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00:23Siamo a Corchia, un borgo incantevole della Valla Manubiola.
00:28Partiamo da qui, quota circa 600 metri, cammineremo ma anche esploreremo un territorio molto interessante.
01:18Ciao Maria, dove ci porti?
01:20Oggi andiamo alle miniere di Corchia, faremo il sentiero della miniera della Pietra del Fuoco che parte proprio in fondo
01:26al paese a Corchia.
01:28Sale di 200 metri, in un'oretta, un'oretta e mezza arriviamo davanti alla miniera della Pietra del Fuoco.
01:34E poi?
01:34E poi, se le nostre gambe tengono, andremo fino all'incrocio La Calà, che è un importante incrocio dei sentieri
01:42che vengono dalla Cisa e che portano poi all'Ozzola.
01:45Seguiremo invece il crinale, arriviamo fino al monte Binaghe e al Groppo della Donna, che sono i monti più alti
01:52di Corchia.
01:56Alla partenza troviamo diversi punti acqua.
01:59Ad accompagnarci avremo altri due profondi conoscitori della zona, il geologo Giovanni Michiara e Giacomo Agnetti,
02:05compagno di Maria Molinari, illustratore, docente allo Iulm di Milano e a sua volta guida ambientale escursionistica.
02:22Corchia è un piccolo gioiello di pietra che ha mantenuto le sue caratteristiche architettoniche antiche.
02:30Abbiamo notizie di Corchia già da partire dal 1100, perché notizie storiche, quindi fonti scritte, attestano la sua presenza nel
02:371100.
02:39La mensa vescovile di Parma si appoggiava appunto a Corchia, quindi sappiamo che rientra nelle mezzadrie dei Vescovi di Parma.
02:51Corchia sorge su questa direttrice sud-nord, questa strada praticamente.
02:57Il paese è arroccato sulla strada, un po' come a protezione della strada di passaggio.
03:02Già nel 1500 i farnesi cercarono l'oro, perché come vedremo poi dopo nella miniera la calcopirite ha un colore
03:10dorato,
03:10loro pensavano fosse oro, poi si sono resi conto subito che non era oro.
03:16Sappiamo già che nel 1500 c'erano circa 160-170 persone.
03:22Qui ci sono già due elementi che richiamano in qualche maniera alla società tradizionale.
03:28Una praticamente è il sasso dell'erco, che è il sasso che veniva messo sopra i camini,
03:35che sostanzialmente serviva per tenere ferma la piagna.
03:38Però il lerco era anche il folletto, e quindi in qualche maniera evitava di fare entrare il folletto all'interno
03:45della casa.
03:46Il folletto poi alla fine di solito era tipo una faina, una martora, insomma tutto quello che creava scompiglio all
03:52'interno della casa.
03:53L'altro elemento invece è qui, che sono le marcolfe, che sono quei faccioni in pietra
03:59che vengono messi all'esterno delle abitazioni e che segnano il confine,
04:04una sorta di confine se vuoi magico, comunque tradizionale.
04:09Quindi si usava il male, quindi solitamente una faccia che faceva la lingua e con gli occhi spalancati,
04:15per tenere lontano il male.
04:17E queste sono tutte cose che arrivano dagli studi di Mario Ferraguti,
04:22che è uno scrittore di Parma che è andato in giro per l'Appennino a chiedere informazioni sulle storie, sulle
04:27leggende dell'Appennino.
04:29Il sentiero delle miniere tracciato CAI 833, ben segnalato, parte dal paese lungo il torrente Manubiola
04:35e si inoltre nel bosco, iniziando presto a salire.
04:38Nel tratto iniziale le nostre guide ci propongono una leggera deviazione in uscita dal Borgo.
04:44Il percorso è destinato a ricongiungersi poi al sentiero principale dopo una mezz'ora scarsa.
05:12Cioè, questi non si trovano sempre.
05:13Ma anche in autunno ci sono i fiori qui.
05:16Sì, loro sono dei ciclamini selvatici.
05:19Vedi, hanno proprio...
05:21Questi non sono domestici, sono selvatici, hanno la stessa forma, sono più piccoli.
05:25E si trovano nel sottobosco, loro sono chimili, stanno sempre all'ombra.
05:30E sono protetti, non si possono raccogliere.
05:33Si sviluppano su una radicetta, che è come se fosse una palla, la loro radice.
