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  • 2 giorni fa

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Trascrizione
00:08Il nostro viaggio nel futuro dell'energia riparte dalla regione più interessata dal conflitto.
00:14Andiamo in Arabia Saudita, andiamo a Riyadh con John Svakianakis che è il capo della ricerca
00:19e il capo economista del Gulf Research Center, uno dei più importanti think tank nell'area.
00:25Grazie di essere con noi, ben arrivato John.
00:30Grazie.
01:04Grazie mille innanzitutto per avermi invitato, sono molto contento di essere con voi oggi.
01:09Dunque, l'Arabia Saudita, le prime condizioni, la prima condizione forse che probabilmente è anche la prima condivisa
01:19con altri paesi del Golfo Persico, è sicuramente quello che lo stretto di Hormons venga riaperto.
01:26In assenza di questa riapertura, l'Arabia Saudita, così come il Kuwait, il Qatar, ma anche gli UAE
01:36non possono naturalmente né esportare o importare alcun prodotto.
01:41E questo naturalmente pone una questione incredibilmente importante per l'economia del Golfo.
01:48E questa è davvero la prima condizione, la più importante, quella che tutti noi abbiamo all'interno dei paesi del
01:56Golfo.
01:57Ovvero, ovviamente, l'obiettivo è quello che la guerra venga interrotta, naturalmente, ma l'apertura di Hormons è fondamentale.
02:06Tutti si interrogano da una parte su quanto potrà durare questa situazione, dall'altra su quali condizioni governeranno anche il
02:14passaggio in futuro, la gestione dello stretto di Hormons.
02:18Voi che idea ne avete in questo momento?
02:27Non abbiamo in realtà un'opinione rispetto a una co-gestione dello stretto.
02:36Questo perché, ovviamente, nell'arco degli ultimi 150 anni, lo stretto è sempre stato gestito in un certo modo.
02:44Io non credo che ci sarà la possibilità di una co-gestione da parte di Iran e altri paesi.
02:51Questo perché si tratta di uno stretto, ad esempio, molto diverso rispetto al canale di Suez.
02:57Il canale di Suez, come tutti sanno, è un canale artificiale di natura antropica e quindi chiaramente richiede, diciamo, un
03:07approccio diverso.
03:08Esattamente come quello di Panama.
03:10Per quel che riguarda invece lo stretto di Hormons non è di natura antropica, non è artificiale e quindi una
03:19co-gestione dello stretto comporterebbe un nuovo scenario con Iran come co-gestore e potenzialmente altri co-gestori,
03:32quali, ad esempio, agli Stati Uniti o forse anche l'Oman, che recentemente ha rifiutato in toto l'idea di
03:42una co-gestione unitamente all'Iran.
03:45E, alla fine, direi inoltre che dovrebbe esserci nessun canone, nessun costo che venga imposto alla navigazione.
03:56L'Oman deve restare completamente gratuito ed è questo che l'Arabia Saudita sta richiedendo, esattamente come gli altri paesi
04:04del Golfo.
04:05L'Ostretto deve restare gratuito e aperto a tutti.
04:09John Sfakianakis, qual è l'impatto a questo momento anche del conflitto sull'infrastruttura energetica e petrolifera
04:17e dell'estrazione del gas e del petrolio in Arabia Saudita? Qual è l'impatto sullo scenario per l'energia
04:23che voi assumete in questo momento?
04:34Non possiamo negare che vi siano degli impatti davvero importanti sulle infrastrutture.
04:44Una stima ad oggi è stata fatta intorno a un importo possibile per la regione del Golfo
04:52e parliamo di 40 miliardi di dollari di impatto a causa di infrastrutture colpite.
05:00Altrettanto importante però è il danno che è stato perpetrato ovviamente ai danni dell'immagine dei paesi del Golfo,
05:07così come a quello che è l'output economico. Pensate ad esempio a tutti coloro che stanno vivendo in quell
05:16'area.
05:17Poi tutto il potenziale di crescita che chiaramente ha ricevuto un impatto e che quindi comporta un costo indiretto,
05:27cosa che oltretutto richiede anche un approccio alla difesa molto diverso rispetto a quello che hanno avuto fino ad oggi
05:34o comunque diciamo prima che questo conflitto appunto venisse a crearsi.
