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  • 10 minuti fa
Milano, 16 ott. (askanews) - Abbiamo chiesto a Denis Curti, uno dei più noti curatori e critici di fotografia, quale sia oggi lo spazio della fotografia nel mondo del tutto-esposto e del tutto-visto. La risposta, sotto forma di aneddoto, anche, è poetica e interessante. "Ci sono stati fotografi straordinari, penso ad André Kertész - ci ha detto Curti - che in tempi non sospetti hanno aperto la strada per altri giovani fotografi e fotografi. Quando a un certo punto Kertész perde la moglie si ricorda che sua moglie si affacciava sempre alla finestra della loro casa a New York e quando lui la perde non se ne fa una ragione finché non trova una statua di vetro, leggermente incrinata, è una persona, è una figura vista da dietro e che sta posizionata un po' reclinata come stava sempre la moglie. Lui compra questa scultura, la mette sulla finestra e fa un lavoro meraviglioso che si chiama Polaroid, è un lavoro che porta via il cuore, è un lavoro che ti riporta ai tuoi affetti, alla tua condizione fragile di essere umano. Ecco, dentro questo territorio c'è moltissimo da fare e sono tantissime le storie che io vedo di autrici e autori che usano la fotografia per raccontare se stessi. Non è una forma terapeutica, è il desiderio di riuscire a guardarsi non allo specchio, ma con un processo volontario di auto lettura e di auto interpretazione".

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00:00Ci sono stati fotografi straordinari, penso ad André Kertez, che in tempi non sospetti hanno aperto la strada per altri
00:11giovani fotografi e fotografe.
00:14Quando a un certo punto Kertez perde la moglie, si ricorda che sua moglie si affacciava sempre alla finestra della
00:22loro casa a New York.
00:24E quando lui la perde non se ne fa una ragione, finché non trova una statua di vetro, è leggermente
00:32incrinata, è una persona, è una figura vista da dietro e che sta posizionata un po' reclinata come stava sempre
00:42la moglie.
00:43Lui compra questa scultura, la mette sulla finestra e fa un lavoro meraviglioso che si chiama Polaroid.
00:49È un lavoro che porta via il cuore, è un lavoro che ti riporta ai tuoi affetti, alla tua condizione
00:56fragile di essere umano.
00:58Ecco, dentro questo territorio c'è moltissimo da fare e sono tantissime le storie che io vedo di autrici e
01:07autori che usano la fotografia per raccontare se stessi.
01:12Non è una forma terapeutica, è il desiderio di riuscire a guardarsi non allo specchio ma con un processo volontario
01:22di autolettura e di autointerpretazione.

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