nel centro di Parigi se prima, negli anni 50,
18:00per esempio gli smizzo non avessero iniziato a sperimentare le qualità espressive
18:06della tecnologia esposta degli edifici e non nascosta nei solai e nelle intercapedini.
18:12Il Saint-Pompidou nel centro di Parigi ha questo rapporto complicato con la città storica,
18:17ma è estremamente interessante così come accade a Roma.
18:21Noi a Roma abbiamo, diceva giustamente Charlotte Marincola,
18:25che di fronte c'è Michelangelo e accanto c'è questa ambasciata britannica
18:31dalle forme completamente in contrasto.
18:35Ma è un contrasto interessante perché la città stratificata italiana
18:39è fatta di complessità, di questo tipo di complessità.
18:42E poi però noi che conosciamo la storia di Milano, Gianmarco D'Astolto,
18:48la Torre Velasca forse è il monumento brutalista più famoso d'Italia.
18:55Sì esatto, anche la Torre Velasca si trova nel centro di Milano,
18:59progettata a partire dagli anni 50 dal celebre studio di BPR
19:04costruita tra il 56 e il 57, questo grattacielo di 26 piani
19:09che inizialmente doveva essere fatta da una struttura di vetro e metallo.
19:16Ma il costo di questi materiali fece optare invece per una reazione in cemento armato
19:24rivestita da intonaco grezzo con graniglia di marmi veronesi,
19:29da una tonalità calda, un colore che insieme ai costoni e ai puntelli
19:35che sorreggono la parte superiore, hanno portato nel corso degli anni a diversi accostamenti
19:42come il Castello Sforzesco, la Torre di Palazzo Vecchio o addirittura il Big Ben.
19:47In realtà la Torre Velasca non ha nessun rispecchiamento diretto,
19:53solo un richiamo all'architettura medievale padana.
19:56E quindi la sua coincidenza con Milano odierna è frutto di un fenomeno a posteriori
20:03dovuto non alla somiglianza con altri edifici meneghini,
20:07ma con la capacità di questa Torre di diventare uno dei simboli del capoluogo lombardo.
20:12Però proprio ascoltando questo discorso di Gianmarco D'Astolto mi è venuto in mente
20:19che dopo la Torre Velasca è stato difficile avere monumenti enormi del brutalismo.
20:28Cioè il brutalismo è stato usato più per case che sono diventate oggetto di culto
20:34che come strumento per fare un Saint-Tro-Pompidou, qualcosa di quello di cui abbiamo parlato.
20:42Perché?
20:42Allora, l'Italia è un caso tutto particolare perché con la grande scala abbiamo un rapporto molto difficile,
20:49abbiamo città molto costruite, già stratificate,
20:53quindi è più facile che si intervenga sulla piccola scala che sulla grande scala.
20:59Entriamo nel terzo capitolo dove ci si pone il dilemma posto dal brutalismo demolire o ricostruire.
21:07Lo facciamo sempre guidati da Charlotte Marincola sui luoghi.
21:22Di leggende sul Corviale ne circolano moltissime.
21:26Da quando è stato costruito, sostiene qualche maligno, il ponentino,
21:30cioè la brezza che soffia dal mare, in città non passa più.
21:38Di sicuro nel corso degli anni, invece di creare una comunità,
21:42ha generato degrado e forte disagio sociale.
21:46Molti degli spazi e dei servizi pensati per la vita collettiva,
21:50come il famoso quarto piano con i negozi,
21:52non hanno mai funzionato come previsto oppure non sono mai stati completati.
21:56E alla fine sono diventati dei non luoghi.
22:04Quella del Corviale non è una parabola isolata.
22:09Le vele di Scampia, a Napoli, il Forte Quezia a Genova
22:14o l'Istituto Marchiondi a Milano.
22:17Progetti nati con ambizioni sociali e urbane molto forti
22:21che nel tempo diventano simboli controversi.
22:24Strutture di grandi dimensioni, difficili da integrare nella città.
