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  • 2 settimane fa
La videorecensione del film La scuola è finita di Valerio Jalongo, con Valeria Golino, Vincenzo Amato e Fulvio Forti. Testi di Francesca Fiorentino e voce di Francesca Fiorentino.
Trascrizione
00:06L'istituto Pestalozzi di Roma, unica roccaforte culturale in un quartiere degradato, è in
00:11realtà un luogo di noia per gli studenti. L'interesse principale dei ragazzi è trovare
00:15un po' di tempo per sballarsi. A dispensare pillole blu, polveri magiche e sigarette miracolose
00:20ci pensa Alex Donadei, uno studente che in realtà si chiama Daniele, diventato in breve
00:25tempo l'idolo di tutti i suoi amici per essere volato dal quinto piano della scuola senza
00:29farsi un graffio. La sua figura, allontanata con disprezzo dalla maggior parte degli insegnanti,
00:35finisce per catalizzare le energie di Daria e Aldo.
00:46Due professori speciali, un tempo moglie e marito, che sembrano essere gli unici in grado di valicare
00:51quel muro di silenzio e dolore che Alex, chitarrista provetto, si è costruito nel tempo. Doveva essere
00:57un atto d'accusa verso la scuola italiana e le sue strutture ed in piccola parte Valerio
01:01Ialungo riesce nell'impresa, ma la scuola è finita perde molta della forza originaria per
01:06l'incertezza del registro usato nella narrazione. L'universo dei ragazzi viene descritto con
01:11un certo realismo da parte dell'autore capitolino, ma non sappiamo chi siano, verso cosa indirizzino
01:16la loro ribellione, circondati da un desolante vuoto pneumatico. È un peccato doppio quindi
01:21che i personaggi adulti, il corpo insegnanti ma anche i genitori del protagonista diventino
01:26quasi fantasmatici nella loro inconsistenza narrativa. Si poteva osare di più quindi nel
01:31mettere a fuoco la crisi affettiva del giovane protagonista, il bravo Fulvio Forti. Con lui
01:36si relazionano due persone allo sbando, Valeria Golino e Vincenzo Amato, di nuovo in coppia
01:40dopo l'esperienza e il respiro di Emanuele Crialese, sulla cui crescita nel rapporto con quel figlio
01:45di aver aspettato, poco ci è dato sapere.
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