00:00Epicuro è un grande amante delle polemiche. Ha attaccato ed è stato attaccato con il risultato
00:12che molte delle sue idee sono state fraintese. Ma il suo messaggio è chiaro. La filosofia
00:17dovrebbe occuparsi dei problemi della nostra esistenza ed è perfettamente in grado di farlo
00:22se solo si lasciano da parte i filosofi di professione che con le loro struserie complicano
00:27quello che è semplice e ci impediscono di vivere una vita felice. I filosofi parlano di cose inutili
00:33e incomprensibili quando invece è tutto semplice. Per capirlo basta chiarire tre punti. Tutto
00:38il resto verrà da sé. Primo, che cos'è la realtà e come è fatta? Secondo, come posso
00:44conoscere questa realtà in modo certo? E terzo, come vivere in questa realtà? Sembrano questioni
00:50complicate, di questo discutevano i filosofi da secoli ed invece è tutto semplicissimo.
00:55Cominciamo dal primo punto. Che cos'è la realtà? La realtà sono atomi e vuoto. Sono
01:00atomi che si muovono nel vuoto. Epicuro è un atomista convinto, così come l'era stato
01:04Democrito. Ma in Democrito l'ipotesi atomista è ancora confusa e non è chiaro cosa siano
01:10davvero questi atomi. Epicuro invece è netto. Gli atomi sono corpi che cadono nel vuoto, che
01:16ogni tanto deviano, il famoso clinamen di cui parla Lucrezio, che ogni tanto deviano aggregandosi
01:21e separandosi. Tra Epicuro e Democrito c'è in mezzo Platone, con la sua divisione metafisica
01:27tra il mondo sensibile, il mondo delle cose che vediamo e tocchiamo, e il mondo delle
01:31idee, ciò che è oggetto dei nostri pensieri. In Democrito questi due piani sono ancora confusi.
01:37In Epicuro c'è una presa di posizione netta. Il fantomatico mondo delle idee di cui parla
01:42Platone non esiste. Esiste solo quello che fa parte della nostra esperienza sensibile. La realtà
01:48sono corpi che si aggregano e si disgregano. L'universo infinito è il risultato del gioco
01:53di incontri e scontri degli atomi tra di loro. Basta! Se questa è la realtà non sarà difficile
01:58conoscerla. E arriviamo così al secondo punto. Noi disponiamo di uno strumento formidabile
02:04per conoscere la realtà e sono i nostri sensi, perché anche noi siamo fatti di atomi. Inutile
02:09dire che anche in questo caso Epicuro si sta scatenando contro Platone, che aveva negato ogni
02:14valore alle sensazioni. Di nuovo Epicuro ha le sue ragioni. C'è qualcuno che ha intenzione
02:19di negare l'attendibilità di quello che vede o che tocca? Del resto non ci sono solo le
02:24sensazioni. Le sensazioni sono come delle fotografie. Descrivono la realtà così come
02:29essa ci appare. A volte può capitare che sulla foto ci sia qualche incongruenza, ma
02:34continuando a fare esperienze si creano dentro di noi, nella nostra memoria, dei concetti più
02:39generali, che ci aiutano a conoscere. Epicuro in fondo sta qui difendendo una teoria empirista
02:44della conoscenza. Continuando a osservare questi esseri pelosi che mi camminano davanti, si forma
02:49dentro di me in modo spontaneo il concetto di gatto. E poi li chiamo babetti a pollo.
02:54Per viverci insieme basta e avanza. Per muoversi senza inciampare nella vita di tutti i giorni
02:59basta affidarsi alle nostre esperienze. Perché a questo dovrebbe servire la filosofia, a vivere,
03:05anzi, a vivere bene. Ed eccoci arrivati al terzo punto, quello più importante. Quello
03:10a proposito del quale le provocazioni di Epicuro raggiungono il culmine. La felicità. La felicità
03:15per Epicuro consiste nel piacere. Una vita felice è una vita dedicata al piacere. Davvero? Ma
03:22che vita è una vita dedicata soltanto alla ricerca del piacere? Che avessero forse ragioni
03:27i suoi avversari, che alla fin fine Epicuro sia solo un provocatore, senza nulla di serio da
03:31insegnare? Vediamo. Intanto si tratta di ricordarsi chi siamo. Noi siamo corpi, no? E
03:37quindi il piacere non può essere così negativo, visto che è legato proprio alla dimensione
03:41del corpo, esprimendo in uno stato di benessere. L'edonismo, perché in greco spiacere si dice
03:47donè, l'edonismo di Epicuro è una diretta conseguenza del suo materialismo. Del resto
03:52poi tutto sta a intendersi su cosa sia davvero il piacere. Per capirlo bisogna capire prima
03:57di tutto quali sono i nostri bisogni. Siamo esseri imperfetti, abbiamo quindi delle necessità,
04:02ma non tutti questi bisogni sono ugualmente importanti, anzi. Epicuro introduce una tripartizione.
04:09Ci sono i bisogni e i desideri naturali e necessari. Bisogni e i desideri naturali ma non necessari.
