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  • 2 giorni fa
Omicidio e Potere – Il Caso Nazim Jokhio

Il video ricostruisce il brutale omicidio di Nazim Jokhio, un giovane pakistano di 26 anni, padre di quattro figli, ucciso il 3 novembre 2021 nella provincia del Sindh per aver documentato con il cellulare una battuta di caccia illegale . La vittima aveva filmato alcuni ospiti stranieri, accompagnati dal parlamentare provinciale Jam Awais del Pakistan Peoples Party (PPP), mentre cacciavano l'houbara bustard, una specie protetta .

Il caso divenne simbolo dell'impunità dei potenti: dopo la diffusione virale del video, Nazim fu attirato nella fattoria del deputato a Malir, dove venne torturato a morte con bastonate davanti ai suoi aggressori . Il medico legale confermò che non c'era parte del suo corpo priva di segni di tortura .

Il documentario segue le tappe di un'inchiesta segnata da pressioni, colpi di scena e tentativi di insabbiamento: i familiari, sotto intimidazioni, ritirarono inizialmente le accuse ; la vedova denunciò minacce e chiese protezione alla Corte Suprema ; la Procura tentò di far classificare il caso come "terrorismo" per evitare la possibilità di un perdono tramite diyat (risarcimento in denaro) .

Attraverso interviste ai legali, ricostruzioni giudiziarie e testimonianze, il video racconta la battaglia di una famiglia umile contro un sistema di potere che, in Pakistan, sembra proteggere gli influenti a discapito della giustizia.

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Trascrizione
00:00Omicidio e potere. Il caso Nazim Jokyo. Il 3 novembre 2021, l'area di Malir, alla periferia
00:08di Karachi, aveva il peso delle cose non dette. Nazim Sajawal Jokyo, 27 anni, aveva filmato
00:16ciò che non si doveva filmare. Il convoglio di ospiti stranieri e notabili locali in giro
00:22per le campagne di Tata, dove il Hubara Bastard, uccello migratore e protetto, diventa a ogni
00:29stagione preda di cacce, riservate a pochi. Aveva ricevuto minacce, gli avevano intimato
00:36di cancellare il video. Non lo fece. Il giorno dopo, il suo corpo fu ritrovato in un casale
00:43legato a una famiglia potente della zona. Le prime testimonianze parlavano di torture, di
00:50ore buie, dentro una stanza senza finestre. La notizia cominciò a correre più veloce dei
00:57motori. Hanno ucciso Nazim. Di colpo, una vicenda nascosta ai margini diventò questione
01:04nazionale. Davanti al casale si alternarono giornalisti, vicini, attivisti. I parenti montarono
01:12un sit-in a Karachi che durò giorni. Sui social, il nome di Nazim si trasformò in una
01:18domanda. Quanta impunità può sopportare un paese? Le accuse toccarono in alto. L MPA
01:25del Sind Jam Hawais Bijar Kanjokyo e suo fratello, l'MNA Jam Abdul Karim Bijar. Uno dei due lasciò
01:35il Pakistan per Dubai nelle ore successive al delitto. A gennaio 2022 fu dichiarato latitante
01:42da un magistrato di Malir. L'indagine sembrò dapprima arrancare, poi si mosse con scarti
01:48improvvisi. A febbraio 2022 il caso fu trasferito alla corte antiterrorismo. Per la procura non
01:57era solo un omicidio, ma un messaggio di dominio, un avvertimento pubblico. Nel frattempo, la
02:04vedova di Nazim chiedeva che il procedimento accelerasse, denunciando pressioni sull'inchiesta.
02:09In primavera accade l'M. Impensabile. L'M. MNA tornò in Pakistan per partecipare al voto
02:18di sfiducia contro il primo ministro, protetto da una cauzione preventiva. Potere e giustizia
02:25si guardarono negli occhi nello stesso corridoio d'aula. Nel dicembre 2022 il tribunale di Karachi
02:32formalizzò le imputazioni contro l'MPA e sette altri imputati. Le famiglie delle vittime sfogliavano
02:40faldoni e speranze. Ma l'anno successivo la storia prese una piega amara. Il 12 gennaio
02:472023 il giudice assolse Jamawais, suo fratello e altri, dopo una composizione extragiudiziale.
02:55La vedova perdonò, il fratello di Nazim ritirò la denuncia, in un contesto che gli attivisti
03:02descrissero come intriso di pressioni. La lettera della legge era rispettata, lo spirito, agli
03:09occhi di molti, tradito. Resta l'immagine di un telefono tenuto in alto, di notte, in una strada
03:16polverosa. Il video come fragile scudo. Resta la cintura di campagne tra Malire e Tatta, dove i fari
03:24delle jeep tracciano rotte che non lasciano traccia. Resta la parola protezione, declinata
03:31al contrario. Proteggere chi può, non chi deve. Eppure qualcosa in quei mesi si è incrinato
03:38anche dall'altra parte. Organizzazioni civili hanno bussato alle porte delle istituzioni,
03:44chiesto protezione testimoni, denunciato l'uso distorto dei meccanismi di perdono privato,
03:50quando il delitto riverbera su tutta la società. La storia di Nazim è entrata nei report ufficiali,
03:58come caso emblematico di potere capace di piegare la giustizia. Che cosa resta allora in una sera
04:06qualunque del SIND? Una madre che controlla l'ultimo accesso online del figlio. Un cronista
04:13di villaggio che salva due copie di un file. Una su una chiavetta, una nel cloud. Un poliziotto
04:20che, davanti a un cancello importante, esita un secondo in meno. La memoria di Nazim Yocchio
04:26non è un monumento. È un promemoria operativo. Dice che la verità comincia spesso da un gesto
04:34minimo. Alzare il telefono e riprendere. E che proprio quel gesto va difeso se non vogliamo
04:40che la notte, ogni notte, diventi proprietaria anche della legge. Le luci di Caraci, viste
04:48dall'autostrada della costa, si moltiplicano come promesse. Chissà quante manterremo. Ma
04:55quando, in un'aula qualsiasi, un giudice aprirà il fascicolo di un nuovo caso e si ricorderà
05:01di questo nome, forse sceglierà la strada più lunga e più giusta. E allora, tra i campi
05:07dove il hubara vola basso e i tetti dove i ragazzi fanno decollare gli aquiloni, si capirà
05:13che il paese ha imparato almeno una cosa. La dignità di chi filma non è negoziabile.
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