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  • 12 ore fa
Brescia, 20 lug. (askanews) - Fino al 30 agosto 2026 la Cavallerizza - Centro della Fotografia Italiana a Brescia ospita la mostra fotografica realizzata da Renato Corsini Vittoria Alata. Viaggio di andata e ritorno. L'esibizione è uno degli appuntamenti inseriti nel palinsesto di eventi, ideato e promosso da Comune di Brescia e da Fondazione Brescia Musei, per celebrare il bicentenario del ritrovamento della Vittoria Alata. Attraverso una selezione di scatti realizzati tra il 2018 e il 2021, Corsini racconta la genesi e l'evoluzione del restauro al quale venne sottoposta la Vittoria Alata: dalla partenza da Brescia per il delicato intervento di conservazione, svolto all'Opificio delle Pietre Dure a Firenze, con la collaborazione del Dipartimento di Ingegneria Meccanica della Sapienza Università di Roma e il contributo tecnologico della ditta Capoferri, fino al ritorno nel nuovo allestimento firmato dall'architetto spagnolo Navarro Baldeweg, all'interno del Capitolium nel parco archeologico.Renato Corsini ad askanews: "Questo reportage racconta fondamentalmente delle emozioni e racconta un privilegio. All'inizio della mostra c'è una frase "Durante questo lavoro non mi sono mai sentito un fotografo, mi sono sentito un privilegiato", perché questo è effettivamente stato il mio ruolo: un osservatore di una cosa straordinaria destinata a diventare Storia e io ho avuto l'opportunità di documentare questo. Ho documentato in maniera direi emozionale, perché come si vede dalle fotografie che sono alle mie spalle, c'è stata per tutto il periodo del restauro una fase di umanizzazione di questa statua che ha coinvolto non solo me, ma tutti quelli che ci hanno lavorato".Alla Cavallerizza - Centro della Fotografia Italiana è presente una seconda mostra speculare alla prima: a cura di Roberto Mutti, Mario Cresci. In aliam figuram mutare. Interazioni con la Pietà Rondanini di Michelangelo, che interpreta attraverso i suoi scatti le fasi di sviluppo della ricerca che l'artista ligure ha condotto intorno attorno alla Pietà Rondanini conservata al Castello Sforzesco a Milano.

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00:00Questo reportage racconta fondamentalmente delle emozioni e racconta un privilegio.
00:06All'inizio della mostra c'è una frase, durante questo lavoro non mi sono mai sentito un fotografo,
00:12mi sono sentito un privilegiato, perché questo è effettivamente stato il mio ruolo,
00:17quello di un osservatore di una cosa straordinaria, di una cosa che è destinata a diventare storia
00:25e ho avuto l'opportunità di documentare questo. Documentato in maniera direi emozionale,
00:33perché come si vede dalle fotografie che sono alle mie spalle, c'è stata per tutto il periodo del restauro
00:39una fase di umanizzazione di questa statua che ha coinvolto non solo me, ma tutti quelli che ci hanno lavorato.
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