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Donald Trump sta ancora una volta definendo l'agenda politica americana, ma le crepe nel Partito Repubblicano si stanno allargando. Una mossa audace del Dipartimento di Giustizia, guidato dall'ex avvocato di Trump, Todd Blanche, ha innescato una rivolta interna, bloccando il voto su un piano immigrazione cruciale.

Un fondo da quasi 1,8 miliardi di dollari, destinato a coloro che si dichiarano perseguitati politicamente, ha suscitato la dura reazione anche di senatori fedelissimi. Il leader repubblicano del Senato, John Thune, ha dovuto rinviare la votazione, evidenziando lo scontro tra il controllo di Trump sulle primarie e la necessità di attrarre consensi più ampi per le elezioni di midterm.

Le sfide interne per Trump non si fermano qui. Anche figure come il deputato Thomas Massie sono cadute nelle primarie, mentre la pubblicazione degli Epstein files minaccia ulteriormente il futuro del partito. Nel frattempo, il sostegno a figure come Ken Paxton in Texas, a scapito di senatori più tradizionali come John Cornyn, indica una priorità per la fedeltà assoluta rispetto alla strategia elettorale.

Nonostante Trump mantenga un forte controllo sul 70% dell'elettorato repubblicano, il rimanente 30% di moderati e indipendenti potrebbe rivelarsi decisivo nei collegi più contesi. La sfida per Trump è rimanere indispensabile per la sua base, ma allo stesso tempo non alienare i voti centristi.

Anche i Democratici sembrano incapaci di sfruttare queste divisioni, con un rapporto interno che analizza le sconfitte del passato ma rischia di aprire nuove ferite. La campagna Biden-Harris è accusata di non aver comunicato efficacemente il pericolo rappresentato da Trump, mentre questioni cruciali come l'età di Biden e la crisi a Gaza rimangono irrisolte.

Attualmente, l'America sembra intrappolata in una stagione di infinite vendette, con potenziali mosse legali contro amministrazioni passate e minacce continue all'Iran che destabilizzano i mercati. Il rapporto tra Trump e Netanyahu è teso, e lo stesso Trump naviga tra crisi globali, spettacoli mediatici e preoccupazioni familiari, sempre al centro dell'attenzione.

