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Novità
Trascrizione
00:00Salve a tutti e benvenuti ad una nuova puntata di Sardegna Mundu, il programma che racconta
00:07vite straordinarie di uomini e di donne che ebbero il merito di mettere in comunicazione
00:15la Sardegna con il resto del mondo. Io sono Nicola Desi e vi accompagnerò in questo viaggio.
00:22Seguiteci!
00:55Grazie a tutti!
01:26Grazie a tutti!
01:34La puntata di oggi è dedicata a Ernesto Campanelli, passata la storia per un'impresa fenomenale
01:42compiuta con Francesco De Pinedo. Pensate che svolsero una crociera aerea lunga 55.000 km,
01:52praticamente una volta e mezzo alla lunghezza dell'equatore. Ma andiamo per gradi. Il nostro
01:58Ernesto Sardo nacque a Nuoro, più precisamente il 12 aprile del 1891. Pochi anni dopo la sua
02:08nascita con la famiglia si trasferirono qua nella città di Oristano. Il padre, Vittorio, gestiva una
02:16società che aveva l'appalto dell'illuminazione pubblica oristanese, mentre invece la madre, Giovanna
02:23Desi, era proprietaria di una bar che si trovava nel centro storico di Oristano e che era famoso per
02:32avere l'unica sala biliardo di tutta la città di Oristano. Ebbene, il nostro Ernesto qui frequentò le scuole
02:42elementari, le scuole medie e si iscrisse poi al regio, liceo, ginnasio della città. Ma a dire il vero, agli
02:51studi di
02:51greco e di latino, preferiva le scorribande lungo la città, preferiva insomma recarsi poco fuori
02:59Oristano. Lui piaceva tantissimo andare a pescare, per questo si recava presso la spiaggia di Torre
03:07Grande o presso le sponde del fiume Tirso, vicino al novenario della Madonna del Rignio. Ebbene,
03:15un bel giorno il nostro Ernesto capitò a casa di un amico, un compagno di scuola, Pasqualino Marica,
03:23che gli mostrò un album di fotografie scattate da un amico di famiglia durante un suo soggiorno in
03:31Italia. Ebbene, probabilmente queste immagini di luoghi fantastici che loro avevano visto solamente
03:38nei libri di scuola, suscitò in lui la voglia di viaggiare. E sarà proprio quello, vedremo, il suo destino.
04:01All'indomani dalla sua nascita il giovane Regno d'Italia disponeva solamente di due forze armate,
04:07il regio esercito e la regia marina. Dovremmo aspettare il 1893 per veder nascere anche la regia
04:16aeronautica, nella quale poi vedremo il nostro Campanelli entrerà. Ebbene, agli inizi del Novecento
04:25già vediamo nascere menti prodigiose, audaci, come il nostro Francesco De Pinedo, Umberto Nobile,
04:35Italo Balbo, che segneranno la storia dell'aviazione italiana. Pensiamo al celebre volo su Vienna,
04:45conchiuto dal grande Gabriele D'Annunzio nel 1918, ma sarà soprattutto il governo Mussolini negli anni
04:53venti del Novecento a dare un fortissimo impulso all'aviazione italiana. Questi avviatori diventeranno
05:01dei grandissimi eroi a livello non solo nazionale, ma anche internazionale.
05:25nel 1908 il nostro Ernesto, appena diciassettenne, si arruolò nella regia marina e pensiamo insomma che
05:35in quegli anni fu impiegato come allievo meccanico. Sarà poi insomma questa la professione che lo caratterizzerà
05:46per il resto della della vita. Nel 1912, allo scoppio della guerra italo-turca, l'Italia si vedrà impegnata a
05:57combattere
05:58proprio contro l'impero ottomano, al quale insomma darà il colpo di grazia. Il nostro Ernesto in quegli anni
06:05lo vediamo imbarcato nella nave introcciatore Staffo nelle coste della Libia. Ecco, apriamo una parentesi.
06:14Il nostro Ernesto dimostrò, fin da bambino, grandi capacità oratorie, grandi acume, intelligenza.
06:21Pensate, parlava tre lingue, oltre l'italiano e il sardo parlava anche il francese, lo spagnolo e l'inglese.
06:30Le caratteristiche e qualità che poi vedremo serviranno nelle imprese che compirà più avanti.
