La storia degli intrecci tra mafia e politica può essere rappresentata come una storia dell’orrore dove la mafia è un mostro mutante la cui capacità di sopravvivere cambiando aspetto, identità e uomini di riferimento le ha dato la possibilità di vivere tra di noi da più di cento anni.
Dall’omicidio nel 1893 del marchese Notarbartolo, prima vittima eccellente di #CosaNostra, ai rapporti di Vito Ciancimino, sindaco democristiano di Palermo, con i #Corleonesi di #Riina e #Provenzano.
#CarloLucarelli racconta in che modo la #mafia ha influenzato la #politica e la politica si è servita della mafia. Per arrivare fino ai giorni nostri, alle attuali forme della cosiddetta “zona grigia”, quell’area dove interessi criminali, politici ed economici convergono.
[HQ] #BluNotte / #MisteriItaliani 09.03 | #Mafia e politica (Parz 01 e 04) 14 settembre 2008
#Crime #TrueCrime #Misteri #ManiPulite #Corruzione #Trattativa
Dall’omicidio nel 1893 del marchese Notarbartolo, prima vittima eccellente di #CosaNostra, ai rapporti di Vito Ciancimino, sindaco democristiano di Palermo, con i #Corleonesi di #Riina e #Provenzano.
#CarloLucarelli racconta in che modo la #mafia ha influenzato la #politica e la politica si è servita della mafia. Per arrivare fino ai giorni nostri, alle attuali forme della cosiddetta “zona grigia”, quell’area dove interessi criminali, politici ed economici convergono.
[HQ] #BluNotte / #MisteriItaliani 09.03 | #Mafia e politica (Parz 01 e 04) 14 settembre 2008
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00:04Questa è una storia dell'orrore, perché è la storia di un mostro, un mostro mutante,
00:08che si trasforma, si adatta, cambia aspetto, ma rimane sempre se stesso, sempre mortale,
00:13sempre lui il mostro. Si nasconde dentro un ospite che divora dall'interno, come il mostro
00:18predatore di Alien. Produce insospettabili cloni di se stesso, come nell'invasione degli
00:23ultracorpi, che sembrano persone perbene, gente normale, ma non lo sono. Cambia aspetto
00:28per sopravvivere, come la cosa, e si trasforma in un altro animale, un'altra entità.
00:45Vive tra di noi da più di cento anni questo mostro, e se è riuscito a sopravvivere, a
00:50crescere e a diventare sempre più forte, è grazie alla nostra debolezza, alla debolezza
00:54di qualcuno, perché è proprio così che fa il mostro, trova il punto più debole,
00:59ci entra e lo infetta, come un virus mortale, un cancro. Il mostro di questa storia è la
01:05mafia, è Cosa Nostra, e il punto debole è la politica. E questa è una storia dell'orrore,
01:10perché è la storia dei rapporti tra la mafia, Cosa Nostra e la politica.
01:27Attenzione però, perché come in ogni storia dell'orrore, alla fine c'è una domanda. È
01:32quella che si fa il protagonista quando si sente dietro i passi del mostro, oppure se
01:36lo trova davanti all'improvviso. È una domanda importante, fondamentale, vitale, ma quella
01:41ci arriveremo dopo. Prima dobbiamo fare un passo indietro. È un passo lungo, più di cento
01:46anni, ma sarà soltanto un attimo e serve a capire subito di che cosa stiamo parlando.
01:52È il primo febbraio del 1893, tarda mattinata. Sul treno che da Termini Merese va a Palermo,
01:59c'è un uomo che sta dormendo con la testa appoggiata al finestrino in uno scompartimento
02:03di prima classe. È un signore imponente, elegante, molto distinto, perché è il marchese
02:11Emanuele Notarbartolo di San Giovanni, esponente della destra storica. È un uomo tutto di un
02:17pezzo, che durante i suoi incarichi, prima come sindaco di Palermo e poi come direttore
02:22generale del Banco di Sicilia, ha sempre combattuto contro la corruzione, senza guardare in faccia
02:27a nessuno. Adesso il marchese Notarbartolo sta dormendo, da solo, in quello scompartimento
02:33isolato. Ma ci sono due uomini che sono saliti alla stazione di Termini Merese, fermi nel
02:54corridoio, che aspettano. Aspettano che il treno cominci ad imboccare un tunnel, poco
03:03prima della stazione di Trabia. E allora entrano nello scompartimento, tirano fuori i coltelli
03:07e colpiscono il marchese, che reagisce, lotta, si difende. Lascia anche l'impronta di un palmo
03:13insanguinato sul vetro di un finestrino. I due sicari lo finiscono con 27 pugnalate
03:28e poi lo gettano fuori dalla carrozza, sulla ferrovia. Chi ha ucciso il marchese Notarbartolo?
03:39E' stata la mafia. E' stato il capo mafia di Villa Abate, Giuseppe Fontana, almeno così
03:44sostiene l'accusa. Ma non è stata soltanto un'iniziativa della mafia. Denuncia il figlio
03:49del marchese, che inizia una serie di indagini che qualche anno più tardi porteranno al processo.
