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  • 2 giorni fa
OLTRE 60 ANNI di carriera in un concerto che ha saputo portare la musica alla sua vera essenza: condivisione, appartenenza, evasione. Gilberto Gil si è esibito ieri, mercoledì 8 aprile, all'Alcatraz di Milano. La data era sold-out, così come l'altro appuntamento italiano, svoltosi lo scorso 6 aprile all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, a Roma.  Per questo tour mondiale, il GILBERTO GIL IN CONCERT, l'artista 83enne è accompagnato da una superband d'eccezione composta dai suoi figli e nipoti. Sono Bem Gil (voce, chitarra, basso), Jose Gil (voce, batteria), João Gil (voce, chitarra, basso) e Flor Gil (voce, tastiera). Non appena li raggiunge sul palcoscenico, l'Alcatraz esplode di gioia. Tutti lo sanno: non sta solo per iniziare un concerto. È qualcosa di più.
Se è vero che la musica è cultura, allora è anche capace di essere una bandiera che racconta un popolo. La musica dell'artista (e non a caso in passato anche Ministro della Cultura del Brasile) è un meraviglioso mix di samba, bossa nova e influenze internazionali. E questo mix culminato nel tropicalismo (di cui è stato tra gli assoluti protagonisti dagli anni Sessanta in poi, con Caetano Veloso) racconta con quell'emozione intrinseca l'amore per il Brasile. Per la sua cultura e la sua storia, per il suo colore e la sua nostalgia. La scaletta permette questo saliscendi emotivo, tra brani coinvolgenti (che il pubblico canta e balla come se fosse un unico popolo) e altri capaci di toccare con estrema semplicità ed essenzialità la parte emotiva di ognuno. È proprio così: quelli di Gilberto Gil non sono concerti. Sono vere e proprie celebrazioni. 

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