06:38Nel 1912, quindi, si conclude comunque la guerra italo-turca. Lui riuscirà a tornare a casa, ma questa pace, come
06:47vedremo, durerà poco
06:48perché nel 1914 spoppia la grande guerra e nel 1915 vedremo l'entrata in guerra dell'Italia
06:58dichiarando, appunto, ostilità all'impero austro-ungarico.
07:25Allo scoppio della grande guerra, dunque, vediamo Ernesto Campanelli arruolato nella regia marina.
07:31Ma proprio lì coltivava il suo più grande sogno, quello che probabilmente lo accompagnava fin da tenere età, ovvero quello
07:39di volare.
07:40Chiede per cui di essere trasferito dalla marina all'aeronautica.
07:44E proprio lì, Taranto, aveva il compito di individuare, intercettare i sottomarini sommergibili nemici,
07:54cioè quelli dell'impero austro-ungarico, e di bombardarli quando necessario.
07:59Fu sempre a Taranto, durante un corso per allievi dell'aeronautica, che conobbe per la prima volta Francesco De Pinedo,
08:09noto Franz,
08:10e col quale, poi vedremo, si instaurerà una profondissima amicizia che durerà tutta la vita
08:17e che, insomma, vide due collaborare in moltissime imprese, definendolo volle sempre con sé come motorista durante i suoi voli.
08:34Intanto, tra un'operazione di guerra e l'altra, il nostro Ernesto trovò anche il tempo per coronare il proprio
08:41sogno d'amore.
08:42Posò, infatti, il 4 febbraio del 1918 la concittadina Giovanna Bichisecchi.
08:50Con lei, appunto, avevano condiviso l'infanzia perché erano vicini di casa.
08:57Frequentarono lo stesso reggio-liceo-ginnasio di Oristano.
09:01Lei era una studentessa a modello, adorava il greco e il latino, lui invece preferiva materie come storia e geografia.
09:09Data, però, la particolare situazione bellica, ad Ernesto vennero concessi, però, solamente quattro giorni di licenza.
09:15Quindi si sposarono in tutta fretta con Giovanna a Napoli.
09:22Nel giorno stesso ripartirono per Otranto, città nella quale nel frattempo Campanelli era stato trasferito.
09:30Ne accade inoltre un fatto alquanto curioso, poiché la prima notte di nozze, quando si accingevano ormai a lasciare la
09:39tavola,
09:40un soldato bussò alla porta. Questo militare portava un ordine perentorio.
09:48Il nostro Ernesto doveva uscire subito di casa, prendere un aeroplano per andare a bombardare la città di Durazzo.
09:59Era l'estate del 1924 e il duce in persona diede l'ordine di formare una squadriglia di tre idrovolanti
10:09che si recassero in Olanda.
10:12Perché proprio in Olanda? Perché i militari, i piloti dovevano eseguire delle operazioni acrobatiche aeree e permettere anche ai piloti
10:27olandesi di pilotare appunto gli idrovolanti italiani.
10:34È vero, il viaggio, diciamo, si svolse con un notevole ritardo rispetto ai tempi previsti.
10:43Tutto sommato, però, venne considerato un successo, dato il fatto che avevano percorso 3200 chilometri, attraversando per ben due volte
10:53le pericolosissime Alpi.
10:55Ma soprattutto questa esperienza permise sia ad Epinedo, che aveva avuto il compito di organizzare la squadriglia, ma anche a
11:06Campanelli di verificare alcuni problemi e cercare di risolverli.
11:12Cosa che poi sarà utilissima quando svolgeranno il volo verso Tokyo.
11:34Arriviamo così all'anno 1925, quando Francesco de Epinedo, noto Franz, cominciò a elaborare, a progettare un'impresa mai tentata
11:48prima.
11:48Si trattava di raggiungere il Giappone, e precisamente la città di Tokyo, partendo dall'Italia e facendo diverse tappe, quella
12:00più importante, a Melbourne in Australia.
12:03Per questo scelse una persona di sua grandissima fiducia, che non poteva essere che il nostro Ernesto Campanelli.
12:25E ora vediamo i dettagli del mezzo che utilizzarono per compiere quest'impresa straordinaria.
12:32Si trattava di un idrovolante, biplano, a scafo centrale, del tipo Savoia, con una sigla CI16.TER.
12:45Si trattava appunto di un biplano a due posti, uno a fianco all'altro.