22:29Il calcestruzzo a vista, esposto agli agenti atmosferici,
22:32si degrada e richiede manutenzione continua.
22:36Anche i sistemi costruttivi si rivelano talvolta fragili e complessi da gestire.
22:41In molti casi, la risposta è drastica.
22:45Demolire.
22:52Non solo fallimenti, al Corviale negli ultimi anni si moltiplicano i tentativi di riqualificazione.
22:59Interventi sugli spazi comuni, progetti per il recupero del quarto piano come il chilometro verde,
23:05nuovi spazi culturali, laboratori, biblioteche, street art, campi sportivi.
23:10Tentativi di restituire funzioni e servizi agli abitanti.
23:19Sono segnali di cambiamento.
23:21Alcuni complessi tornano al centro di politiche pubbliche e progetti di rigenerazione urbana.
23:27Si sperimentano interventi per renderli più sostenibili e riconnetterli alla città.
23:32A Milano, il Marchiondi di Viganò diventa patrimonio culturale.
23:38E intanto, a fine anni Ottanta, il brutalismo cambia forma e continua in modi diversi a costruire.
23:581985. A Torbella Monaca manca una chiesa.
24:02Bisogna costruirla, in fretta.
24:04È un quartiere difficile senza veri spazi di aggregazione.
24:08Così, nella costruzione della chiesa del Redentore, si ripongono molte speranze.
24:13Non sarà solamente un luogo di culto, ma un segno di riscatto.
24:18Viene inaugurata nel 1987.
24:21Un brutalismo tardo moderno.
24:32La sua cifra è l'altezza.
24:34La chiesa deve rompere con il paesaggio urbano monotono che la circonda.
24:38Ricorda un po' una grande tenda in cemento armato, con una base larga, massiva,
24:43che man mano si restringe verso l'alto fino a sdoppiarsi in due pinnacoli.
24:48E ci sono finestre.
25:01La luce entra da una lunga fenditura centrale.
25:05E quando attraversa la sommità, forma una croce.
25:08La chiesa fa discutere.
25:10Viene definita una cattedrale nel deserto.
25:13Per qualcuno l'aspetto avveniristico e brutale è troppo audace.
25:31L'estetica brutalista divide ancora oggi.
25:35Salvatore Dalì definì gli edifici di Le Corbusier i più brutti e inaccettabili al mondo.
25:43Eppure è un linguaggio che continua a nutrire l'immaginario contemporaneo.
25:50Si apprezzano i pattern, la precisione geometrica, il rigore estetico.
25:58Gli edifici brutalisti diventano set per artisti e registi.
26:08Le forme brutaliste sono sfrontate, ostinate, non cercano di piacere.
26:14Forse è anche per questo che per alcuni diventano un'estetica della ribellione.
26:18Queste architetture, spesso decadenti, ferite, incompiute, appaiono oggi come rovine della modernità.
26:26Giganti, alieni e mostruosi che però esercitano anche un certo fascino.
26:30Oggetti da contemplare, da fotografare e da archiviare.
26:42Oggi questi luoghi e questi edifici che attraversiamo distrattamente
26:46sono anche le tracce materiali di un progetto politico e sociale.
26:51Sono documenti, documenti di un'epoca, di un'idea di città e di un modo di abitare.
27:04Allora, provo a rispondere io al dilemma che ha posto Charlotte Marincola
27:11inquadrando alcuni edifici brutalisti che sono stati demoliti nell'entusiasmo, nel tripudio.
27:17Che in tutta la storia dell'architettura e dell'urbanistica ci sono interi quartieri
27:22che vengono anche bellissimi, che poi vengono rimpianti, che vengono distrutti,
27:28ma che fa parte dell'architettura, che alcune cose più andanti,
27:33che non hanno avuto successo, che non sono più funzionali alla città,
27:37vengono distrutti, ma la parte sostanziale resta.
27:41Il brutalismo resterà.
