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  • 44 minuti fa
“Nel momento in cui mettiamo materiali non compostabili come plastica, vetro e alluminio, compromettiamo il riciclo anche di quelle frazioni compostabili”. È il richiamo di Carmine Pagnozzi, direttore generale di Biorepack, ai microfoni dell’Adnkronos a Ecomondo. Il consorzio si occupa della gestione degli imballaggi in bioplastica biodegradabile e compostabile conferiti nella raccolta dell'umido, sostenendo i costi di raccolta, trasporto e trattamento.

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Trascrizione
00:00C'è circa 84.000 tonnellate di imballaggi messi sul mercato annualmente, ne vengono riciclati circa 45.000 tonnellate, quindi
00:16trasformate effettivamente in compost.
00:19Questo significa che in Italia il cittadino italiano che ne raccoglie in realtà 65.000 tonnellate, c'è una quota
00:25parte che viene in qualche modo effettivamente riciclata e una quota parte che va via con gli scarti in quanto
00:30gli impianti hanno un'efficienza di trattamento che è contaminata dai materiali non compostabili che vengono conferiti all'interno dei
00:38rifiuti umidi.
00:38Quindi bisogna porre molta attenzione in quello che mettiamo nei rifiuti organici perché nel momento in cui mettiamo materiali non
00:46compostabili come plastica, vetro e alluminio compromettiamo il riciclo anche di quelle frazioni compostabili come sono la buccia di banata
00:53e gli imballaggi in bioplastica compostabile.
00:55Per poter riconoscere i rifiuti di imballaggio all'interno del conferimento dell'umido Biorepac ha messo a punto dall'anno
01:01scorso il marchio organico Biorepac che intende facilitare questa attività, un gesto quotidiano per rendere poi un rifiuto una risorsa
01:09trasformandolo in compost.

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