05:40E da quella alla radice si sviluppa sempre dei gruppi di ciclamini.
05:56Una cosa bella dei muretti a secco, qua ce ne sono tantissime, è questa.
06:01Ovvero è quella che noi chiamiamo la liquirizia dei poveri.
06:05Se prendiamo la radice di questa pianta, che non si chiama liquirizia dei poveri, ma polipodio,
06:13e ne estraiamo la radice, ovviamente va pulita.
06:16Il bastoncino.
06:18C'è un bastoncino, che se si succhia, da pulita, insomma, sa di liquirizia.
06:22E quindi noi le chiamiamo la liquirizia dei poveri.
06:34Ecco, qui ci sono i barniò, che sono i frutti del prugnolo,
06:42e sono quelli con cui si fanno il barniolino.
06:45E andrebbero raccolti dopo la prima gelata.
06:48C'è chi le raccoglie un po' prima e le mette in freezer, in modo così.
06:51La gelata se la fai in casa.
06:53E poi fanno anche mangiare.
07:06Questa è una maestà, è come se avete fatto caso entrando a Corchia.
07:10Ce n'era un'altra, con un muro giallo.
07:13Insomma, le maestà, se ci fate caso, sono sempre all'inizio e alla fine dei paesi,
07:17perché avevano un po' la funzione di tenere fuori i mali dal paese.
07:21Avevano questa funzione.
07:23E questa ha un'altra funzione, ovvero è una nicchia, dove ci si può anche entrare,
07:28a causa, se ci fosse il maltempo, la bufera, dove la gente si protegge dentro.
07:36Osservando questa maestà possiamo vedere le caratteristiche delle rocce che ci sono qua.
07:42Come tutto il paese, la maestà è stata costruita con l'arenale di Scabiazza,
07:47che sono delle rocce sedimentari che stanno sulla parte destra della valle.
07:51Invece possiamo vedere il muretto secco che c'è lì, ad esempio,
07:55che è stato fatto con le rocce marmatiche della costa oceanica
07:59che affiorano tutte sulla parte sinistra della valle,
08:02dove poi andremo a vedere le miniere.
08:05E chiaramente la differenza è visibile.
08:08Si vede appunto che la pietra, quella sedimentaria, è facilmente lavorabile in blocchi,
08:13mentre invece quella marmatica sono dei blocchi informi.
08:16E questo lo vediamo molto bene, specialmente nella tessitura di muri a secco,
08:21che rispecchiano proprio la geologia dell'immediato che c'è sul posto.
08:26I muri a secco sono una piccola, grande opera di contrasto al dissesto.
08:30In Liguria sono patrimonio dell'umanità.
08:33A Bercetto si lavora per recuperarli, con particolare attenzione alla via francigena.
08:37Ma non solo, siamo in un'area di grande rilevanza dal punto di vista geologico.
08:46Qua abbiamo una vista molto panoramica delle rocce che affiorano in sinistra del torrente manubriolo.
08:54Queste rocce sono rocce marmatiche e rappresentavano la crosta oceanica.
08:59Su questa crosta oceanica si sono deposte quelle rocce che vediamo principalmente nella parte destra della valle,
09:06che sono quelle rocce stratificate che hanno utilizzato per costruire il paese.
09:11L'aspetto interessante è che noi vediamo a volte queste rocce che sono più alte, quelle sedimentarie, rispetto a queste.
09:19Questo per motivi tettonici, nel senso che sono state alzate e quindi sono in posizioni diverse.
09:25Per far vedere quali sono le rocce caratteristiche di questa valle, della valle manubriola,
09:29qua ho preso proprio camminando tre pezzi.
09:33Queste sono le rocce che sono i magmi della crosta oceanica, che sono fondamentalmente rappresentati da quelli.
09:41Queste invece sono le rocce sedimentarie che vediamo principalmente sulla parte destra.
09:46E questa invece è una cosa molto particolare.
09:49Questo è un granito che viene dal Groppo Maggio.
09:51Il Groppo Maggio è là.
09:53E questo è particolare perché questo rappresenta un'antichissima catena montuosa
09:57di circa 300 milioni di anni fa,
10:00che c'era prima che si aprisse questo oceano.
10:03Praticamente è caduta dentro e noi troviamo delle tracce di questi pezzi.
10:07Questo è un granito, è una cosa piuttosto rara per la zona.
10:32E' arrivato il momento delle castagne.