27:43Resterà per sempre, cioè si rinnoverà.
27:46Come sarà il futuro del brutalismo?
27:49Allora, io penso che il brutalismo racconti una storia di un particolare periodo.
27:55Un momento storico.
27:55E che oggi le condizioni in cui viviamo sono molto cambiate.
28:00C'è un momento che si è concluso, secondo lei?
28:02È un momento che è cambiato.
28:04Lei giustamente ha detto che le città si trasformano, si sono sempre trasformate.
28:08Io penso che quella trasformazione che sta avvenendo adesso è una trasformazione che parla un linguaggio più sobrio,
28:16parla di altri tipi di materiali.
28:19Il caccio sotto armato è un materiale che ha una vita breve, che ha bisogno di molta manutenzione
28:24ed è per questo che molti edifici brutalisti sono in stato di degrado.
28:27È anche vero che per far arrivare il messaggio che la tutela per alcuni edifici è necessario.
28:34È difficilissimo farlo sull'architettura contemporanea perché è molto più facile far capire che un edificio del 600 è da
28:41tutelare.
28:42L'architettura contemporanea per molti, come lei diceva, è brutta in alcuni casi.
28:47È molto superata, abbiamo le erbacce, le lattine.
28:51Esattamente, e c'è bisogno di un'educazione.
28:53Però c'è qualcosa che ci salva, il cinema, come diceva, il filmato.
28:56Carla Oppo, nel filmato a un certo momento si diceva che stranamente molti registri ne hanno fatto un set di
29:05questi edifici brutalisti.
29:08Sì, va detto che il cinema più che rappresentare il brutalismo lo interpreta, lo trasforma.
29:15Soprattutto nel genere distopico, dove a colpi di blocchi di cemento si evoca una sorta di oppressione, di distanza umana.
29:25Quindi è una scorciatoia visiva molto potente.
29:29Da, dunque, progetto sociale, utopia sociale, diventa linguaggio della crisi contemporanea.
29:36Potremmo fare tanti esempi, ma già in Metropolis di Fritz Lang intravediamo questi blocchi ripetitivi che un po' anticipano le
29:43suggestioni del brutalismo.
29:46Ancora in Arancia Meccanica Stanley Kubrick utilizza location reali.
29:49Dunque, la distopia diventa concreta, quotidiana.
29:54Invece, in Blade Runner 2049, The New Villeneuve rovescia un po' il significato del brutalismo.
30:00Non più un progetto per la collettività, ma una massa di cemento che schiaccia l'individuo in una società dominata
30:08dal capitale.
30:09Invece, un discorso diverso merita l'acclamato The Brutalist di Brady Corbet.
30:15Racconta la storia di un architetto sopravvissuto all'olocausto ed emigrato negli Stati Uniti.
30:21Ma nonostante dia il titolo al film, qui il brutalismo è più sullo sfondo, più legato al trauma del protagonista.
30:27Tanto che l'architettura attinge sia al Bauhaus, formazione del protagonista, che agli spazi dei campi di concentramento.
30:36Dunque, meno manifesto stilistico e più traccia della memoria.
30:40Beh, Carla Hoppo ci ha dato il segreto del brutalismo e anche la risposta alla domanda che ponevo prima.
30:46Perché questi film sopravviveranno e ci saranno spettatori, anche fra 50, 70, 100 anni, che si domanderanno
30:54ma è quella casa? Che strana, dove è finita?
30:57Sta già avvenendo nel caso, per esempio, di un film che non è stato citato, ma che mi è venuto
31:03in mente
31:03ascoltando Carla Hoppo, che è Tenebre di Dario Argento, che è stato girato in una casa brutalista a Casalpalocco,
31:11che non esiste più. Quindi è una casa meravigliosa, se vi capita di riguardare qualche scena terrorizzante,
31:18è una casa meravigliosa che è stata completamente modificata nel tempo, però lì resterà, così come, insomma, Carlo Scalpa.
