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  • 2 giorni fa
In occasione dell'evento Le Strade della Mozzarella, abbiamo intervistato Matteo Baronetto, storico sous-chef di Carlo Cracco, ora alla guida come chef del ristorante Del Cambio.
Trascrizione
00:10La normale evoluzione di un percorso, il passaggio con Carlo Cracco è stato il passaggio più
00:22importante della mia vita, fino ad ora, è stato quasi 20 anni, quindi poi dopo uno cresce e cambia
00:35le proprie aspettative, penso che sia il percorso che un professionista deve compiere, nel calcio
00:45uno, non tutti i calciatori diventano allenatori, però tanti calciatori poi diventano allenatori
00:52e addirittura dopo essere diventati allenatori diventano dei dirigenti di squadra, o forse
00:57saltano anche il passaggio dell'allenatore.
01:05Sì, ho avuto una grande fortuna, ho avuto un presidente che me l'ha permesso.
01:18Sicuramente, come tutti, chiamiamoli premi che si ottengono e si ricevono, bisogna poi
01:28comunque continuare a mantenerli e continuare a dimostrare che sei stato premiato per un
01:35motivo.
01:35La stella è un riconoscimento di un lavoro, di una fase importante del percorso di un
01:42professionista, porta molti cambiamenti perché è un riconoscimento ambito, è un riconoscimento
01:50riconosciuto, a livello soprattutto internazionale e quindi non deve essere il motivo di un lavoro,
01:59l'unico motivo di un lavoro, ma deve essere, penso, l'obiettivo da raggiungere nel percorso
02:05di chi fa questo mestiere, perché no?
02:15Io penso che devono essere delle cose che viaggiano su binari completamente, su dei binari,
02:22quindi c'è la rotaia di sinistra e la rotaia di destra.
02:25Io penso che è importante che un cuoco segua la natura delle cose e se poi viene riconosciuto
02:32vuol dire che gli hanno riconosciuto l'intimità e la serietà con la quale si esprime, quindi
02:40non vedo perché uno debba abbassare il tono di creatività o meno.
02:45Certo, bisogna sempre essere molto chiari e trasparenti e mai farsi poi prendere dal troppo
02:55entusiasmo, cominciando a uscire da quello che si è. Penso che la cosa più bella, ma
03:02anche nei rapporti nelle relazioni umane, sia cercare di essere se stessi e non di fingere
03:07quello che non si è, anche perché magari fingere quello che non si è riesci fino a
03:11un certo punto, dopo poi però è solo una maschera, tanto vale essere bravo a fare gli
03:17spaghetti a pomodoro più buoni del mondo, d'Italia, e sei bravissimo a far quello e la
03:22mente ti riconosce quello. Se incomincia a fare gnocchi ripieni di olio, piuttosto che,
03:28ho fatto un esempio, niente con quelli che fanno i gnocchi ripieni di olio, e magari non
03:34ne hai le basi, non hai le capacità, esci dal tuo mondo e quindi rischi.
03:47I passaggi sono passaggi di riconoscimento di due entità differenti, di due città che
03:56hanno un'identità forte diversa, molto diversa. Milano è una città che mi ha dato molto perché
04:03mi ha dato il senso della velocità, il senso della praticità, il senso dell'immediatezza,
04:12il senso dell'improvvisazione anche, che poi è sempre molto valutata, però essendo veloci
04:20ti dà il modo di improvvisare, magari hai fatto una roba che funziona un po' meno, però
04:24la velocità ti porta poi tanto, l'hai già dimenticata e ne fai un'altra. Torino è una città
04:28invece molto più consolidata sul essere ponderati nei movimenti, consacrare delle idee, consacrare
04:36un lavoro per poi trarne dei frutti e sono passaggi molto più lunghi. Quindi ho apprezzato
04:42questo perché dopo aver fatto 14 anni di Milano, diciamo che un po' di non tranquillità, ma dei
04:48ritmi diversi, con intensità di lavoro diverse, ma sempre comunque intensi, mi fanno piacere
05:02perché ho notato le differenze, però io pensavo di venire via da Milano e lavorare meno.
05:07Invece sono a Torino, lavoro di più, ma in un modo diverso. Torino è una città dove la
05:12gente non cade, mentre non ci cade dentro, mentre a Milano la gente quasi ci cade dentro
05:18perché è capitale della finanza, della moda, di tante cose che si sviluppano lì per primo
05:23per poi diramarsi. A Torino quindi hai una clientela regionale, cittadina, adesso sta cominciando
05:31la clientela internazionale perché Torino è una città che sta crescendo molto e quindi
05:37è tutto un po' più lento. Allora, intanto partiamo dal presupposto che io sono un amante
05:47della mozzarella da consumatore casalingo, diciamo così. Una bella mozzarella, soprattutto
05:54una buona mozzarella mangiata a casa, così secondo me è un momento impagabile. Nella
06:01mia cucina vi è la presenza, ho fatto alcune cose. Devo dire che a Torino è la prima volta
06:08che faccio un piatto sulla mozzarella e ne ho approfittato e l'ho fatto qui perché
06:13sono stato stimolato all'intervento. Quando lavorai a Milano mi ricordo feci un'ostrica
06:18cotta in crosta di fave di cacao con la mozzarella, un latte al pepe, facevamo una polpa di pomodoro
06:27con una gelatina di pomodoro fresca montata con la mozzarella che Cracco presentò proprio
06:32alle strade della mozzarella qui. Quindi ecco, sì, c'è, su Torino devo ancora svilupparla
06:38un po'.
06:38Grazie.
06:40Grazie.
06:40Grazie.
06:42Grazie.
06:42Grazie.
06:43Grazie.
06:44Grazie.
06:45Grazie.
06:45Grazie.
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