#Trump #Repubblicani #ElezioniUSA

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Trascrizione
00:07Nel bene o nel male tutto deve ruotare attorno a Donald Trump. Anche questa settimana il
00:13Presidente è riuscito a imporre all'America i suoi temi, le sue vendette, i suoi nemici.
00:19Ma qualcosa forse si sta incrinando, perché una parte dei Repubblicani sembra aver trovato
00:26un limite all'umiliazione permanente davanti a Trump.
00:31Il caso esploso a Washington è clamoroso. I senatori repubblicani hanno bloccato il voto
00:36sul piano immigrazione e dopo la rivolta interna contro il nuovo fondo creato dal Dipartimento
00:42di Giustizia guidato da Todd Blanche, ex avvocato personale di Trump. Un fondo da quasi 1 miliardo
00:49e 800 milioni di dollari, destinato a risalire chi sostiene di essere stato perseguitato politicamente
00:55dal governo federale. Tradotto potenzialmente anche gli assalitori del congresso del 6 gennaio.
01:02Persino senatori fedelissimi hanno parlato di errore galattico. John Thune, leader repubblicano
01:08del Senato dal South Dakota, ha dovuto rinviare tutto. Perché il problema ormai è politico.
01:14I repubblicani sanno che una cosa sono le primarie controllate da Trump, un'altra le elezioni
01:21di midterm del prossimo novembre. Trump continua infatti a vincere quasi tutte le sue guerre
01:27interne. Questa settimana è caduto anche Thomas Massie, deputato repubblicano del Kentucky,
01:34distrutto nelle primarie. E qui entra un altro elemento esplosivo, gli Epstein files. La ex
01:41deputata trumpiana Marjorie Taylor Greene, della Georgia, assolutamente non pentita, ha dichiarato
01:48apertamente che con la battaglia per la pubblicazione dei documenti Epstein si è distrutto il futuro
01:55del partito repubblicano. Messi aveva sostenuto la legge per rendere pubblici file sul finanziere
02:02pedofilio Epstein, attirandosi ancora di più la furia di Trump. Ma un'altra crepa nel partito
02:09repubblicano si è aperta in Texas. Trump ha deciso di schierarsi contro il senatore repubblicano
02:16John Cornyn, appoggiando invece il procuratore generale ultramaga Ken Paxton nelle primarie
02:23per il Senato. Una scelta che ha spiazzato molti dirigenti repubblicani convinti che Cornyn fosse
02:31molto più forte contro i democratici. Per molti strateghi conservatori, Trump ormai privilegia
02:38la fedeltà assoluta alla sopravvivenza elettorale del partito. Prima ancora di Messi era toccato
02:45al senatore Bill Cassidy della Louisiana e ad altri repubblicani che avevano osato sfidare
02:52Trump. Il presidente controlla ancora circa il 70% dell'elettorato repubblicano. E nelle
02:59primarie questo basta. Ma nelle elezioni vere, quelle di novembre, manca il restante 30%. Ed è
03:05proprio quel 30% moderato, indipendente o stanco del caos permanente che rischia di travolgere
03:11i repubblicani nei distretti più in bilico. Trump resta indispensabile per mobilitare
03:17la base, ma tossico per vincere al centro. Eppure anche i democratici sembrano incapaci
03:23di approfittarne. Questa settimana è uscito il rapporto interno del partito sulla sconfitta
03:29del 2024, una sorta di autopsia politica che rischia però di aprire nuove ferite, invece
03:37di curarle. Il documento accusa la campagna Biden-Harris di non aver saputo convincere
03:43gli americani del pericolo Trump. Ma il rapporto stesso appare incompleto, confuso, quasi disperato.
03:51Nemmeno viene affrontato davvero il tema dell'età di Biden o la spaccatura su Gaza. E come se non
03:57bastasse, aleggia ora anche la possibilità di una nuova guerra politica e giudiziaria.
04:02Secondo il giornalista investigativo Seymour Hersh, il Dipartimento di Giustizia starebbe
04:08valutando iniziative contro Obama e la sua amministrazione legate a Russia Gay del 2016.
04:14Un'ipotesi ancora tutta da verificare, ma sufficiente a mostrare quanto l'America sia
04:19entrando in una stagione di vendette senza fine.
04:22Poi c'è l'Iran. Anche qui Trump continua a minacciare Tehran con ultimato, salvo poi
04:29rinviarli continuamente. Un giorno promette Scalation, il giorno dopo parla di pace imminente.
04:36Intanto i mercati oscillano, il prezzo dell'energia resta instabile.
04:40Molto dura l'analisi pubblicata da Robert Kagan su The Atlantic. Secondo l'esperto di geopolitica,
04:48Trump starebbe cercando una via di uscita che assomiglia più a una resa che a una strategia.
04:54Perfino il rapporto personale tra Trump e Benjamin Netanyahu si è incrinato. Dopo l'ultima telefonata
05:01tra i due, le indiscrezioni parlano di tensione altissima.
05:05Nel mezzo di tutto questo, Trump continua comunque a vivere dentro una realtà quasi parallela,
05:11tra guerra e spettacolo permanente. Giovedì, parlando alla Casa Bianca, si è lamentato persino
05:17di non sapere se partecipare o meno al matrimonio del figlio Donald Junior, alle Bahamas.
05:23«Se ci vado mi massacrano, se non ci vado mi massacrano lo stesso», ha detto ai giornalisti.
05:29Una presidenza quindi che oscilla continuamente tra crisi globale, vendette personali, reality
05:35show, familiare, campagna elettorale permanente. Ma con Trump sempre al centro della scena,
05:42perché nel bene o nel male è quello che lui cerca costantemente, che l'America continui
05:49a parlare soltanto di lui.
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