05:40Quindi c'è una modalità diciamo assimmetrica con cui questo conflitto sta procedendo.
05:50Ripeto, un diverso approccio alla difesa, molto diverso rispetto a quello che hanno avuto in passato.
05:55Infine, John Svankianakis, la vulnerabilità, la fragilità dello stretto di Ormuz ci ha rimesso di fronte
06:02al fatto che serve anche diversificare il percorso che fanno l'energia, il gas e il petrolio dai paesi del
06:09Golfo,
06:09dai paesi arabi. Questo potrebbe rilanciare alcuni progetti di infrastrutture come gasdotti, oleodotti,
06:16di cui si è parlato dagli anni 90 in direzione della Turchia, in direzione dell'Egitto, ma anche verso l
06:21'Asia.
06:22Oppure è troppo complesso e gli investimenti sono troppo alti per potersi permettere questo tipo di diversificazione?
06:34Assolutamente. Quello che lei ha detto è estremamente corretto.
06:37Una delle preoccupazioni principali è proprio legata a questa doppia dinamica.
06:44Allora, una è la dinamica rispetto al futuro dello stretto di Ormuz, le economie mondiali,
06:50come potranno ripensarsi nel prossimo futuro.
06:53La seconda dinamica è quello che faranno le economie asiatiche per fare in modo di essere sempre meno dipendenti
07:03dallo stretto di Ormuz. Si tratta di due dinamiche fondamentali.
07:06Più nello specifico, la diversificazione rispetto allo stretto non è così semplice.
07:13Ci sono degli aspetti tecnici, ci sono delle questioni tecniche molto complicate.
07:17Ad esempio, lei ha parlato del percorso attraverso l'Egitto.
07:21Allora, si tratta di una via che sì, potrebbe essere un'alternativa allo stretto,
07:27con 2,5 milioni di barili, cosa che comporterebbe ovviamente ulteriori costi.
07:33C'è poi un'avenue che sta legando, che potrebbe legare al porto di Yangboa in Arabia Saudita, l'Egitto
07:45e l'Arabia Saudita, che anche in questo caso potrebbe presentare un buon numero di barili.
07:522,5 milioni di barili sono quelli che potrebbero prendere il percorso della Turchia.
08:00Ma tutto questo è molto complicato, perché ovviamente prevede anche delle importanti decisioni
08:08dal punto di vista politico.
08:10Oppure la costruzione di gasdotti o leodotti tra Oman e gli Emirati Arabi Uniti.
08:19In questo caso si parlerebbe di circa 3 milioni di barili.
08:23Ora, se li mettiamo tutti insieme, pensate che se chiudiamo Ormoz ne perdiamo circa 20 milioni.
08:31E ad oggi il mondo è in scarsità per circa 13 milioni.
08:38Se costruissimo leodotti e gasdotti, fermo restando, che ci sia volontà, buona politica e così via,
08:45non andrebbe comunque a risolvere quella che è la scarsità associata alla chiusura di Ormoz.
08:51Pertanto dobbiamo sicuramente definire le questioni politiche in modo tale da non finire
08:58in quella che è in questo momento questa grossa problematica di scarsità.
09:03Allora, dovremmo comunque fare sempre i conti con lo stretto di Ormoz.
09:07Questo ci ha carito John Sfakianakis, il capo della ricerca,
09:10il capo economista del Gulf Research Center da Riyadh.
09:13Io lo ringrazio ancora.
09:14Buon lavoro e a presto, John Sfakianakis.
09:19Grazie a voi.
09:22E naturalmente l'Arabia Saudita è molto preoccupata in questa fase,
09:25soprattutto che l'accesso alle rotte del Mar Rosso resti aperto.
09:29Lo stretto di Bab el-Mandeb è controllato anche dagli uti,
09:32uno dei punti più delicati in questa fase anche a livello diplomatico e geopolitico.
09:38Ne parliamo ancora, ma voltiamo pagina tra qualche istante dopo la pubblicità.
09:41Grazie a tutti.
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