00:00Il tasso di inflazione rimarrà sopra il 2% fino al 2025, erodendo la capacità di spesa
00:06delle famiglie, frenando la ripresa dei consumi e depotenziando gli effetti positivi del previsto
00:12alleggerimento fiscale. Rischia di bruciare in tre anni 10 miliardi di euro di potere
00:17d'acquisto delle famiglie, avverte Confesercenti, con una sua stima che sottolinea anche l'impatto
00:23sul fisco. Un assaggio lo si sta avendo con il taglio del cuneo fiscale predisposto dal
00:28governo, in parte, sarà eroso proprio dal fisco. L'impatto dell'inflazione sul potere
00:33di acquisto incide sulla crescita dei consumi e potrebbe depotenziare di fatto gli eventuali
00:38benefici della riforma fiscale in arrivo e l'allarme lanciato. L'era della bassa inflazione, infatti,
00:44viene sottolineato nell'analisi, sembra ormai del tutto terminata. La stima è di un tasso
00:49di aumento dell'indice dei prezzi del più 5,7% nell'anno corrente, del più 3,8% nel
00:562024
00:57e del più 2,8% nel 2025. Solo nel 2026 si dovrebbe assestare sul più 2%, la soglia
01:05comunemente considerata come obiettivo per la stabilità dei prezzi. Un punto d'arrivo
01:10comunque quadruplo rispetto al tasso medio di inflazione del più 0,5% che si è registrato
01:17nel quadriennio 2016-2019 prima della pandemia. L'impatto inflazionistico sta inoltre rallentando
01:24il recupero dei livelli di consumo prepandemici e si allontana sempre di più anche l'obiettivo
01:29di recuperare i livelli precedenti alla crisi finanziaria internazionale. Questo scenario,
01:34avverte quindi Confesercenti, impone un aggiustamento di rotta anche per l'agenda di politica economica
01:40a partire dal fisco.
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