00:00A qualcosa del memoriale della Shoah di Eisenman a Berlino, ma pure quando si all'interno e sotto certi cieli inquieti di Sicilia ricorda i siti precolombiani della Mesoamerica.
00:10Come per il Lightning Field di Walter de Maria, luogo leggendario della land art americana, il grande cretto di Alberto Burra Gibellina è anch'esso un'esperienza di spazio nel tempo,
00:19una manifestazione del modo in cui l'arte diventa luogo e anzi supera il luogo per diventare semplicemente esperienza.
00:26Eppure, per molti versi, potrebbe essere solo una grande colata di cemento sopra le macerie di una cittadina devastata dal terremoto,
00:33un disperato tentativo di dire qualcosa sopra una storia indicibile e di farlo senza parole, ma solo con lo spazio.
00:41Il punto, e qui sta la forza del contemporaneo, è che tutto questo si somma, dialoga con la valle intorno e con gli incubi della storia
00:49e crea una dimensione nuova, una libertà estrema che si prova, insieme all'estrema solitudine propria della libertà,
00:56camminando tra le stade irregolari del cretto.
00:59E in fondo, un'opera come quella di Burra non è arte contemporanea, è qualcosa d'altro,
01:04è il riflesso mitologico di un'epoca nella quale le divinità erano presenti, con tutta la loro terribilità,
01:10accanto agli uomini, in un mondo leggendario e selvaggio, come selvaggia è la natura stessa del cretto,
01:16monumenta una tragedia che racconta, come direbbe Nice, la nascita stessa della tragedia.
01:21Oggi il gran decreto è il simbolo di Gibellina, capitale italiana dell'arte contemporanea,
01:26ma tutte le definizioni e i ruoli che possiamo dare non basteranno comunque mai, per fortuna,
01:32a spiegare la sensazione che si prova attraversandolo.
01:35Quella sensazione intraducibile, in fondo, potrebbe essere la risposta alla domanda ricorrente
01:40e probabilmente inutile su che cos'è l'arte contemporanea.
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