03:56A commissionare il delitto, dice, è stata la politica. E' stato un uomo politico che
04:01è un membro del Parlamento e che era stato attaccato dal marchese per una serie di scandali
04:05finanziari al Banco di Sicilia. Si chiama Salvatore Palizzoli.
04:11I processi, che si tengono prima a Milano e poi a Bologna e infine a Firenze, sono processi
04:16clamorosi, con testimoni reticenti, strani suicidi e l'affermazione che la mafia non esiste.
04:22E' soltanto un'invenzione per screditare la Sicilia. Dopo una prima condanna, si concludono
04:27con una generale assoluzione per insufficienza di prove.
04:35Ma questo adesso non importa. Importa un'altra cosa. Quello che emerge con chiarezza al processo,
04:41al di là delle responsabilità individuali.
04:43I mafiosi sono parte della struttura del potere nella Sicilia occidentale, in particolare
04:52la provincia di Palermo, di Trapani e di Agrigento, sin dall'unità d'Italia.
04:58Sono le stesse affermazioni contenute in una relazione che due giovani professori universitari,
05:04Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino, esponenti della destra storica, avevano presentato ancora
05:0920 anni prima.
05:13La mafia, dicevano, è un'istituzione sociale, una classe, con industria e interessi suoi
05:19propri, una forza sociale a sé stante, con una sua strategia politica e stretti rapporti
05:25con funzionari, amministratori pubblici e uomini politici.
05:31Insomma, fin dall'inizio, fino praticamente da quando è nata, la mafia è politica.
05:37La mafia fa politica.
05:38Però, certo, bisognerà ricordare che la struttura del potere a quel tempo era molto
05:44differente, era largamente impregnata sulla proprietà fondiaria e in politica votavano
05:52pochi e pochissimi si presentavano alle elezioni, gente chiaramente delle classi superiori, anch'esse
05:59di estrazione o professionale o fondiaria.
06:01questi personaggi erano abituati a servirsi dei servizi dei mafiosi per la gestione dei
06:08loro interessi fondiari e quindi se ne servivano anche per l'organizzazione di quello che si
06:16dice la macchina politica, cioè come gestire le elezioni, come selezionare il consenso.
06:23Nel 1925, per esempio, durante il regime fascista, Benito Mussolini manda a Palermo il prefetto
06:29Cesare Mori con pieni poteri, che esercita da subito con estrema durezza.
06:34Basta un sospetto di mafia per finire in carcere o al confino.
06:38Ci sono retate da paese occupato, con donne e bambini presi in ostaggio.
06:42Ci sono centinaia di arresti.
06:44La mafia delle campagne, quella con la coppola e la lupara, subisce un colpo mortale.
06:50Lo chiamano il prefetto di ferro perché non ha riguardi per nessuno, neanche per i fascisti,
06:55e infatti scioglie il fascio di Palermo per infiltrazioni mafiose.
06:58Fa spellere dal partito uno dei suoi esponenti più in vista, il dottor Alfredo Cucco, che
07:03è membro anche del Gran Consiglio del Fascismo.
07:05Dopo aver sconfitto l'ala militare della mafia, il prefetto Mori punta ai suoi legami con la politica.
07:16A questo punto però succede qualcosa.
07:19Nel 1929, all'improvviso, il prefetto Mori viene collocato a riposo per raggiunti limiti di età.
07:25Mussolini lo ringrazia per il lavoro svolto e lo fa nominare senatore.
07:28E da quel momento del prefetto di ferro non se ne sente più parlare.
07:33Poi arriva lo sbarco degli alleati in Sicilia, durante la seconda guerra mondiale,
07:38aiutato da mafiosi che poi vengono nominati sindaci.
07:41Come Don Calogero Vizzini, che diventa sindaco di Villalba.
07:44E ci sono gli episodi di strategia della tensione, come la strage di Portella della Ginestra del
07:49primo maggio 1947, quando un gruppo di fuoco, formato dagli uomini del bandito Giuliano,
07:55ma anche da mafiosi e neofascisti addestrati dai servizi segreti americani, spara sui contadini
07:59riuniti per una festa.
08:05Ma questa è una storia che abbiamo già raccontato.
08:08In domani della seconda guerra mondiale c'è veramente una fase intermedia in cui quasi
08:15tutti questi mafiosi finiscono in un movimento separatista, detto il movimento per l'indipendenza
08:21della Sicilia.
08:22Però poi, siccome questo movimento dura pochissimo e ha scarso seguito, i mafiosi si inseriscono
08:30una democrazia cristiana. La democrazia cristiana conquista larghe maggioranze in Sicilia, come in altre
08:36regioni d'Italia, e questi gruppi strutturati mafiosi vanno a convergere, a infilarsi, a disperdersi
08:48nella democrazia cristiana, tra le varie correnti della democrazia cristiana. Anche se fanno questo
08:55tenendosi vicini e compatti l'uno all'altro.