10:33Qua sono bellissime, si trovano sul sentiero.
10:38Sono state il pane quotidiano fino a qualche anno fa dei nostri montanari.
10:44Dopo vedremo nel sicatoio come venivano lavorate.
10:47E' un'economia che sta un po' rinascendo questa, pian piano.
10:51Tra l'altro a Corchia ancora c'è la raccolta e la essicazione collettiva.
10:56Tutto il paese si riunisce una volta all'anno
10:59e fanno funzionare uno dei sei essicatoi del paese.
11:02L'unico è rimasto ancora in funzione
11:04e tutti gli anni si radunano per fare l'essicazione
11:06e poi dopo ridividersi le castagne famiglia per famiglia.
11:52Qui vediamo la polveriera,
11:54che era chiaramente il posto in cui stoccavano tutti i vari esplosivi
11:57perché era anche un punto logistico
12:00perché le miniere principali erano appena più sopra
12:02che era quella della pietra del fuoco
12:04e la miniera più sotto che era la miniera di Perbonne.
12:08E quindi insomma per avere gli esplosivi comodi
12:10la tenevano qui la polvere da sparo
12:12anche per un discorso di sicurezza.
12:32Abbiamo visto un sacco di funghi buoni?
12:35Oggi no.
12:37Li hanno già presi tutti.
12:39Magari ripartono.
12:40Queste invece cosa sono?
12:42Queste qui le chiamano le manine
12:44perché se andate molto vicino
12:46vedete che la loro forma ricorda quella di una mano alzata.
12:52Non commestibile.
12:53Non commestibile.
12:55Anche il faggio ha il suo frutto?
12:57Sì, sono le fagiole
12:59che sono conservate nel loro involucro
13:02doppio involucro
13:03perché come vedete ce n'è uno anche di mezzo
13:07e la fagiola buona è questa
13:09ci facevano l'oglietto i nostri anziani
13:12mettevano le lenzuola sotto ai faggi
13:15perché vedete sono piccole
13:16e per riuscire a raccogliere il maggior numero
13:18e lo spremevano per fare l'oglio
13:20Si può mangiare?
13:21Noi la possiamo mangiare, sì.
13:23È molto buona.
13:35Adesso andiamo a scoprire con Giacomo Giovanni
13:38la storia delle miniere
13:40che è anche la storia di un'economia antica
13:42delle nostre montagne.
13:51Qui siamo dentro alla miniere
13:53della pietra del fuoco
13:55ed era una delle miniere diciamo più ereditizie.
14:00Dunque a Corchia è tutto partito
14:04dopo quella seconda rivoluzione industriale
14:07sostanzialmente
14:08perché con la seconda rivoluzione industriale
14:10si diffonde l'energia elettrica
14:11e quindi parte in tutta l'Italia
14:16la domanda di rame sostanzialmente
14:19e qui si estraeva soprattutto rame
14:21i materiali per poi fare il rame.
14:24Quindi di conseguenza in quel periodo lì
14:25fino alla fine del 1800
14:27fino a quasi agli anni 50
14:31c'è l'attività nelle minere di Corchia.
14:34Il periodo di massima attività
14:37è tra il 20 e il 30
14:38dove c'erano quasi 200 dipendenti
14:40che venivano presi soprattutto dalle valli
14:44qua intorno
14:45proprio perché le leggi fasciste
14:47imponevano di utilizzare
14:49manovranza della zona.
14:51Poi però cosa è successo?
14:53Che in tutto il mondo
14:55si è diffusa l'energia elettrica
14:57e c'erano delle miniere
14:58molto più grandi
15:00quindi in Cile, in Cina
15:02c'erano delle miniere
15:03per cui era più facile estrarre
15:05molto più rame.
15:06L'Italia è ricca di rame
15:07ma sono miniere piccole
15:09e quindi non valeva più
15:10la pena estrarle in Italia
15:12quindi la sorte di tantissime miniere
15:14è stata la stessa di quelle di Corchia.
15:19La problematica di queste vene
15:21è che si esaurivano abbastanza facilmente
15:23ed è questo il motivo
15:24per il quale attorno a Corchia
15:26ci sono tanti rami
15:27che poi sono stati abbandonati.
15:29Considerate che
15:31estrendo questo materiale
15:33c'è la percentuale di rame
15:36che poteva essere estratto
15:38da questo minerale
15:39è una piccola percentuale
15:41quindi era una lavorazione
15:42poiché era abbastanza faticosa.