12:50Le ali erano fatte semplicemente, pensate, di tela e di legno, a cui montarono un motore francese da 450 cavalli.
13:01Pensate che personalmente andarono a sceglierlo De Pinedo e Campanelli in Francia.
13:10E inoltre dobbiamo pensare che non aveva un tetto, non era coperto i due posti, per cui prendevano in pieno
13:18le intemperie.
13:19Avevano semplicemente una parabrezza.
13:22E soprattutto questo idrovolante era privo di radar, che ancora all'epoca non esistevano.
13:29Non c'era una radio per mettersi in contatto con altre stazioni e soprattutto aveva solamente due bussole.
13:38Non c'era illuminazione, per cui quando si viaggiava di notte e capitava spesso,
13:44dovevano sperare nel chiaro di luna per, insomma, poter visualizzare le bussole.
13:50Il resto veniva fatto utilizzando, pensate, le mappe, le carte.
13:56Come ho detto prima, cercarono di mandare in tutte e ottanta le tappe che erano previste,
14:04le attrezzature di ricambio, l'olio, ma come vedremo poi il viaggio, insomma, comporterà tappe forzate.
14:13L'aereo venne ribattezzato Gennariello, in onore di San Gennaro,
14:18che era il santo patrono della città originaria di Francesco di Pinedo
14:23e la città che in quel momento accoglieva il nostro Campanelli con la famiglia.
14:29E forse con un po' di scaramanzia il nostro De Pinedo fece scrivere su una fiancata dell'idrovolante
14:40la frase «Yamme yam mengoppa yamme yam», ricordando una canzone molto celebre all'epoca.
14:54Tutto ormai era pronto.
14:55Arriviamo al 20 aprile del 1925, la mattina alle 5.55,
15:03alla partenza da Sesto Calende sul Lago Maggiore, su un piccolo idroscalo.
15:09Vi saranno oltre che De Pinedo e Campanelli alcuni dirigenti, ingegneri della società costruttrice
15:16del biplano e ovviamente saranno presenti alcuni stretti parenti,
15:24tra cui la moglie dello stesso Campanelli, che visibilmente preoccupata ed emozionata
15:30ricevette un po' la consolazione di De Pinedo che le disse
15:34«Non si preoccupi signora, andiamo e torneremo presto».
15:38Il cielo quella mattina era coperto, era una giornata di pioggia
15:44e la terra appunto era molto fangosa.
15:48Nonostante tutto, i nostri due cominciarono questo viaggio,
15:53che poi, vedremo, segnerà la storia dell'aeronautica mondiale.
16:02Già poche ore dopo la partenza si verificò un problema, un guasto inaspettato.
16:09Si era rotto un raccordo del tubo dell'olio e quindi l'aereo cominciò a perdere l'olio.
16:18Loro appunto fecero una scorta di oliocastrol che però mandarono nelle varie tappe che avrebbero dovuto raggiungere.
16:27Quindi questo guasto inaspettato li costrinse ad un amaraggio di fortuna sul fiume Ceno.
16:36Erano all'altezza Liparma, nel paese di Varano de Melegari.
16:41A quel punto, insomma, al nostro Campanelli venne un'idea.
16:47Poiché l'olio castrol era impossibile da trovare in un comune piccolo paese del nord Italia,
16:54si recarono nella più vicina farmacia.
16:58Ebbene, l'idea che venne a Campanelli fu quella di sostituire l'olio castrol con comune olio di ricino,
17:05che in quel periodo si poteva trovare in tutte le farmacie.
17:08Ora voi pensate, Campanelli che entra all'interno, insomma, di una farmacia e che chiede ben 10 chili di olio
17:17di ricino.
17:18Immaginiamo appunto la faccia un po' perplessa del farmacista.
17:23Mai avrebbe pensato il nostro farmacista che il suo olio avrebbe contribuito ad un viaggio di 55.000 chilometri.
17:33Il loro incredibile e avventuroso viaggio toccò posti mai sorvolati prima dagli aeroplani.
17:40Passarono in India, in Pakistan, Singapore.
17:44Immaginiamoci lo stupore degli abitanti di piccoli villaggi
17:47che si vedevano appunto attraversare il cielo da queste macchine infernali, come le definiva qualcuno.