08:58C'è un uomo che da Corleone, dove è nato, dopo un breve soggiorno negli Stati Uniti,
09:02arriva a Palermo con in tasca soltanto il suo diploma da ragioniere. Si iscrive alla democrazia
09:07cristiana, si ingegna e ottiene un importante abbalto dalle ferrovie, i carrelli che portano
09:13avanti e indietro le merci nella stazione di Palermo. Fa anche carriera politica e nel
09:171959 diventa assessore ai lavori pubblici per il comune di Palermo. Potrebbe essere
09:27soltanto il ritratto di una persona di ingegno, se non fosse che il suo nome compare molto spesso
09:33nelle relazioni delle commissioni antimafia e nei rapporti di polizia e carabinieri. Si
09:49non è tanto per il suo nome, quanto per quello dei suoi soci. Nell'affare dei carrelli
09:53con lui, per esempio, c'è un signore che si chiama Carmelo Labarba, che è schedato
09:57come mafioso e verrà anche mandato al soggiorno obbligato. E poi lui, Vito Ciancimino, è organico
10:04alla famiglia mafiosa dei Corleonesi ed è amico d'infanzia di Bernardo Provenzano.
10:12Lo sanno tutti, anche se verrà accertato ufficialmente soltanto più tardi, ma lo sanno
10:17tutti. E infatti, quando nel 1970 Ciancimino diventa sindaco di Palermo, il capo della polizia,
10:23il prefetto Angelo Vicari, dichiara è uno scandalo. E il presidente della commissione
10:28antimafia, Luigi Cattanei, della democrazia cristiana, dichiara è una sfida a Palermo
10:33e all'antimafia. E infatti Ciancimino deve dimettersi pochi mesi dopo. Ma non importa,
10:38perché sugli appalti e sui lavori pubblici ad avere una delle ultime parole è sempre
10:42lui. La mafia partecipava a quello che era la gestione dei grandi appalti, dei piccoli
10:47appalti, di tutto quello che era un po' il sistema imprenditoriale in Sicilia, ma come
10:52partecipava su tutto, su tutto quello che era imprenditoria, vita di ogni giorno. La mafia
11:01era presente, per cui era qualcosa di cui i politici di allora non potevano far conto.
11:05Mentre Vito Ciancimino è assessore ai lavori pubblici, la città di Palermo ha un sindaco.
11:10È un giovane esponente della democrazia cristiana, sempre elegante, sempre distinto, che si chiama
11:15Salvatore Lima, detto Salvo.
11:24Salvo Lima entra nel Consiglio Comunale di Palermo nel 1951, a 23 anni. Poi viene eletto sindaco,
11:31viene eletto deputato alla Camera e anche al Parlamento europeo e ricopre importanti
11:36incarichi in commissioni parlamentare e governative. Insomma, una bella carriera politica.
11:41Però, Salvo Lima, è anche un'altra cosa.
11:51Suo padre Vincenzo viene indicato come mafioso, la mafia degli anni 30 che si riorganizza dopo
11:57l'azione del perfetto Mori. E nella relazione della prima commissione antimafia, il nome
12:01di Salvo Lima viene citato ben 162 volte. E per 11 volte viene richiesta alla Camera
12:07l'autorizzazione a procedere nei suoi confronti, che viene concessa 4 volte.
12:12E secondo giudice istruttore Cesare Terranova, che verrà ucciso dalla mafia nel 1979, finché
12:18in comune c'è Salvo Lima, Tommaso Buscetta, il posto dei due mondi, è di casa.
12:23Conosco a Lima alla fine degli anni 50 e lui si candida per consigliere, ha moltissime
12:37voti e diventa sindaco del Consiglio Comunale di Palermo.
12:51Durante il periodo che lui è sindaco e io sono a Palermo Libero, ci frequentiamo frequentemente,
13:00ogni anno all'apertura del Teatro dell'Opera Massimo di Palermo, mi manda i biglietti per
13:12tutta la stagione, diventiamo buonamici.
13:19E anche queste sono cose che si sanno. Per esempio c'è un importante economista italiano
13:25che si chiama Paolo Silo Slabini e che da anni fa il consulente per il Ministero del Bilancio.
13:34Nel 1974 Silo Slabini si ritrova come sottosegretario, quindi come suo diretto superiore, proprio Salvo
13:41Lima, nominato dal Ministro del Bilancio Giulio Andreotti.
13:45Io ero stato in Sicilia per tre anni a insegnare e avevo sentito molte critiche su Salvo Lima,
13:53però uno studioso che ama come me le verifiche empiriche non si accontenta delle voci e fece una
14:04piccola indagine per cercare di saperne di più. Attraverso un amico seppi che c'erano diverse
14:13richieste di autorizzazione a procedere per reati, per fatti penali.
14:19Silo Slabini non ci sta e lo dice ad un altro economista, un democristiano tutto d'un
14:24pezzo come Beniamino Andreatta, che lo dice al Presidente del Consiglio Aldo Moro. Salvo
14:30Lima, quel Salvo Lima sempre sotto inchiesta, a fare il sottosegretario, scredita l'immagine
14:35del Ministero.