15:46Come si sono formati questi minerali?
15:48Noi siamo all'interno
15:49di un marma
15:53della crosta oceanica
15:56e quando questo marma
15:58quando questa lava
15:59è uscita
16:00ed è entrata in contatto
16:01con i sedimenti marini
16:02si sono formati questi minerali
16:05minerali che si sono formati
16:06a una temperatura relativamente bassa
16:08perché siamo
16:08diciamo in genere
16:09temperature inferiore
16:10ai 300 gradi.
16:14che meraviglioso
16:17questa pasta qui
16:18è una falena
16:20The Herald
16:21che vive all'interno
16:23di queste miniere
16:25è una delle poche
16:26forme di vita
16:28non ce ne sono tantissime
16:29però alcune ce ne sono
16:30ci sono pepistrelli
16:31falene
16:32ragni
16:33metamenardi
16:36questo qui invece
16:38è l'abitante principe
16:42delle miniere
16:44che è un pepistrello
16:45molto piccolo
16:47si chiama ferro di cavallo
16:54qui ci sono i segni
16:56dei trapani
16:57dove mettevano
16:58poi i candelotti
16:59per far esplodere
17:00per procedere
17:01e andare
17:01insomma
17:03avanti
17:03con lo scavo
17:04e quando
17:05poi facevano brillare
17:07i candelotti
17:07era
17:08forse il momento
17:10più pericoloso
17:10perché poi
17:11l'intera miniera
17:13faceva l'effetto
17:14canna di fucile
17:15e quindi
17:16si sentiva
17:17l'esplosione
17:17un botto molto cupo
17:19poi arrivava l'aria calda
17:20che ti investiva
17:21ed era una sorta
17:23di esperienza
17:25che è molto spaventosa
17:28è bene ricordare
17:29che l'accesso
17:30alla miniere
17:31è consentito
17:31solo se accompagnati
17:33da una guida
17:33una volta usciti
17:35torniamo sui nostri passi
17:36per imboccare
17:37il sentiero cai
17:37che porta al passo
17:38la calà
17:39forse il tratto
17:40più impegnativo
17:41per la pendenza
17:42è
17:43è
17:44è
17:45è
17:46è
17:46è
17:46è
18:01è
18:16Grazie a tutti.
18:36Grazie a tutti.
19:03Invece sulla nostra destra abbiamo la strada che va al Fagiolo, località Fagiolo e Giareto, quindi poi a Corchia.
19:10L'alternativa è passare dalla strada delle miniere sempre che arriva a Corchia.
19:13Quindi è un incrocio importante.
19:22Il crinale fa da spartiacque tra la valtare e la valma nubiola.
19:25I colori autunnali arricchiscono il sentiero.
19:28Una volta sbucati dal bosco, in cima al Binaguet, a quota 1162, godiamo di un panorama sorprendente e davvero a
19:36360 gradi.
19:58Da qui si vede benissimo l'Alta Valbaganza, partendo da Berceto che è dominato dal Monte Cervellino.
20:09Poi seguendo c'è un piccolo promontorio pelato che è la maestra di Graiana.
20:15Poi venendo sempre più avanti abbiamo dove c'è quella pelata che sale, quello è diciamo al Monte Polo.
20:23Poi seguendo si intravedono i groppi rossi che sono sempre dei groppi ofiolitici dove c'è il famoso lago Bozzo.
20:32E poi a salire si arriva nella parte dove passa, poi l'alte via dei parchi.
20:37E in quell'avvallamento vediamo il passo della Cisa, quindi è quel punto basso in cui passavano mercanti, è un
20:49passo storico diciamo.
20:50E poi a salire comincia l'appennino diciamo più alto in cui vediamo il Monte Fosco, l'Orsaro e il
20:57Braiola.
20:58In fondo c'è una piccola punta in cui possiamo vedere il Monte Sagro, quindi sono già le apuane.
21:05E poi qua siamo proprio a ridosso del Monte Molinatico che è tutta questa massa enorme dove ci sono poi
21:13le antenne, si riconosce per le antenne nella parte alta.
21:15E poi buttandosi nella Valtaro, guardando la Valtaro abbiamo l'inconfondibile Monte Penna che è la piramide che si vede
21:26dritta che spicca davanti a noi.
21:29E poi a spostarci abbiamo il Monte Pelpi e il Monte Aiona.
