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Trascrizione
00:06Buongiorno a tutti, io sono Anna Di Rocco, oggi è mercoledì 29 luglio e queste sono
00:12Notizie a colazione, il podcast di Classe Editori che riporta notizie, fatti e analisi
00:17dal mondo per iniziare al meglio la vostra giornata. Ho scelto di aprire questa puntata
00:22con una storia che riguarda l'Italia intera, anche se parte da una sola città, Taranto.
00:28Per capire quello che sta succedendo oggi all'Exilva bisogna fare un piccolo passo indietro.
00:35Paolo Alfieri, suo avvenire, racconta che quella fabbrica era nata con una promessa molto diversa,
00:41doveva essere il simbolo dell'industrializzazione del mezzogiorno, il grande progetto delle
00:46partecipazioni statali. Migliaia di persone arrivarono dalla Puglia interna, dalla Basilicata,
00:53dalla Calabria, per lavorare in quello che sarebbe diventato il più grande stabilimento
00:57siderurgico d'Europa. Nel momento di massimo splendore, all'inizio degli anni Ottanta,
01:03l'Ital Sider dava lavoro a 20.000 persone, il doppio se si considera anche l'indotto. Taranto
01:09finì per identificarsi con la fabbrica, che arrivò a occupare un'area persino più grande
01:14della città stessa. Il giornalista Walter Tobagi definì quegli operai con una parola rimasta
01:21nella storia. Metal mezzadri. Erano uomini entrati nella grande industria senza ricidere
01:28il legame con la terra. Cercavano soprattutto una cosa, un lavoro stabile, la possibilità
01:33di costruire un futuro per le proprie famiglie. Oggi quella storia sembra essere arrivata però
01:39all'ultimo capitolo. L'epoca in cui Taranto era la capitale dell'accio italiano si è ufficialmente
01:45chiusa. Nessuno al vertice che si è tenuto ieri a Palazzo Chigi lo ha detto apertamente,
01:51ma nessuno dentro o fuori dal governo è stato in grado di smentirlo. Questo perché entro
01:5790 giorni l'area a caldo dell'ex ilva, e cioè quella in cui l'acciaio viene materialmente
02:02prodotto, dovrà fermarsi. Lo ha stabilito la Corte d'Appello di Milano, che ha accolto
02:08in parte il ricorso dei cittadini di Taranto, subordinando la riapertura degli impianti alla
02:13completa rimozione dell'amianto ancora presente e alla riduzione delle emissioni entro limiti
02:19di sicurezza. Una corsa contro il tempo che il governo sa già di non poter vincere.
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