14:36Andreatta mi disse che avrebbe fatto questa piccola indagine e poi mi dette la risposta
14:45di Moro, che mi impressionò, e cioè Moro non direttamente, attraverso Andreatta, mi
14:53mandò a dire che si rammaricava se io davo le dimissioni, perché ho detto che se Lima
15:00resta lì io do le dimissioni e ne do notizia pubblica, ma che non si sentiva di fare un'azione
15:09per togliere di mezzo Lima e sostituirlo, mettendosi d'accordo nei modi che lui poteva
15:17vedere, io non potevo sapere in quali modi, perché disse che Lima è troppo forte ed è
15:25troppo pericoloso.
15:27Dice proprio così Aldo Moro, troppo forte e troppo pericoloso. Silo Slabini allora
15:32pubblica una lettera aperta sul Corriere della Sera, chiedendo in pratica ad Andreotti di
15:36scegliere tra lui e Salvo Lima. Andreotti fa la sua scelta. Silo Slabini se ne va e
15:41Salvo Lima resta sottosegretario.
15:49Salvo Lima e Vito Ciancimino sono legati alla mafia. Uno a quella palermitana di Tommaso
15:55Buscetta e di Stefano Bontade, l'altro a quella dei Corleonesi, i due gruppi che si
16:00stanno contendendo in quegli anni la supremazia di Cosa Nostra. Due gruppi che hanno un modo
16:04diverso di concepire il rapporto con la politica. Parallelo i palermitani, più organico i Corleonesi.
16:10Il rapporto che l'onorevole Lima aveva con l'organizzazione tipo mafioso era proprio questo
16:18tipo di rapporto. Due entità diverse si mettono allo stesso tavolo e contrattano i rispettivi
16:25rapporti. Accanto al modello Lima comincia a crescere il modello, tra virgolette, Ciancimino.
16:31Il modello Ciancimino è quello in cui invece, ed è appunto quello tipicamente Corleonesi,
16:35in cui invece l'organizzazione mafiosa non ci sta ad avere un rapporto paritario con la politica.
16:44L'organizzazione mafiosa invece entra direttamente in politica, assume un ruolo trainante e pretende
16:51di dettare le proprie regole alla politica. Salvo Lima e Vito Ciancimino, due modelli diversi
16:57che per adesso convivono e funzionano. Perché la mafia che fa politica, il virus mutante,
17:03che assume le forme della politica e delle istituzioni, divora tanti, tantissimi soldi.
17:08Come avviene la grande scalata al potere di questi gruppi qua? Certamente con la vicenda
17:13del cosiddetto sacco edilizio di Palermo, cioè con la vicenda del grande sviluppo urbanistico
17:20della città di Palermo che va a, diciamo così, a mangiarsi il suo Interland.
17:26Dai 435.000 abitanti del 1943 Palermo passa ai 640.000 degli anni 70.
17:34C'è bisogno di un nuovo piano regolatore che nasce tra il 1956 e il 1962.
17:40C'è uno slogan proposto dal sindaco Lima e dall'assessore Ciancimino per promuovere
17:45la trasformazione urbanistica della città. Palermo è bella? Facciamola più bella!
17:57Il Palermo, infatti, è bella. Ci sono le ville Liberty sul Viale della Libertà, c'è
18:02il Teatro Bellini, il vilino Florio e Mezzalverde sul Viale Regina Margherita, ci sono i giardini
18:07di Gelsomino che d'estate fioriscono e danno il loro odore alla città.
18:19Le borgate sono cottivate da grumi. Cresce il mandarino tardivo di Ciaculli, i limoni
18:24di Resuttane e San Lorenzo. C'è il boschetto della borgata Tommaso Natale e ci sono le
18:29ville e le casene secentesche e settecentesche, nelle quali i nobili passavano la villeggiatura
18:34fuori porta. Palermo è bella, facciamola più bella, va bene. Solo che la trasformazione
18:44urbanistica della città non viene ricordata così. Per qualcuno, e fin da subito, ha un
18:49altro nome. La chiamano il sacco di Palermo.
18:56Andreotti incontra di nuovo Stefano Bontade. Scendi Sicilia nella primavera del 1980 e nella
19:02tenuta di caccia di un grosso imprenditore incontra Bontade e altri boss per chiedergli
19:07conto di quello che è successo e per ricucire i rapporti con Cosa Nostra, così dice la sentenza.
19:13Insomma, fino alla primavera del 1980 il senatore Andreotti ha chiesto e fatto favori alla mafia,
19:20ha incontrato mafiosi, li ha consigliati, ha mostrato disponibilità, ha parlato con loro
19:26i fatti estremamente gravi come l'omicidio di un presidente della regione, li ha fatti
19:31sentire protetti ai massimi livelli. Tutto questo però, nonostante per la sentenza sia
19:36accaduto e sia stato provato, non ha rilevanza processuale, perché è stato commesso prima
19:41della fine del 1980 e quindi è caduto in prescrizione. Per il resto non ci sono prove,
19:48per cui il senatore Andreotti è assolto. Articolo 530,2 del codice di procedura penale.
