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  • 15 minutes ago
“Momelotinib si pone come un farmaco cardine nella terapia della mielofibrosi e anche come bridge al trapianto di midollo osseo allogenico, perché se un paziente si presenta con un fenotipo clinico più anemico la possibilità di migliorare l’emoglobina vuol dire arrivare al trapianto in un livello di fitness migliore”. Sono le parole di Francesco Passamonti, direttore della struttura complessa di Ematologia della Fondazione Irccs Ca’ Granda ospedale Maggiore Policlinico e professore di Ematologia all’università degli studi di Milano, all’incontro con la stampa promosso da Gsk a Milano per discutere delle opportunità e dei benefici per i pazienti offerti dalle nuove terapie per la mielofibrosi, con particolare riferimento all’ultimo Jak inibitore.

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Transcript
00:00e mi rifiuto
00:05una malattia che ha una base molecolare che consta nella
00:10attivazione della patua di Gekstat dovuta a tre mutazioni di geni detti fondali.
00:15Questa iperattivazione della patua porta alla
00:20malattia e momelottinib è uno dei tre Gekinibitori che noi
00:25abbiamo disponibili rimborsati in Italia e ha delle caratteristiche particolari oltre
00:30ad essere un Gekinibitori come gli altri, è capace di inibire una patua che si
00:35chiama ACBR1 che è una patua che determina l'anemia, quindi in questo modo
00:40ha un effetto unico rispetto agli altri Gekinibitori disponibili.
00:45in Italia che è quello di migliorare l'emoglobina.
00:47È stato sviluppato negli studi Simplify U1
00:50e Simplify U2 che ci hanno aiutato a capire degli punti importanti.
00:54Il primo
00:55che l'effetto sui sintomi c'è, l'effetto sulla milza
01:00è comparabile a quello degli altri Gekinibitori ma ha la capacità di migliorare l'emoglobina.
01:05che vuol dire un'emoglobina che parte tra 9 e 10
01:10va sopra 10 o aumenta di più di un gramma e mezzo e un'emoglobina di un paziente invece
01:15che riceve trasfusione quindi trasfusione dipendente vuol dire aumentare l'emoglobina o addirittura
01:20e diventare trasfusione indipendente.
01:22Quindi il farmaco ha documentato la capacità di far salire
01:25dell'emoglobina e aumentare la percentuale di paziente trasfusione indipendente.
01:30che ha raggiunto un end point importante per la clinica perché oggi sappiamo
01:35che i pazienti che migliorano l'emoglobina cioè raggiungono l'emoglobina più di 10
01:39sono pazienti che vivranno
01:40di più.
01:41Quindi il farmaco sicuramente si pone con un farmaco cardine
01:45nella terapia dell'emilofibrosi
01:47e un farmaco cardine anche come bridge altrimenti
01:50è un pianto di miglior osso allogenico dove se un paziente si presenta con un fenotipo
01:54clinico più
01:55anemico la possibilità di migliorare l'emoglobina vuol dire arrivare a trapianti in un livello di fitness.
02:00questo per noi medici ovviamente è stato un grande aiuto perché copia
02:05copriamo un problema importante che l'anemia ovviamente non lo copriamo nel 100 per cento dei pazienti perché
02:10medicina al 100 per cento non esiste ma lo copriamo lo miglioriamo nella buona parte dei pazienti.
02:15da un punto di vista dei pazienti ovviamente questo è un passo avanti perché
02:20l'anemia determina stanchezza fatiguità e fatiga che noi miglioriamo
02:25e poi quando i pazienti inizia a fare traspusioni c'è il sovrapposto.
02:30carico di ferro detto sovracarico marziale e anche la necessità di un caregiver.
02:35perché le traspusioni si fanno in degli ospedali in ospedale quindi il paziente ha bisogno di un accompagnatore che
02:40lo porti e quindi anche da un punto di vista sociale questo ovviamente ha un ritorno.
02:45estremamente importante per la gestione della malattia e della gestione del paziente.
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