31:26Quello che non avevano le architetture precedenti, il cinema, la televisione, le serie, ci riproporranno
31:36continuamente delle cose e verranno fuori spettatori che chiederanno, come nel caso da lei citato da Tenebre
31:43o come una cosa che mi è venuta in mente mentre lei parlava e di cui parlerò in conclusione, un
31:49altro film
31:52diranno, ma dov'è questa casa? E se non c'è più, la osserveranno, la studieranno attraverso quelle pellicole di
32:02cui ci parlava Carla Hoppo.
32:05Professoressa, lei è strepitosa perché parlare del brutalismo, però ci dia tre libri per approfondirlo.
32:11Sì, allora il primo libro è molto facile, ne abbiamo già parlato, però è il libro di Rainer Banham, quello
32:19fondativo,
32:19che si chiama Il nuovo brutalismo, etica o estetica. L'ho messo in questo elenco, esatto, l'ho messo in
32:26questo elenco
32:26perché è stato ripubblicato in Italia da Pendragon con una bellissima introduzione di Marco Biraghi
32:31ed è il libro fondativo sul tema. Poi c'è un secondo libro a cura di Anna Rita Emili, il
32:38titolo è Architettura estrema
32:40e questo libro serve a inquadrare il brutalismo oggi, che cosa resta, quali sono le domande, quindi molti dei temi
32:48che abbiamo indagato insieme. Ed è edito da Quad Libet, che è una casa editrice ottima per testi di architettura.
32:56Il terzo libro è un caso curioso perché nasce da una pagina social. Bianca Felicori è redattrice di questa pagina
33:08intitolata Forgotten Architecture e insieme a questa casa editrice Nero Edition, che si occupa di testi di arte, architettura,
33:16filosofia molto interessante, hanno deciso di fare un libro con le opere di questa pagina.
33:22Non sono solo opere brutaliste, ma moltissime si possono mettere sotto questo cappello
33:29e questo libro ci aiuta a entrare nelle microstorie delle singole opere.
33:33Io ringrazio la professoressa Maria Clara Ghia, a cui smetto di fare complimenti perché sennò poi entro in pasticci.
33:43Li faccio invece complimenti a Charlotte Marincola, che ha realizzato un filmato meraviglioso,
33:48a Carla Oppo e Gianmarco Dastolto, che sono intervenuti con una finezza davvero meritevole di complimenti
33:58e mentre voi prendete nota dei libri che vi ha suggerito la professoressa Ghia,
34:05io proprio su suggestione del discorso di Oppo e della professoressa Ghia preparo delle conclusioni sul cinema.
34:15Il nuovo brutalismo
34:17Rainer Banham
34:19Pendragon 2025
34:22Architettura estrema
34:23Il neobrutalismo alla prova della contemporaneità
34:27A cura di Anna Rita Emili
34:29Quad Libet Studio 2011
34:33Forgotten Architetture
34:34A cura di Bianca Felicori
34:37Nero Edition 2024
34:42Io lo so che Maria Clara Ghia vi ha ingolosito sui film che presentano case del brutalismo,
34:51soprattutto i film italiani.
34:52Beh, vi do un consiglio per stasera, rivolgetevi a Helio Petri,
34:57O meglio, al film più famoso di Helio Petri,
35:02Indagini su un cittadino al di sopra di ogni sospetto,
35:05dove si vede come casa di volontè quel villino a Via Colli della Farnesina, 144,
35:13una cosa famosissima, fatta dall'architetto Francesco Berarducci,
35:18che è uno dei tanti monumenti, li definisco così, del brutalismo.
35:24Il film, come voi sapete, è stato un film notissimo,
35:29ha portato molta fortuna a Helio Petri,
35:33ha vinto l'Oscar, ha vinto a Cannes,
35:37e quindi si può dire che attraverso Helio Petri il brutalismo ha vinto anche l'Oscar.
35:59Grazie a tutti.
36:25Grazie a tutti.

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