19:54Parlando di assoluzione è come se cancellassi, sbianchettassi i fatti gravissimi che sono
20:00scritti nella sentenza. Ma cancellando, sbianchettando questi fatti gravissimi, di fatto, al di là
20:08delle intenzioni, di fatto, è come se io legittimassi un certo modo di fare politica che contempla
20:16anche in rapporti organici con organizzazioni criminali. E questa legittimazione rischia di valere
20:26non soltanto per il passato, anche per il presente e magari persino per il futuro.
20:31Nel frattempo, il patto di scambio che ha legato Cosa Nostra a parte della politica italiana
20:36è entrato in crisi. Dalla metà degli anni Ottanta, la mafia che fa politica ha capito che deve cambiare,
20:42perché le cose sono cambiate. Lo Stato sembra essersi messo sul serio a fare la lotta alla
20:47mafia. Anche quella parte della politica che fino a quel momento aveva convissuto con la
20:52mafia e che adesso invece sembra sentirne all'improvviso la pericolosità. Le protezioni
20:57di cui aveva goduto Cosa Nostra fino a quel momento non bastano più.
21:02Quella parte della politica che a Cosa Nostra aveva fatto e chiesto favori si spaventa e reagisce
21:08assieme a quell'altra parte della politica e dello Stato che invece nella lotta alla mafia
21:12di compromessi non aveva accettati mai.
21:18Il congresso che mette in chiaro un po' le posizioni è il congresso di Agrigento. Questo
21:26grande congresso che viene fuori all'indomani dal vitto della Chiesa. Da quel momento in
21:32poi Ciancimino non sarà più tra i quadri dirigenti della democrazia cristiana. Lima accetterà
21:40molto male tutto questo. Infatti dal congresso di Agrigento uscirà una soluzione importante,
21:49lo dice anche Civiltà Cattolica. Viene scritto nei libri sulla mafia. È il primo congresso
21:55in cui la DC prende una netta posizione antimafia. Si pone il problema della meritorietà del
22:01consenso. Pone il problema di un'analisi storica dei suoi rapporti anche quelli più
22:09opachi. Cerca di venire fuori da questa prigionia complessiva che nasceva da sottovalutazioni
22:16ma anche da compromissioni reali che però venivano tasciute in uno spirito di generale
22:22omertà e che comunque era la DC vincente di quegli anni. Chi protesta, chi parla, chi denuncia
22:30una situazione fino a quel momento da molto insopportata, come il presidente della regione
22:34Giuseppe Campione o il sindaco di Palermo Elda Pucci, resta isolato e se insiste troppo
22:39muore, come Piazzanti Matarella o come Giuseppe Insalaco.
22:43Chi sono i suoi amici? I miei amici sono tutti gli iscritti alla democrazia cristiana, tutti
22:49gli aderenti agli altri partiti purché abbiano idee chiare e siano disponibili assieme a me
22:55ad operare per i beni di questa città. I maligni dicono che sono troppi. Saranno troppi
23:01amici, avrò anche troppi nemici. È nelle regole del gioco.
23:04Giuseppe Insalaco diventa sindaco di Palermo nel 1984. Dopo tre mesi si dimette e denuncia
23:11alla commissione antimafia le collusioni tra Cosa Nostra e politica.
23:18Il 12 ottobre del 1988 nel centro di Palermo viene avvicinato da due killer di Cosa Nostra
23:24in moto che lo uccidono a colpi di pistola. Nonostante tutto le cose vanno avanti.
23:36Arrivano nuove leggi, il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, il sequestro
23:41dei beni, la procura antimafia, il carcere duro del 41 bis. Arrivano le sentenze del
23:47maxiprocesso che spediscono definitivamente in galera decine di boss che invece si aspettavano
23:53a che sarebbe arrivata la politica, quella politica, ad annullare tutto.
24:02Cosa Nostra comincia a mandare dei segnali, intanto dal punto di vista militare, che per
24:07Cosa Nostra significa morti ammazzati.
24:19Anche tra gli ex amici, come Ignazio Salvo, il 17 settembre del 1992 viene ucciso sul
24:25vialetto della sua villa di Casteldaccia da un gruppo di fuoco di cui fa parte Leoluca Bagarella.
24:33O come Salvo Lima, ucciso pochi mesi prima da un killer che ne blocca la macchina e lo
24:38insegue mentre fuggia a piedi per le strade di Mondello.
24:41Una cosa che mi diceva mio padre, perché mio padre mi ricordo che mi disse che secondo
24:46lui tra tutte queste persone quello che aveva fatto la fine più terribile era l'onorevole
24:51Lima, perché l'onorevole Lima era stato forse l'unico che ha vissuto quel minuto che stava
24:58capendo di essere ammazzato.