04:15Bisogni e i desideri non naturali e non necessari. Partiamo dagli ultimi. Noi possiamo desiderare
04:20di essere ricchi, famosi o potenti, ma questi desideri non rispondono ad alcun bisogno reale,
04:25ad alcuna mancanza. Dipendono da opinioni vuote, dice Epicuro. Non sono naturali, insomma,
04:31e non è necessario soddisfarli. Non portano nulla. Anzi, ogni tentativo di realizzarli
04:36sarà causa di frustrazione continua, perché non troveremo mai il piacere che speravamo
04:41di trovare nella loro realizzazione. Possiamo accumulare tutte le ricchezze e tutto il potere
04:45che vogliamo, ma non ce ne verrà nulla. Solo la frustrazione di chi non trova quello
04:50che si aspettava. Diverso, invece, è il caso della fame o della sete. Quelli sono bisogni
04:54reali. Non possiamo certo stare bene se soffriamo i morsi della fame e in quanto tali vanno
04:59soddisfatti. Sono bisogni naturali. Ma c'è modo e modo per soddisfarli. Ho fame e magari
05:05voglio mangiare la bistecca da mille euro che si trova solo a Dubai e non potendomela permettere
05:10mi intristisco. Ma perché poi? Se il problema è non avere fame, qual è la differenza tra
05:15questa bistecca e un panino nel bar sotto casa? Ecco la distinzione tra bisogni naturali
05:20e necessari, il panino, e bisogni naturali e non necessari, la bistecca da mille euro.
05:25Sembra una distinzione capsiosa ed è invece decisiva, perché ci aiuta a metterle cose
05:30in prospettiva. Epicuro non vuole che rinunciamo a piaceri più sofisticati. Se mi invitano a
05:35mangiare la famosa bistecca, ma perché no? Ma vuole farci capire che stare bene è molto
05:40più facile di quanto pensiamo. Perché il vero piacere non è, come probabilmente pensavamo,
05:45il godimento che proviamo durante il soddisfacimento di un bisogno, ad esempio mentre mangiamo.
05:51Il vero piacere è quello stato di benessere che proviamo quando ci siamo finalmente liberati
05:56dai bisogni, ad esempio quando non abbiamo più fame. Il vero piacere è lo stato di benessere
06:00che si dà quando non abbiamo bisogno di nulla, perché abbiamo tutto quello che ci serve e
06:05stiamo bene. Caro amico che mi stai ascoltando, Epicuro avrebbe potuto dire, siamo qui, non abbiamo
06:11fame, non abbiamo sete, parliamo di cose interessanti e ci divertiamo. Perché non ammettere
06:16che stiamo bene? Il problema però non è soltanto il piacere, perché ci sono anche paure e preoccupazioni
06:21a infestare le nostre giornate. Epicuro lo sa e ha una risposta anche per questo. Per Epicuro
06:27tre sono le paure più tossiche, la paura degli dèi che intervengono per punirci, la paura del
06:33dolore e la paura della morte. Ma preoccuparsi di queste paure è inutile. È inutile preoccuparsi
06:40degli dèi per una ragione molto semplice, perché gli dèi non si occupano di noi e dunque
06:44non c'è nulla da temere. Perché se gli dèi che sono onipotenti e perfetti si occupassero
06:49del nostro mondo, il nostro mondo andrebbe bene, il che chiaramente non è il caso. Epicuro
06:54sta anticipando il problema della teodicea, della giustizia di Dio, di cui si discuterà
06:59moltissimo in epoca moderna dopo l'avvento del cristianesimo. L'unica conclusione ragionevole
07:05allora è che gli dèi esistano e se ne vivono beati nei loro mondi. Sono un modello che dovremmo
07:09cercare di imitare, altro che temerli. Quanto al dolore c'è poco da dire. Se è sopportabile
07:14non resta che sopportarlo. E il ricordo dei momenti piacevoli può contribuire a renderlo
07:19ancora più sopportabile. Se invece non è sopportabile vuol dire che ci porterà alla
07:24morte, che però non è un problema. Arriviamo così all'ultimo e decisivo punto. La morte,
07:29dice Epicuro, non è niente per noi, perché o ci siamo noi o c'è lei. Non è qualche cosa
07:34che ci riguarda. Il ragionamento è chiaro e dipende di nuovo dalla tesi materialista.
07:39Noi siamo il nostro corpo. La morte è banalmente la disgregazione degli elementi che ci costituiscono,
07:45gli atomi insomma. Non c'entra nulla con noi quindi, perché la morte c'è solo quando
07:49io non ci sono. E perché dovremmo preoccuparcene allora? Sempre proiettati nel futuro, ce ne
07:55facciamo schiavi, incapace di vedere quello che abbiamo davanti. Non è meglio allora imparare
08:01con Epicuro a godere dell'attimo presente, consapevole di quanto sia meravigliosa l'esistenza,
08:06questa nostra esistenza nata dal puro caso e però insostituibile nella sua unicità. Non
08:11sappiamo da dove veniamo, non sappiamo dove stiamo andando. Magari siamo qui per caso,
08:16senza motivo, potevamo non esserci. Però ci siamo. E intorno a noi non mancano i modi
08:21per godersi la vita, noi i nostri cari. Carpe diem, cogli l'attimo, impara a godere del
08:26presente, come diceva il poeta latino Orazio. Insomma, è tutto più semplice di quanto crediamo.
08:32Basta avere il coraggio di ammetterlo e scopriremo che una vita felice è alla nostra portata. È
08:37davvero così difficile essere felici? La filosofia di Epicuro è in tutta in questa domanda e non è
08:43detto che la sua risposta sia da disprezzare.
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