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  • 4 ore fa
Bologna, 1 giu. (askanews) - A ottant'anni dalla nascita della Repubblica, il rito che la fondò resta lo stesso: una scheda, una croce, una promessa. Ma è una promessa che convince sempre meno. Il costituzionalista Francesco Clementi, nel saggio "Votare" appena pubblicato per il Mulino, parte da qui: dal gesto più semplice della democrazia, oggi sotto pressione come mai prima."Votare è il simbolo della partecipazione: se una democrazia vuole rimanere tale e non ha cittadini che partecipano, si spegne - spiega Clementi - votare innanzitutto è lo strumento che serve a dire: io ci sono, io esisto, mi interessa la vita di tutti, che naturalmente è anche la mia, e mi interessa farlo secondo le mie idee. Questo non vuol dire che non si possa stare nel dissenso votando: anzi, quante schede vengono annullate, quante vivono di voti di protesta, ma sono comunque voti. Quello che non si può fare, se si tiene davvero alla democrazia e quindi, innanzitutto, alla propria libertà e ai propri diritti, è scegliere di non andare a votare: perché chi vota costruisce il futuro, chi si astiene naturalmente lo lascia agli altri".A ogni tornata l'affluenza tocca nuovi minimi. Un rito scaduto, dunque? Clementi rovescia la domanda: non una promessa tradita, ma una promessa da praticare ogni giorno. Anche quando il tempo storico spinge nella direzione opposta. "Oggi il tempo storico ci consegna una forte polarizzazione, una forte disillusione, tanta rabbia e paura. D'altronde, tra le guerre, la crisi economica e le disuguaglianze crescenti, è difficile immaginare che tutto ciò sia contrastabile. Ma la storia dell'Italia unita, dopo la Resistenza, con la Costituzione repubblicana, esattamente il 2 giugno ci dice che è possibile cambiare e invertire la rotta, facendo quello che la Costituzione in fondo ci invita a fare: adottare un metodo democratico per partecipare".E' lo spirito di quel primo voto del 2 giugno 1946, il primo a suffragio universale, con le donne alle urne per la prima volta, raccontato anche dal film di Paola Cortellesi "C'è ancora domani". Da lì nasce la sovranità popolare scolpita nella Carta costituzionale. "La sovranità popolare che nasce con il voto del 2 giugno '46 - ricorda Clementi - è costituente di un'idea di democrazia: fa nascere la Repubblica e dà vita, di lì a poco, al testo costituzionale. La Costituzione dice che la sovranità è di tutti e di ciascuno, donne comprese, nelle forme e nei limiti che essa stessa fissa nell'articolo 1. E cioè: nessuno è sopra gli altri, siamo tutti allo stesso livello. Naturalmente con le differenze, che sono differenze di idee e di posizione, ma che vanno composte, perché l'uguaglianza sostanziale è l'elemento centrale che rende le libertà praticabili".

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00:00A 80 anni dalla nascita della Repubblica, il rito che la fondò resta lo stesso, una scheda, una croce, una
00:08promessa.
00:09Ma è una promessa che convince sempre meno.
00:12Il costituzionalista Francesco Clementi, nel saggio votare appena pubblicato per il mulino, parte da qui, dal gesto più semplice della
00:21democrazia, oggi sotto pressione come mai prima.
00:25E votare è il simbolo della partecipazione. E se una democrazia è tale e vuole rimanere, se non ha cittadini
00:34che partecipano, lei si spegne.
00:36Quindi votare è innanzitutto lo strumento che serve a dire io ci sono, io esisto, mi interessa la vita di
00:43tutti, che è anche la mia naturalmente, e mi interessa farlo secondo le mie idee.
00:47E quindi voto, voto e partecipo. Il che non vuol dire che non si può criticare nel dissenso votando, ma
00:54appunto votando.
00:55Quante schede sono annullate, quante schede diciamo vivono anche di voti di protesta, ma appunto sono voti.
01:01Quello che non si può fare, se si tiene davvero la democrazia e quindi se si tiene naturalmente innanzitutto la
01:07propria libertà, i propri diritti, è scegliere di non andare a votare.
01:11Perché chi vota costruisce il futuro, invece chi si astiene naturalmente lo lascia agli altri.
01:16A ogni tornata l'affluenza tocca nuovi minimi, un rito scaduto dunque.
01:22Clementi rovescia la domanda, non una promessa tradita, ma una promessa da praticare ogni giorno, anche quando il tempo storico
01:30spinge nella direzione opposta.
01:32Oggi il tempo storico ci dà una forte polarizzazione, una forte disillusione, tanta rabbia e paura.
01:39D'altronde guardandosi intorno tra le guerre, la crisi economica e le disuguaglianze crescenti è difficile immaginare che tutto ciò
01:47sia contrastabile.
01:48Ma nel mondo, la storia del mondo, la storia dell'Europa, dell'Italia unita dopo la resistenza con la Costituzione
01:55repubblicana esattamente il 2 giugno ci dice che è possibile.
01:58È possibile cambiare ed invertire la rotta facendo quello che la Costituzione invece in fondo ci invita a fare,
02:05e cioè adottare un metodo democratico tra di noi per partecipare.
02:10È lo spirito di quel primo voto del 2 giugno 1946, il primo a suffragio universale, con le donne alle
02:18urne per la prima volta,
02:20raccontato anche dal film di Paola Cortellesi, C'è ancora domani.
02:25Da lì nasce la sovranità popolare scolpita nella Carta Costituzionale.
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02:40fa nascere la Repubblica appunto, lo sappiamo vince nel referendum istituzionale della Repubblica,
02:44e dà vita ad un testo costituzionale di lì a poco, dopo, entro due anni venne scritta la Costituzione,
02:50dal 1 gennaio 1948 entrò in vigore, che fa una cosa.
02:53Dice che la sovranità popolare di tutti e di ciascuno, donne comprese,
02:58e lo fa a maggior ragione nelle forme e nei limiti della Costituzione, come dice l'articolo 1,
03:02e cioè nessuno è sopra gli altri, siamo tutti allo stesso livello,
03:07naturalmente con le differenze, che sono differenze di idee, di posizione,
03:12ma che vanno composte perché l'uguaglianza sostanziale è l'elemento centrale che rende le libertà praticabili.
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