24:59Dice sempre mio padre che doveva essere una cosa terribile, al limite, se deve proprio
25:02capitare è meglio che capiti così velocemente.
25:06Ma noi c'è quel minuto che deve aver passato un'onore Lima lì a correre per virare
25:11le palme, mio padre solo il pensiero lo rapprividiva.
25:40E poi lancia segnali dal punto di vista politico.
25:44Nel 1987, in occasione delle elezioni del 16 giugno, Cosa Nostra manda un avvertimento
25:50elettorale alla democrazia cristiana, spostando i propri voti della Sicilia occidentale sul
25:55Partito Socialista italiano e in parte anche sul Partito Radicale, allora impegnato in
26:00una serie di riforme di tipo garantista.
26:02A Palermo Città, il Partito Socialista prende il 16% dei voti, mentre nelle borgate
26:08ad alta densità mafiosa arriva anche fino al 20.
26:11La controprova si ha nel voto del Luciardone.
26:14In quelle elezioni, per la prima volta nella storia dell'istituzione carceraria, vanno
26:21a votare 120 detenuti.
26:23Come è noto, il detenuto non arriva il certificato elettorale a casa.
26:27E' lui a doverlo chiedere.
26:29E' lui che chiede di votare.
26:31Come mai quella volta che 120 detenuti chiesero i voti?
26:34Io, che ho avuto una modesta esperienza in materia, so bene che là dentro nulla avviene
26:40per caso.
26:42Se qualcosa avviene, avviene perché qualcuno dà l'input.
26:44Quindi hanno avuto un input.
26:46Se andiamo a guardare i voti del seggio numero 127, che è quello qui ha aggregato
26:51Luciardone, lì il partito socialista raggiunge il 40% dei voti.
26:56In tutto il resto del circondario si ferma al 18%.
26:59E' chiaro che sono stati quei 120 voti a fare cambiare l'ago della bilancia.
27:06Ma non funziona.
27:07Il segnale, se arriva, non cambia le cose.
27:09I mafiosi vorrebbero per loro leggi adeguate.
27:13E' una campagna d'opinione come quella che venne fatta per Enzo Tortora, il presentatore
27:17della televisione, ingiustamente accusato di far parte della camorra.
27:23E invece il candidato del partito socialista per la Sicilia occidentale, Claudio Martelli,
27:28quando diventa ministro della giustizia, porta a Roma proprio Giovanni Falcone e accoglie
27:33tutte le sue proposte per la lotta alla mafia.
27:36Cosa nostra, il mostro mutante, è in difficoltà.
27:39Modello Lima, modello Ciancimino, quell'Italia sta cambiando.
27:42E anche la mafia deve cambiare aspetto, mutare, per sopravvivere e rafforzarsi.
27:49Sono tante le strategie che la mafia che fa politica adotta in quegli anni, tante che
27:54contraddittorie, almeno apparentemente.
27:56Da una parte c'è la trattativa, il tentativo di mettersi d'accordo con parte dello Stato,
28:01trattare.
28:02E siccome al potere, in cosa nostra, ci sono i corleonesi, che hanno metodi piuttosto
28:06rudi, la trattativa passa attraverso momenti molto drammatici.
28:18Quelli, infatti, sono gli anni delle stragi, delle bombe di mafia a Milano, a Roma e a Firenze.
28:30Fare la guerra per fare la pace, diceva Totò Riina.
28:33Ci sono tentativi di contatto tra uomini dello Stato e uomini vicino alla mafia.
28:38L'hanno chiamata la trattativa e ha avuto come protagonisti l'allora comandante del
28:42rosto dei Carabinieri, colonnello Mario Mori, e dall'altra parte Vito Ciancimino, in rappresentanza
28:48dei corleonesi di Totò Riina.
28:51L'intenzione del colonnello Mori è quella di arrivare alla cattura di alcuni latitanti.
28:56Quella dei corleonesi è di ottenere vantaggi.
28:58Nessuno dei due raggiunge il suo scopo.
29:01Erano delle bombe che svolgevano anche una funzione di comunicazione politica.
29:09Si stava facendo un discorso a qualcuno con quelle bombe.
29:15Ed è un discorso che si muove contemporaneamente su due piani.
29:20Da una parte la trattativa, per alcuni, e cioè indurre lo Stato a capitolare dinanzi alle
29:29richieste dei vertici di Cosa Nostra, e quindi la revisione dei processi, la revoca di alcuni
29:36provvedimenti di legge come quello del 41 bis, benefici penitenziari per i bossi che erano
29:41stati condannati.
29:43Ma contemporaneamente quelle stragi si iscrivono in una strategia politica molto più complessa
29:51che quella appunto di accelerare la destabilizzazione di un paese, qual era l'Italia, che in quel momento
30:00era falcidiata da Tangentopoli, determinare una situazione di crisi, arrivare alle elezioni
30:08in una situazione di panico collettivo.
30:10Cambiare aspetto per sopravvivere, diventare un'altra cosa, come un vero e proprio partito
30:15politico.