21:35E poi andando in là diciamo è più coperto quindi da qui si vede meno.
21:42E poi andando in là diciamo.
22:16Da qui o scendendo al passo la Cala si apre un ventaglio molto ampio di itinerari possibili.
22:21Una delle opzioni è visitare i Castagnetti di San Bernardo a 947 metri dove una lapide ricorda i partigiani uccisi
22:28dai nazi fascisti in una battaglia del 2 febbraio del 45.
22:32Scegliamo questa volta di ripercorrere i nostri passi per tornare a Corkia nel minor tempo possibile.
22:37Abbiamo ancora tanto da scoprire.
22:41In questo punto si nota bene quelle diciamo che là un po' la peculiarità di questa valle.
22:46Cioè il fatto che questa valle è un po' divisa in due dal torrente e abbiamo sulla destra ci sono
22:52le rocce stratificate che sono diciamo i sedimenti che si sono depositati in mare.
22:57Questi sono le arenari di Scabiazza che hanno circa 100 milioni di anni.
23:00E invece dall'altra parte vediamo abbastanza bene quelli che sono i magmi in particolare qua vediamo florare ad esempio
23:08dei basalti che rappresentano la lava che usciva dal fondo del mare.
23:40Scendendo dal sentiero delle miniere arriviamo alle porte del paese dove è in funzione l'ultimo essicatoio di castagne della
23:46vallata.
23:47Nando porta avanti una tradizione centenaria.
23:50Oggi la farina si utilizza per fare il castagnaccio, la pattona.
23:53Un tempo era una risorsa provvidenziale.
23:56Sono tanti anni che è in funzione questo essicatoio?
24:00Io penso che sia più di 100 anni dai miei genitori, mio nonno, mio papà.
24:05Adesso sono 17 anni che continuo io questa tradizione.
24:09Lei ha portato avanti questa tradizione. Per qualche è una cosa importante?
24:13Sì, perché l'estate facendo questa chiamata sciagra della patona faccio la farina e doperiamo la farina del paese, del
24:25posto.
24:26Una volta la farina di castagne era tutto, no?
24:30Era il pane, perché non è come in pianura che avevano il grano, il grano torco per fare la polenta.
24:39Qua non c'era e avevano la farina di castagne.
24:44La patona, il pane, la polenta.
24:47Le avevano in quel modo.
24:52Questi qua prima venevano, non si chiede di pesare, li misuravano.
24:56In questo recipiente?
24:58In questo recipiente, poi li veniva versati in un cesto, poi uno li portava su per la scala e ce
25:04n'era uno sopra che li vuotava nella grata.
25:09Quando si sbucciano dalla macchina, vengono versate qua e ci sono le persone, tre da una parte e tre dall
25:18'altra,
25:18che scegliono di castagne marce, se c'è qualche fassolino, si è riempito e poi si riempiono i sacchi.
25:28Esatto.
25:28E qua invece c'è il fuoco, no?
25:30Qua c'è il fuoco, sì.
25:31Ma è un fuoco vivo o dovete...
25:33No, è un fuoco, perché con la legna di castagno, il castagno brucia lentamente.
25:38Poi una volta acceso, si adopera la brucia delle castagne dell'anno prima, perché brucia, fa da bracciolo e brucia
25:49lentamente.
25:50E cosa succede? Le castagne che vengono raccolte dalle varie famiglie, poi gliele portano, come fate qui?
25:57Una volta le misuravano con quel recipiente là, dopo tante fresche, sapevano che ce n'era, dopo tre di fresche,
26:10ce n'era una di secca.
26:12Invece adesso le pesiamo e da un tot di peso calano su un quintale e ne rimangono 33 kg.
26:21Dopo che accende il fuoco, per quanti giorni resta acceso?
26:2435 giorni. Il fuoco va giorno e notte per 35 giorni.
26:29E le castagne che sono al piano di sopra, pian piano si seccano?
26:32Pian piano, poi tutte le sere, perché chi da una parte, chi dall'altra portano le castagne.
26:38Dopo un certo orario sono a casa anch'io e man mano che si mettono su, si cerca di mescolarle,
26:46che dopo 35 giorni siano tutti secchi, tutti assieme.
26:52Per lei che valore ha un... ormai è un rito questo?
26:56Sì, è un rito, perché poi c'è anche tanta gente che ha una certa età e sono anche loro
27:05che mi invogliano a continuare questa tradizione.