17:54Sarebbero tantissimi gli aneddoti, le avventure, i pericoli che i due attraversarono, i due piloti,
18:03visto che Campanelli sostituiva Francesco di Pinedo alla guida del velivolo quando questi era stanco.
18:12Noi ve ne racconteremo alcuni abbastanza curiosi, abbastanza simpatici.
18:17Come quando, dopo aver sorvolato la Turchia e l'Iraq,
18:22atterrarono su un piccolissimo villaggio nel sud-est dell'Iran.
18:28Questo villaggio si chiamava Chabar.
18:30In questo posto vi era una piccolissima stazione telegrafica gestita in quel momento dagli inglesi.
18:38Ne approfittarono anche per cercare di cambiare un pezzo del serbatoio dell'olio
18:45che nel frattempo si era guastato, si era rotto.
18:49Ma per fare questo occorreva una lamiera di rame.
18:55Immaginatevi la difficoltà nel trovare del rame in un villaggio sperduto dell'Iran.
19:01Ebbene a questo punto al nostro Campanelli venne un'idea, un'idea insomma che poi salvò questo viaggio.
19:11Decise di entrare nella cucina della stazione telegrafica e lì addocchiò una pentola di rame.
19:21Il cuoco che era là, un iraniano, intuite le intenzioni del nostro Campanelli, gli andò incontro.
19:33Campanelli prese appunto questa pentola, anzi si trattava nello specifico di una padella,
19:40ma non aveva fatto i conti con la testardagine del nostro Campanelli.
19:49Ad un certo punto ne nacque una colluttazione e le urla richiamarono l'attenzione di De Pinedo,
19:55ma anche del comandante di questa, anzi del direttore di questa piccola stazione,
20:01che entrati in cucina trovarono da una parte Campanelli che stringeva questa pentola di rame
20:08e dall'altra invece il fuoco che tirava.
20:12A quel punto insomma sia il direttore che De Pinedo cercarono di far desistere il cuoco
20:20facendogli capire insomma che quel pezzo era importantissimo per il viaggio
20:26e a quanto pare il cuoco ormai sconsolato disse
20:30sì ma quello è un oggetto che serve per fare da mangiare e non per gli strumenti del diavolo
20:37riferito ovviamente all'idrovolante.
20:41Ad ogni modo riuscito ad ottenere questo tegame, il nostro Campanelli si mise subito all'opera
20:49e afferrata una lima e un martello si mise a lavorare su questo oggetto
20:55fino a creare un efficiente e robusto manicotto
20:59che sarebbe andato a sostituire quello originale dell'aeroplano.
21:05Tutto questo sotto gli occhi esterrefatti del cuoco
21:08e anche di una parte della popolazione del villaggio
21:11che assistette così meravigliata ai lavori e a questa trasformazione.
21:16Un'altra volta invece i nostri due eroi si trovavano a sorvolare
21:22una foresta tropicale nel sud dell'Indonesia
21:27e atterrarono nel fiume di questo piccolissimo villaggio chiamato Merauke.
21:34Pensate, questo villaggio era abitato dalla tribù dei Kayakaya, una tribù di cannibali.
21:41Con loro viveva anche un missionario cristiano
21:46che stava cercando di cristianizzare appunto questo popolo.
21:50Ora immaginate appunto lo stupore di queste persone
21:53che per la prima volta vedevano un velivolo del genere.
21:59Tant'è che poi riporterà il padre missionario in un suo diario
22:03come uno della tribù si rivolse a lui dicendo
22:06padre avete visto quale rumore faceva il ventre di quell'uccello meccanico?
22:13Ecco, faceva un sacco di fracasso.
22:16Quando è atterrato è stato in silenzio.
22:20Evidentemente prima aveva fame e adesso gli hanno dato da mangiare.
22:26Insomma, immaginiamo lì anche il rapporto con questi indigeni
22:34del quale insomma ci rimane qualche immagine scattata per l'occasione.
22:40Toccarono poi tanti altri posti e pensate,
22:44batterono anche un altro record perché furono i primi europei
22:48a giungere in Australia per via aerea.
22:53In Australia, a Melbourne, vennero grandi festeggiamenti,
22:58vennero onorati come due grandi eroi
23:01anche perché abbiamo riscontrato in questa storia
23:05sempre una grande collaborazione da parte di tutti
23:07perché ogni scoperta, ogni vittoria della scienza e della tecnologia
23:13era una vittoria non solo per lo stato di appartenenza
23:16ma per tutta l'umanità.
