BUON COMPLEANNO, CARLO CRACCO. Oggi, mercoledì 8 ottobre, lo chef, imprenditore e personaggio tv compie 60 anni. Un traguardo importante per uno dei più grandi allievi di Gualtiero Marchesi (che lo ha avuto nel Tre Stelle di Milano e dell'Albereta). Dire Cracco oggi significa dire molte cose. Non solo, un simbolo della genialità in cucina, ma anche un volto noto e amato da molte generazioni. Come è noto, dopo alcune esperienze importanti (tra le quali anche alcune all'estero), Cracco si è stabilito a Milano dal 2001. Prima, ha gestito Peck-Cracco, poi si è messo in proprio nel 2007, conquistando le Due Stelle Michelin. Dal 2018, poi, si è trasferito nella Galleria Vittorio Emanuele II, sempre a Milano, dove i suoi clienti possono gustare molte prelibatezze raffinate.
Tutto il suo lavoro prevede un'esaltazione della tradizione italiana. Lo chef televisivo per eccellenza lo ha dimostrato in più occasioni. E del suo legame con Milano ha parlato in una recente intervista per Sold Out Service. «Su Milano tutti si sfogano, si appoggiano e la usano. Molto dipende anche da cosa tu dai alla città, cosa puoi portare in più rispetto a tutto quello che è già stato fatto. Nel 2000 quando ho aperto il mio primo ristorante a Milano, parlo di Peck, tutti dissero “non capisci niente, qui non frega a nessuno del cibo”. Per loro in città si pensava solo ai soldi ma io a quei detrattori risposi: “io ci provo ugualmente”. Poi Milano è diventata quello che è. La memoria sembra essere corta, in generale: ricordiamo solo gli ultimi flash, mentre dimentichiamo tutta la storia che c’è dietro!».
Nella stessa intervista, Carlo Cracco ha anche parlato del legame con la campagna. «Negli anni mi sono diretto anche in campagna, in Romagna, con mia moglie Rosa, a Sant’Arcangelo. Ma questo fa parte di un progetto di famiglia e di vita. È come un cerchio che si chiude. La nostra azienda agricola è nata dove già erano piantate le nostre radici e dove abbiamo trovato una situazione simile a quella in Galleria, a Milano. In entrambi i casi io ci ho visto qualcosa, nel mezzo ci sono poi tanti sogni, quello del mio maestro Marchesi, il mio… Ognuno ne ha realizzati alcuni. Siamo ripartiti in qualche modo dalla terra per poi arrivare alla tavola, dove i cuochi fanno di solito l’ultimo miglio, l’ultimo pezzettino, scegliendo il meglio che poi porteranno in tavola. Abbiamo anche un camioncino che vende verdure. Quei prodotti mi permettono di tenere i piedi per terra».
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