30:16Cosa Nostra se l'ha sempre avuto il sogno di fare da sola, in Sicilia, di diventare la
30:20Singapore del Sud, fino dai tempi del separatismo.
30:23Adesso il momento sembra buono, perché sono gli anni 90 e nel dibattito politico l'idea
30:28di dividere l'Italia, c'è.
30:32Il professor Gianfranco Miglio, uno dei fondatori della Lega Nord, ha questo progetto di separare
30:37l'Italia in tre macro-regioni, una al nord, una al centro e una al sud.
30:41Per il Sud, il professor Miglio ha idee molto precise.
30:46In una intervista rilasciata al giornale nel marzo del 1999, dice
30:50«Io sono per il mantenimento anche della mafia e dell'andrangheta.
30:54Il Sud deve darsi uno statuto appoggiante sulle personalità del comando.
30:58Che cos'è la mafia?
30:59Potere personale spinto fino al delitto».
31:03Insomma, dice il professor Miglio, bisogna partire dal concetto che alcune espressioni
31:08tipiche del Sud hanno bisogno di essere istituzionalizzate.
31:15Più o meno nello stesso periodo, diceva cose simili anche Licio Gelli.
31:22E questo è sicuramente anche il pensiero della mafia.
31:25Questo progetto, ci dicono diversi collaboratori, viene discusso per diverse settimane in riunione
31:35di vertice a cui partecipano i capi regionali della mafia nelle campagne di Enna.
31:41C'è un nuovo soggetto politico che si chiama Lega Meridionale, che grazie all'apporto
31:47di tutta la mafia meridionale, e quindi alla Camorra, l'entrangheta, la Sicilia, riesce
31:52ad ottenere un numero significativo di voti.
31:55A quel punto, come ci riferisce un collaboratore, Cannella, Toglio Cannella, hanno ragione in
32:03capi di cose nostre a dire, ma se abbiamo un nostro Presidente della Regione come il
32:07Presidente della Repubblica, se abbiamo la nostra Cassazione, se abbiamo la nostra Polizia,
32:13che altro ci serve?
32:14Ci separiamo dal resto dell'Italia e concentriamo i nostri interessi in un ambito territoriale
32:21più ristretto.
32:22Il progetto però non funziona.
32:24Con l'aiuto di Vito Ciancimino e con l'approvazione di Bernardo Provenzano, l'Euluca
32:28Bagarella fa fondare un movimento che si chiama Sicilia Libera e che si inserisce assieme
32:33ad altri movimenti nel gruppo delle Leghe Meridionali.
32:42Ma il movimento non decolla, l'Italia sta cambiando, ci sono altre forze politiche, altri
32:48partiti, nuovi personaggi politici che stanno scendendo in campo.
32:53È il 1994 e quell'anno le elezioni le vincono Forza Italia e Silvio Berlusconi.
32:59Qualcuno mi ha detto, se non vieni, tradisci?
33:09E se c'è una cosa che non si appartiene e che non sappiamo fare è tradire.
33:19Berlusconi scende in campo in politica e si prepara alle elezioni quando comprende che
33:24c'è uno sbando assoluto nel campo dei moderati, le forze del pentapartito che aveva governato
33:30il Paese sono letteralmente squarciate da tangentopoli, si accorge che c'è una fuga
33:36dalle responsabilità e contemporaneamente guarda un Parlamento che sta studiando una
33:42legge elettorale, il mattarellum, come sarà chiamato poi, che può consentire in assenza
33:49di una coalizione dei moderati alla sinistra, col 30% dei voti, di ottenere l'80% dei secci.
33:56E qui l'idea di Berlusconi di scendere in campo per ricostituire un'area di moderati
34:02che possa contrastare la sinistra.
34:04C'è un uomo che si chiama Marcello Dell'Utri.
34:10Marcello Dell'Utri nasce a Palermo, studia dai salesiani, poi dai gesuiti e poi va a fare
34:15l'università a Milano, dove incontra un altro studente di 5 anni più grande di lui,
34:20che si chiama Silvio Berlusconi.
34:25Marcello Dell'Utri fa parte dell'Opus Dei, lavora in banca ma ha due grandi passioni.
34:30Una è per i libri antichi, che lo porterà a diventare uno dei più grandi bibliofili italiani,
34:34l'altra è per il calcio.
34:36A Palermo, dove è tornato alla fine degli anni 60, dirige una squadra di calcio,
34:41l'Atletic Club Bacigalupo.
34:43Marcello Dell'Utri però ha anche alcune conoscenze.
34:46Una di queste si chiama Gaetano Cinà.
34:51Gli amici lo chiamano Tanino, anche gli amici degli amici,
34:55perché Tanino Cinà viene indicato come un mafioso,
34:58esponente della famiglia di Malaspina,
35:00imparentato con boss come Mimmo Terensi e Giuseppe Contorno
35:03e vicino a quello che in quel momento è il capo di Cosa Nostra, Stefano Bontade.