23:18Anche a Tokyo, che era la tappa finale del viaggio di andata,
23:23vennero accolti da una folla immensa.
23:26Stettero lì alcuni giorni e poi ripartirono.
23:29Affrontarono un viaggio non meno ricco di ostacoli,
23:35di guasti improvvisi, di maltempo.
23:38Nonostante tutto, riuscirono a raggiungere Roma
23:42il 7 novembre del 1925
23:46con un ammaraggio sul fiume Tevere
23:49più precisamente all'altezza del ponte Ripetta
23:53e lì vennero accolti da sempre una folla immensa
23:57che gli tributava grandissimi onori
24:00grandissimi onori che insomma vennero anche dal governo
24:05e non solo dal popolo.
24:07Quindi si scriveva una pagina importantissima
24:09dell'avviazione italiana e mondiale
24:12e tante altre imprese
24:15aspetteranno il nostro Ernesto Campanelli
24:18come la crociera d'America
24:21fatta con il grande Italo Balbo.
24:26Arriviamo così alla fine,
24:29al triste epilogo della vita di Ernesto Campanelli.
24:33siamo nel 1944
24:36un anno prima, l'8 settembre del 1943
24:40ci fu l'armistizio
24:42che divise l'Italia in due parti
24:45il centro e il sud
24:47che pian piano si stava liberando
24:50dagli, dai tedeschi
24:53grazie appunto all'arrivo degli americani
24:56e il nord invece ancora occupato dai nazisti.
25:00Lui si trovava a Cecina in Toscana
25:03nella provincia di Livorno
25:05e avendo saputo che la città di Napoli
25:09dove vivevano la moglie con il figlio
25:12era stata pesantemente bombardata
25:14decise di mettersi in viaggio
25:17per raggiungere appunto questa città.
25:22Vole dunque ritornare a Napoli
25:26e ricongiungersi con la famiglia.
25:27Nel frattempo però cos'era successo?
25:30Da una parte c'erano i tedeschi
25:33che volevano catturarlo
25:36avendo saputo delle sue grandi doti di meccanico
25:40lo volevano appunto deportare in Germania
25:43e utilizzare queste sue capacità
25:46grandissime capacità.
25:48Dall'altra c'erano i partigiani
25:50che invece gli davano la caccia
25:52perché volevano fucilarlo.
25:54L'unica sua colpa
25:55quella di aver compiuto queste grandi imprese
25:58sotto l'egida del regime fascista.
26:01Quindi si dovete dare la macchia.
26:03Riuscì ad acquistare una motocicletta
26:05e si mise in viaggio per Napoli.
26:08Quando mancavano ormai poco meno di 100 chilometri
26:11all'arrivo in città
26:13venne travolto da una camionetta
26:15guidata da due militari francesi ubriati.
26:19Assistette la scena un soldato americano
26:22che inseguì i due militari francesi
26:25per poterli fermare e arrestare.
26:27Ma i due quando si accorsero appunto
26:29che erano inseguiti
26:30scesero e minacciarono con le armi
26:33il soldato americano
26:34che torna indietro
26:35prestò i primi soccorsi a Campanelli
26:40e lo portò in un vicino ospedale militare
26:46attrezzato proprio dagli americani.
26:50e lì venne anche operato
26:52cercando di salvargli la vita
26:54ma purtroppo morì il giorno dopo
26:57per una embolia da frattura.
27:01Si concludeva così la vita e le opere
27:05ma soprattutto le gesta
27:07di uno dei più grandi aviatori
27:10dell'aeronautica italiana
27:13colui che scrisse delle pagine importanti
27:17e grazie a persone del suo calibro
27:21e di altri oggi possiamo permetterci
27:24di raggiungere luoghi lontani dal nostro
27:27in poche ore di volo.
27:30Noi oggi lo ricordiamo come un grande eroe
27:33è un figlio della patria sarda
27:35e la sua città d'origine, Oristano
27:38ha voluto rendergli omaggio
27:40dedicandogli una strada
27:42nella periferia di Oristano
27:44e l'aeroporto fenoso
27:46della sua città.
27:50Io vi ringrazio per averci seguito
27:54e vi saluto
27:55alla prossima puntata
27:57di Sardinia Mundo.

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