27:12Corchia è una miniera di storie e tradizioni.
27:15La chiesa di San Martino oggi sconsacrata ha la caratteristica unica di avere il campanile sul fronte.
27:21Da tempo purtroppo attende una messa in sicurezza.
27:24Casa Corchia ospita invece dal 2007 il Museo Martino Iasoni, sorprendente artista del secolo scorso.
27:30Qui sono conservate una sessantina di opere del pittore tra Oli e Aquarelli.
27:38Martino Iasoni era un pittore dei primi del Novecento, è nato nel 1901 a Corchia.
27:42Nel 1905 è partito con il padre e hanno venduto l'unica mucca che avevano nella stalla per comprare un
27:48biglietto di sola andata per New York.
27:49Là c'era già la mamma che lavorava da sei mesi, sei o sette mesi.
27:53Martino è cresciuto in New York studiando arte.
27:57Sono ripartiti nel 1924, quindi lui aveva 23 anni, non aveva mai fatto il contadino, ha sempre fatto il pittore.
28:05Si è trovato a Corchia a dover riniziare una vita da capo e a rimparare un mestiere da capo.
28:11Ed è morto giovane nel 1957.
28:16Io penso che Martino sia importante per Berceto, per Corchia e in generale per l'Appennino
28:22perché è un po' l'esempio di quello che è successo a tutto l'Appennino, ovvero l'esperienza della migrazione
28:27penso che la portino, se non direttamente ma anche indirettamente, tutte le famiglie della montagna.
28:34Ed è un'esperienza che cambia completamente la vita, quindi Martino ha cambiato la sua vita
28:40e l'ha dovuta anche rivedere e riniziare in un altro modo.
28:44È stata l'esperienza di tante persone in montagna.
28:46Cosa state scoprendo? State approfondendo la sua figura?
28:50Sì, quest'anno è un anno particolare perché si sta producendo un documentario
28:56su Martino Iasoni, sulla sua figura, la sua esperienza di migrazione ma anche come artista.
29:02È un progetto della consulta degli Emiliano Romagnoli nel mondo
29:07che ha voluto appunto approfondire la vita di Martino Iasoni
29:11e anche finalmente si sta riuscendo a pubblicare i diari di Martino Iasoni
29:17perché Martino non era solamente un pittore ma era anche un grandissimo scrittore.
29:23Ha prodotto tantissimi scritti, ha tradotto delle opere dall'italiano all'inglese e viceversa
29:27e ha raccontato la sua esperienza di contadino di Corchia.
29:32Quindi ha raccontato anche tramite i diari americani la sua esperienza
29:37da quando era bambino fino al 1924 in quattro quaderni che proprio quest'anno verranno pubblicati.
29:44L'Appennino è terra di emigrati.
29:46Oggi si spopola ma al tempo stesso accoglie migranti.
29:49Temi che si intrecciano col futuro di queste terre
29:52e ai quali Giacomo ha dedicato il documentario Se chiudo gli occhi vede i monti
29:56realizzati in parallelo alla ricerca etnografica di Maria intitolata Un territorio immaginato.
30:02Si stanno forse creando delle condizioni nuove
30:06perché appunto internet dà la possibilità di lavorare anche da remoto.
30:11Chiaramente venire in Appennino è una scelta che è più profonda
30:15cioè è legata forse anche alla ricerca di comunità che magari possono piacere
30:21e una cosa che ho notato è che forse le persone appunto non cercano un posto bello
30:27in cui andare a vivere ma cercano più una comunità che funziona
30:30un luogo in cui si sentono riconosciuti.
30:34Per alcune persone quindi è un forte richiamo andare a vivere in mezzo alla natura
30:38mentre per tanti altri può essere ancora visto come una limitazione.
30:42Ci sta perché ci sono tanti stili di vita
30:44però di sicuro le condizioni sono cambiate per venire a vivere in Appennino
30:48quindi ora è possibile con il giusto lavoro in tasca forse.
31:01Il cammino finisce a Corchia.
31:04Abbiamo percorso circa 10 chilometri con un dislivello di circa 550 metri
31:09in più di quattro ore a ritmo blando con tante soste e tanti approfondimenti
31:16perché la cultura, i riti e le tradizioni del nostro Appennino
31:19di queste vallate meritavano tanta curiosità.
31:36Grazie a tutti.
31:55Grazie a tutti.
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