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  • 16 minutes ago
"Una delle forme di censura più grandi oggi è la censura preventiva: pensiamo sei, sette, otto volte prima ancora di esprimere un’opinione, immaginando che cosa ci verrebbe detto se la dicessimo. E questa, secondo me, è una delle forme più gravi di censura". Così Pierfrancesco Favino nell'intervista all'Adnkronos parla di 'Dio ride', film di Giovanni Veronesi che chiude la 83esima Mostra del Cinema di Venezia.

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Transcript
00:00Io penso che una delle più grandi forme di censura che ci sia in questo momento è la censura preventiva.
00:07Noi tutti oggi pensiamo 6, 7, 8 volte prima ancora di aver espresso un'opinione,
00:14che cosa ci potrebbero dire se la esprimessimo.
00:17E questa secondo me è una delle forme più gravi di censura che ci sia.
00:20Detto questo c'è un grandissimo paradosso, perché comunque da sempre tutto il mondo è in attesa di personalità,
00:28non di personaggi, di personalità.
00:31Sono le personalità che noi ci ricordiamo e sono le personalità quelle che seguiamo,
00:35sono le personalità quelle che ci ispirano.
00:38Eppure facciamo di tutto per evitare che la personalità, l'individualità delle persone
00:43riesca in qualche modo a maturare o a esprimersi.
00:49Perché c'è un conformismo dilagante delle forme, dei modi di dire, dei modi di pensare
00:57che ci dettano un'agenda alla quale in maniera un po' stolta sembriamo essere tutti,
01:06che tutti quanti noi sembriamo seguire.
01:09Però in fondo se guardiamo i libri di storia noi non ci ricordiamo le persone che seguivano
01:13l'andamento comune, ci ricordiamo quelle che uscivano da quell'andamento comune.
01:21Eppure sembra che dobbiamo essere sempre adatti a ciò che ci si dice,
01:29debba essere il modo adatto di comportarsi.
01:32In questo film qualche cosa di questo c'è, l'unicità di questo personaggio è l'essere
01:38se stesso a dispetto di tutto quello che non si dovrebbe fare.
01:44Oggi quasi tutti possono dire la propria, i social, chiunque dice la sua, però è un modo
01:52finto di esprimersi, perché è spinto tutto in una traiettoria controllabile.
02:00Il giullare nel Medioevo esisteva, esisteva il comico che prendeva in giro il re, ma era
02:07governato dal re.
02:09Cioè fino a che l'ironia, la comicità, l'espressività rimane dentro a un controllo del potere, questo
02:20va bene, ma nel momento in cui, e questo succede molto spesso per l'ironia, la comicità
02:25e la satira, oltrepassi quel confine, il potere non ti sopporta più, il potere ti vuole opprimere,
02:32ti vuole schiacciare, perché la comicità fa paura, fa paura il potere, è una di quelle
02:38cose che graffia.
02:40I comici hanno bisogno dei limiti, perché senza i limiti non hai neanche degli obiettivi,
02:45se non c'è quello che si arrabbia, è impossibile anche sviluppare una comicità o una risata,
02:54la comicità ha bisogno di muoversi dentro una gabbia in qualche modo, sempre, perché
03:00è un comico libero, un comico che non, che si logora, che si autologora, quindi è quello
03:14il quale segnala questi limiti, di quanto poi diventano stretti, delle piccole carceri, i
03:25si parte da quello, perché la libertà in assoluto non esiste, non può esistere.
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