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  • 1 giorno fa
«Non tornerei ad Atreju», «il ministro Giuli in sette mesi non ha detto una parola in mia difesa» e «non ho le prove, ma risulterebbe che il comunicato del mio licenziamento sia partito proprio dal ministero» sono solo alcuni dei passaggi più forti dell'intervista che Beatrice Venezi, che non fa mai il nome di Colabianchi, ha concesso a Hoara Borselli per il suo podcast Sette Vite. «Non solo ho dichiarato simpatia per la Meloni, ma anche il fatto di non aver dichiarato la mia simpatia per il solito circoletto è sicuramente stato un motivo di svantaggio e, onestamente, non risalirei sul palco di Atreju» dice Beatrice Venezi a Hoara Borselli, aggiungendo anche che sconsiglierebbe ad altri di farlo «perché ti mettono un cappello e nessuno poi ti difende». «Se fossi stata di sinistra sicuramente non sarei stata attaccata dai sindacati della Fenice – continua Venezi in un altro passaggio - La Fondazione aveva bisogno di presentare una faccia nuova, avevano scelto la mia, ma sono stata usata. Quando i lavoratori della Fenice hanno cominciato a manifestare contro di me, una lavoratrice come loro, con ripetute letture di volantini anche sul palco, mi chiedo come mai non ci sia stato nessun richiamo da parte del Sovrintendente».

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