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  • 1 giorno fa
L’altra notte uno o più vandali hanno deturpato il murale dedicato a Franco Baresi nella piazza Gino Valle, dove c’è la sede del Milan. Gli hanno cancellato la faccia con lo spray, hanno raschiato via altre parti della figura, in definitiva hanno colpito la memoria di quanti - e siamo in tanti - hanno ammirato le imprese del capitano rossonero, da tifosi del Milan, da semplici appassionati, da tifosi di un altro club ma felici davanti alla grandezza, fosse anche quella che nei 90 minuti contribuisce a farti soffrire. Quando succedono queste brutture le reazioni sono sempre uguali, in qualche modo prestampate: parole di critica che si spingono all’esecrazione, rimpianto per tempi più sportivi, più cavallereschi, breve ricerca di un antidoto, allargamento delle braccia. Non si può fare niente. Anche perché questi episodi si susseguono: la settimana prima un centinaio di ultrà della Juve s’era girato di spalle e aveva intonato cori per Gaetano Scirea mentre il resto dello stadio celebrava con un minuto di silenzio l’addio a Sandro Mazzola. E non passa stagione senza che qualche disgraziato non esponga uno striscione che irride alle vittime dell’Heysel, oppure faccia il gesto dell’aeroplano per richiamare in modo canzonatorio la tragedia di Superga, o qualsiasi altra blasfemia che alla maggioranza delle persone fa orrore, ma una non trascurabile minoranza vive con un malinteso senso di libertà e di politicamente scorretto. Il rispetto per i morti è una frontiera di civiltà che non si valica a cuor leggero: è evidente che chi lo fa sente di affermare così il proprio ribellismo.Inoltre, i social network sono pieni di figure dichiaratamente tifose che si dissociano sì dalle manifestazioni più incivili, ma ci aggiungono sempre una circostanza attenuante, richiamando un precedente che a loro giudizio non fu criticato come l’ultimo “perché riguardava la tal squadra”, perpetuando così il cattivo pensiero che la censura avvenga a targhe alterne e dunque - è il punto d’arrivo implicito del ragionamento - non scandalizziamoci per quel che è successo ieri. È molto rara la condanna “senza se e senza ma”, senza attaccarsi ai precedenti, senza risalire a una schifezza uguale e contraria per giustificare in qualche modo l’accaduto, e questo per un motivo quasi ovvio: nessuno vuole perdere la propria clientela social, a prescindere da chi sia composta.Ho sempre pensato che questo stato delle cose sia migliorabile attraverso la scuola. Inutile illudersi che gli adulti di oggi possano cambiare atteggiamento e recuperare almeno il rispetto per i morti. Non succederà. Si può e si deve invece lavorare su bambini e adolescenti, e un’ora scolastica di storia dello sport - magari con la partecipazione di qualche vecchio campione - affascinerebbe i ragazzi educandoli ai valori della competizione. A considerare il rivale un avversario e non un nemico, ad apprendere quanta fatica e quanto sacrificio ci siano dietro a una vittoria, a conoscere le infinite storie di grandezza che il calcio per esempio ci ha raccontato attraverso Baresi, Mazzola, Scirea, il Grande Torino e quelle figure trattate oggi in modo divisivo, mentre invece fanno tutte parte di un unico straordinario racconto. Dal Coni al ministero dell’istruzione, l’idea è a vostra disposizione.

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Trascrizione
00:05L'altra notte uno o più vandali hanno deturpato il murale dedicato a Franco Baresi nella piazza
00:13Gino Valle, dove c'è la sede del Milan. Gli hanno cancellato la faccia con lo spray,
00:18hanno raschiato via altre parti della figura. In definitiva hanno colpito la memoria di quanti,
00:25e siamo in tanti, hanno ammirato le imprese del capitano Rossonero. Da tifosi del Milan,
00:31da semplici appassionati, da tifosi di un altro club ma felici davanti alla grandezza,
00:37o se anche quella che nei 90 minuti contribuisce a farti soffrire. Quando succedono queste brutture,
00:43le reazioni sono sempre uguali, in qualche modo prestampate. Parole di critica che si spingono
00:50all'esecrazione. Rimpianto per tempi più sportivi, più cavallereschi, breve ricerca di un antidoto,
00:58allargamento delle braccia. Non si può fare niente. Anche perché questi episodi si susseguono. La
01:04settimana prima un centinaio di ultra della Juventus si era girato di spalle e aveva intonato a Cori
01:10per Gaetano Scirea, mentre il resto dello stadio celebrava con un minuto di silenzio l'addio a Sandro
01:15Mazzola. E non passa stagione senza che qualche disgraziato non esponga uno striscione che irride
01:23alle vittime della Isel, oppure faccia il gesto dell'aeroplano per richiamare in modo canzonatorio
01:29la tragedia di Superga. O qualsiasi altra blasfemia che alla maggioranza delle persone fa orrore, ma a una
01:38non trascurabile minoranza vive con un malinteso senso di libertà e di politicamente scorretto.
01:45Il rispetto per i morti è una frontiera di civiltà che non si valica a cuor leggero. È evidente che
01:52chi
01:52lo fa sente di affermare così il proprio ribellismo. Inoltre, i social network sono pieni di figure
02:00dichiaratamente tifose che si dissociano, sì, dalle manifestazioni più incivili, ma ci aggiungono
02:06sempre una circostanza attenuante, richiamando un precedente che a loro giudizio non fu criticato
02:12come l'ultimo perché riguardava la tal squadra, perpetuando così il cattivo pensiero che la
02:19censura venga a targhe alterne. E dunque, è il punto d'arrivo implicito del ragionamento,
02:25non scandalizziamoci per quel che è successo ieri. È molto rara la condanna senza sé e senza male,
02:32senza attaccarsi ai precedenti, senza risalire a una schifezza uguale e contraria per giustificare
02:39in qualche modo l'accaduto. E questo per un motivo quasi ovvio. Nessuno vuole perdere la
02:44propria clientela social, a prescindere da chi sia composta. Ho sempre pensato che questo stato
02:51delle cose sia migliorabile attraverso la scuola. È inutile illudersi che gli adulti di oggi possano
02:59cambiare atteggiamento e recuperare almeno il rispetto per i morti. Non succederà. Si può e si deve
03:06invece lavorare su bambini e adolescenti. E un'ora scolastica di storia dello sport,
03:12magari anche con la partecipazione di qualche vecchio campione, affascinerebbe i ragazzi
03:17educandoli ai valori della competizione. A considerare il rivale un avversario e non un
03:23nemico. Ad apprendere quanta fatica e quanto sacrificio ci siano dietro a una vittoria. A
03:30conoscere le infinite storie di grandezza che il calcio per esempio ci ha raccontato
03:35attraverso Baresi, Mazzola, Scirea, il grande Torino. E quelle figure trattate oggi in modo
03:42divisivo, mentre invece fanno tutte parte di un unico e straordinario racconto. Dal Coni
03:48al Ministero dell'Istruzione, l'idea è a vostra disposizione.

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