35:08Tanino Cinà e Marcello Dell'Utri si sono conosciuti
35:10perché Cinà ha un figlio che gioca a calcio nella squadra
35:13e sono diventati amici.
35:15Ma Gaetano Cinà, dico subito, è altra cosa che voglio sfatare una volta per tutte,
35:19se ci riesco, certamente.
35:21Gaetano Cinà è un mio amico, non è, è un mio amico,
35:25è il papà di un ragazzo della Bacigalupo.
35:27Era un ragazzo veramente straordinario come giocatore.
35:31Tanto è vero che la Bacigalupo lo cedette al Varese.
35:34Quando io nel 74, fino al 73, 74, veni a lavorare a Milano dal dottor Berlusconi,
35:40questo ragazzo fu acquistato da Alvarese presso la Bacigalupo
35:45che era un vivaio di giocatori molto noto.
35:49Ma c'è anche un'altra persona, un amico di Cinà,
35:52che passa dalla Bacigalupo come tanti altri tifosi della squadra, naturalmente.
35:56Lui però è un tipo particolare, si chiama Vittorio Mangano.
36:03Vittorio Mangano è un tipo particolare,
36:05indicato da molti collaboratori di giustizia
36:07e da alcune inchieste della Procura di Palermo
36:10come un boss di una certa importanza.
36:14Insomma, Vittorio Mangano è Vittorio Mangano.
36:17Io Mangano l'ho conosciuto a Palermo negli anni 70,
36:21quando avevo una società di calcio che è molto nota a Palermo.
36:25Il dottor Lodato lo può testimoniare,
36:27che era a Bacigalupo dove hanno giocato
36:30migliaia e migliaia di ragazzi della Palermo,
36:33di tutti i ceti sociali,
36:35dal più alto, diciamo così, ai più piccoli.
36:40E quindi avevo anche tutta una serie di genitori e ragazzi
36:43che frequentavano, di persone, di aficionados,
36:47di persone che davano una mano,
36:49perché in una società dilettantistica dove c'erano 11 squadre,
36:52c'erano persone che venivano per accompagnare i ragazzi,
36:55aiutavano per così dire a preparare la partita,
36:57a segnare il campo, a gonfiare i palloni,
36:59insomma tutto quello che si fa in una società dilettantistica.
37:02Mangano era una persona assolutamente tranquilla,
37:05assolutamente normale,
37:07che seguiva le partite di calcio,
37:09non tutte, veniva insomma comunque abbastanza spesso,
37:12e che avevo conosciuto e apprezzato sui campi di calcio.
37:16Nel 1974 Marcello Dell'Utri lascia il lavoro in banca a Palermo
37:20e va a Milano a lavorare per Silvio Berlusconi.
37:23Silvio Berlusconi sta passando in barca per Palermo, racconta Dell'Utri.
37:26Quando lo chiama egli dice di venire a Milano,
37:28perché sta facendo grandi cose, sta costruendo una città.
37:32Sta costruendo Milano 2, la città dei numeri 1,
37:35come dice la pubblicità.
37:38Sono anni intensi per Milano, i primi anni 70,
37:41anni di affari, di lavoro, di imprese,
37:43ma non c'è soltanto il capitale pulito a Milano,
37:46non ci sono soltanto imprenditori onesti
37:47con la voglia di costruire e lavorare al nord.
37:53Da un po' di tempo al nord è arrivata anche la mafia,
37:55che si è infiltrata nel tessuto economico
37:58attraverso insospettabili colletti bianchi,
38:00come hanno dimostrato le inchieste
38:02seguite al cosiddetto blitz di San Valentino.
38:06C'è un ufficio proprio nel centro di Milano, per esempio,
38:10in via larga, vicino al Duomo,
38:11che è frequentato da strani personaggi,
38:13come i fratelli fidanzati, i fratelli Bono
38:16e Gerlando Alberti, detto Uppacca Re.
38:18Da Cosa Nostra, insomma.
38:25Ma cosa fa Cosa Nostra al nord?
38:27Fa i soldi, con lo spaccio di droga
38:30e con i sequestri di persona,
38:31e poi li ricicla e li reinveste a Milano,
38:34assieme a quelli che ha fatto al sud.
38:36Milano, però, lo abbiamo visto, non è soltanto questo.
38:38Milano è una città che lavora,
38:40in cui girano gli affari,
38:42in cui si fanno le città.
39:02Marcello Dell'Utri va a Milano,
39:04a lavorare per Silvio Berlusconi,
39:06che gli ha riservato un alloggio,
39:07un ufficio nella villa che ha appena acquistato
39:09dalla Marchesa Casati Stampa,
39:11in via San Martino 42, ad Arcore.
39:13Però non ci va da solo.
39:19Berlusconi ha bisogno di un fattore,
39:20di più, di uno stagliere,
39:22per un allevamento di cavalli
39:23che avrebbe intenzione di costruire.
39:25Marcello Dell'Utri ha la persona giusta,
39:28gliela consiglia e gliela fa assumere.
39:30Questa persona si chiama Vittorio Magna.